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Milano. Il progetto Oriente Mudec nasce e prende corpo dall’identità culturale del Museo delle Culture, che nel suo dna ha da sempre un approccio fortemente legato alla ricerca, oltreché alla divulgazione. Ricerca che si traduce in dialoghi non convenzionali tra le diverse culture e in nuove chiavi di lettura e in approcci alla fruizione mai scontati.

L’autunno da il via a ben due mostre che si fondono in un unico progetto “Oriente Mudec”, dal 1 ottobre al 2 febbraio prossimo, “Quando il Giappone scoprì l’Italia. Storie d’incontri (1585-1890)” e “Impressioni d’Oriente. Arte e collezionismo tra Europa e Giappone”.

Autore: Ito Shinsui (Itō Hajime, 1898-1972) Notte di neve

Due mostre che coinvolgeranno tutti gli spazi espositivi del museo e racconterà da diversi punti di vista: artistico, storico ed etnografico i reciproci scambi tra Giappone ed Europa e soprattutto Italia e Francia attraverso il tempo e l’incontro culturale tra i due mondi.
In particolare, il Mudec si trova in una posizione unica per la ricerca sul Giapponismo e su come esso divenne un modello per i nascenti movimenti artistici modernisti in Europa, esercitando un forte fascino tra i letterati e la pittura accademica ufficiale.

Manifattura giapponese Umayoroi (bardatura di cavallo) sec. XVIII

Il progetto offre infatti l’occasione per valorizzare con due mostre ad hoc da un lato le opere di provenienza asiatica, in particolar modo quelle giapponesi, attraverso l’esposizione di uno dei nuclei collezionistici più preziosi della collezione permanente del Museo, la collezione del conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua e il suo favoloso Museo Giapponese allestito negli anni ’70 dell’Ottocento presso la sua casa sul lago di Como a Moltrasio, dove raccolse ed espose, per il godimento proprio e dei suoi colti ospiti, lacche, porcellane, bronzi, tessuti e una splendida collezione di armi da parata, poi acquistati dal Comune di Milano nel 1898-99 e ora appartenenti al MUDEC.

Dall’altro la mostra realizzata da 24 ORE Cultura illustrerà, attraverso una selezione ampia e diversificata di opere provenienti dall’Italia e dall’estero, lo sviluppo di quel gusto orientato verso il Giappone che pervase la cultura artistica occidentale tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, in particolar modo in Italia e in Francia.

Benché i canali di comunicazione con l’Asia si facciano risalire all’epoca classica, una più chiara definizione della realtà fisica e socio-politica del grande continente si inizia a delineare soltanto dal Basso Medioevo, per arricchirsi grazie ai contatti più frequenti durante l’epoca rinascimentale.

Ancora nel XVII e XVIII secolo era tuttavia comune non distinguere manufatti cinesi da quelli giapponesi o di altre zone dell’Asia orientale. L’“Oriente” rimane una dimensione più sognata che realmente conosciuta per molti artisti e intellettuali europei del XIX secolo, che da essa traggono ispirazione e stimolo per la produzione artistica, affascinati dalle suggestioni “esotiche” giunte da quelle terre lontane.

È soprattutto il Giappone il protagonista di questo immaginario dell’Oriente, che inizia a formarsi nel tardo XVI secolo, assai prima del noto diffondersi del gusto per l’Oriente conosciuto come “Giapponismo”, e che, grazie alla fondamentale importanza dello scambio e della condivisione tra culture e popoli lontani, continuerà, con altre forme, anche nel XIX secolo.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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