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Tanto belle da ispirare il testo di una specifica benedizione, funzionale a corrispondere ad una mistica venerazione.

Sono le rose, nella diversificata varietà con la quale manifestano le proprie rispettive peculiarità che dal genere, spaziano anche al differente scibile del loro rispettivo colore.

Fiori che sono pure tradizionalmente legati a quella mariana devozione che, al sacro, li approssima alla figura serafica di una materna impersonificazione, per aggettivarne metaforicamente le doti di una sua correlata ed evangelica dedicazione.

Pare che, nel corso del tempo, la liturgia cattolica abbia fatto un passo in più, rispetto all’associazione simbolica delle rose con Maria, madre di Cristo e della Chiesa, nella quale la Madonna è, tra l’altro definita, “Rosa Mystica”, approntando l’esplicita formula per poter recare a questi fiori una mirata benedizione.

La preghiera di invocazione divina, da impetrare sulle rose, emerge anche dal libro “Rituale Romanum – Editio Taurinensis juxta typicam – Ex Officina Libraria Marietti a. 1820 condita” del 1926, rifacendosi ad una pregressa sollecitudine ecclesiastica, espressa in latino, per compendiare in un volume le varie formule possibili di preghiera, tra le quali anche le molteplici caratterizzazioni nelle quali avevano presa le benedizioni, a seconda di quale fosse l’oggetto, la circostanza ed anche il tipo di persona da prendere in considerazione, come, ad esempio, il pane, la casa, il burro, le sementi, ma, anche, fra altri motivi, gli sposi, i neonati, i fanciulli e così via. In una parola, l’intenzione, fino a profondersi in esorcismi, in indulgenze ed in consacrazioni.

In quest’ormai antica edizione, appare anche la “Benedictio Rosarum in honorem Sanctae Teresiae ab Infante Jesu”, ovvero il che cosa un sacerdote fosse tenuto a poter opportunamente pronunciare, per interpretare, con efficacia, la benedizione appositamente codificata nelle parole da effondersi sulle rose, in un’evocazione del trascendente che passava attraverso la devozione a Santa Teresa del Bambin Gesù (1873 – 1897) o di “Gesù Bambino”, ovvero la religiosa carmelitana Teresa di Lisieux, vergine e dottore della Chiesa.

Teresa di Liseiux
Teresa di Liseiux

Come precisava il preambolo della preghiera, tale benedizione era stata approvata il 9 dicembre del 1925 dall’allora preposito generale dei Carmelitani Scalzi in carica nell’anno di elevazione agli onori degli altari della santa accennata, canonizzata da papa Pio XI il 17 maggio, alla quale la gemmazione di una letteratura agiografica aveva circostanziato anche quella peculiare assimilazione floreale dove la figura esemplare di questa giovane consacrata francese risultava venerata.

La formula consta della parte ricorrente ad ogni benedizione, con una sorta di iniziale intercalare fra certe significative frasi di rito ed il testo successivo, quale corpo portante della manifestazione di una mirata invocazione, alla quale seguiva il ricorso all’uso dell’acqua benedetta, con la prescritta aspersione della stessa da esercitare in loco, quindi, in questo caso, sulle rose.

Tutto ciò, nella lingua liturgica di un’epoca ancora lontana dalla rivoluzione conciliare della seconda metà del Novecento, esprimendosi, in tale solenne e dedicato registro linguistico, in un vicino e comunque intuibile apparentamento lessicale con la semantica italiana: “Adjutorium nostrum in nomine Domini / Qui fecit caelum et terram / Domine, exaudi orationem meam / Et clamor meus ad te veniat / Dominus vobiscum / Et cum spiritu tuo. Oremus. Domine Jesu Christe, respice propitius super has rosas, quas in honorem Sanctae Teresiae Virginis, Sponsae tuae, bene+dicimus; et praesta, ut omnes, earum fragrantiam gustantes, in odorem unguentorum tuorum currant, et, eadem Sponsa tua intercedente, tam animae quam corporis sanitatem percipere mereantur. Qui vivis et regnas in saecula saeculorum. Amen”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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