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Anche le principesse si recavano al fiume a lavare i panni. Almeno nei racconti dei grandi scrittori epici. Così Nausicaa, figlia di Alcinoo, scendeva al fiume con le sue ancelle per lavare gli indumenti, quando incontrò Ulisse, nudo dietro un cespuglio. Una principessa alquanto simile alle donne di tutto il mondo, quella dell’isola di Scheria, abitata dai Feaci!

La lavatrice, il più utile degli elettrodomestici, ha liberato le donne da un’antica schiavitù, dalla quale nessuna era esclusa.

Ricordo benissimo quando mia madre e la nonna sciacquavano i panni al fosso. Era il canale che portava acqua alle marcite o un altro usato per l’irrigazione, un cosiddetto “vaso”. In tutte le stagioni, inverno compreso, inginocchiate sulla “scagnelo”, di legno che evitava gli spruzzi, sbattevano i panni.

Il canale era tutto per loro. Altra situazione era quella dei lavatoi pubblici del paese. Ve n’erano di due tipi: le fosse basse, molto scomode e più di un lavatoio rialzato, a vasca, usato anche per abbeverare gli animali. Qui le donne facevano i turni e non era raro assistere anche a qualche litigio.

Sicuramente era un luogo di “pubbliche relazioni”. Favoriva, infatti, i pettegolezzi, racconti umoristici, le confidenze più intime. Mia madre stendeva il bucato, come fa ancora oggi, con fili tirati da una pianta all’altra e usava una “pertego” per tenere il bucato rialzato.

Intorno era tutto profumo di sapone di marsiglia. Per gli indumenti bianchi, usava il ”parol” un gran contenitore, nel quale bolliva lenzuola e altro con l’aggiunta di perborato. La lisciva non era buttata ma versata in un mastello d’ontano negli anni più lontani e poi di plastica, dove erano messi in ammollo i vestiti sporchi, quelli magari usati in stalla. Poi tutto era risciacquato al fosso.

Quando lo racconto ai miei figli, mi chiedono se sono vissuta al tempo de “L’albero degli zoccoli”. Se è vero che ho di questi ricordi è anche vero che non so più fare a meno della lavatrice. Ne ho appena acquistata una, silenziosissima, che puoi tenere accesa di notte, senza far svegliare il vicinato.

Quasi intelligente: tu le dici che cosa vuoi lavare e si programma da sola, senza temperature troppo alte o centrifughe a troppi giri. Certo se dimentichi un calzino blu nel cumulo del bianco… non te lo sa ancora dire… e ti ritrovi dell’intimo adatto ai “puffi”. Nessuna nostalgia dunque, per quella atmosfera cantata dal poeta “E cadenzato dalla gora viene/lo sciabordare delle lavandare/con tonfi spessi e lunghe cantilene”

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Giusi Morbini
Insegnante di scuola primaria ormai da molti anni, ma ancora non prossima alla pensione. Nata e vissuta in campagna, crede nell'importanza di riscoprire le nostre radici e di conservare le nostre tradizioni. Sempre nel rispetto di tutte le culture. Scrive per diletto.

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