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Nato a Cremona intorno all’anno 1500, è una delle figure più emblematiche ed allo stesso tempo disorientanti del panorama tecno-scientifico dell’Europa Rinascimentale.

Abile fabbro ferraio, orologiaio di nomea universale, ingegnere idraulico geniale, matematico di corte e inventore acclamato, Janello Torriani conobbe già in vita una fama che andava ben oltre le mura della propria città.

Negli stati d’Italia, di Germania, nei Paesi Bassi, in Inghilterra, ma soprattutto nei regni Iberici, dove fu conosciuto come Juanelo Turriano, i contemporanei lo celebrarono per le sue meravigliose creazioni meccaniche, chiamandolo “principe degli orologiai”, “secondo Archimede” e “nuovo Dedalo”.

Se per Filippo Brunelleschi si poteva dire che bastavano le sue opere, specialmente la grande cupola fiorentina, a parlare di lui, per il Torriani ci troviamo difronte ad una situazione diametralmente opposta: col passare del tempo tutte le sue grandi creazioni, i cui complessi meccanismi erano un segreto di stato, scomparvero, lasciando nella memoria collettiva della sua patria avita nel ducato di Milano, ed in quella adottiva di Spagna, un ricordo vivido, talvolta tinteggiato con i colori misteriosi e fuorvianti del mito.

Tra le sue più importanti creazioni possiamo ricordare la prima macchina fresatrice, degli orologi planetari rivoluzionari, e l’ingegno di Toledo, la più grande macchina mai vista fino ad allora, che alzava le acque del fiume Tago per circa cento metri lungo un percorso di 300 metri.

Torriani partecipò inoltre alla riforma gregoriana del calendario scrivendo un trattato e creando degli strumenti per il calcolo.

Altre sue imprese matematiche e meccaniche abbracciano progetti di livellamento delle acque, fusione di
campane, osservazioni astronomiche, produzione di automi e altre curiose creazioni, come un lucchetto a combinazione, innovative applicazioni della sospensione cardanica e mulini portatili a molla.

Si parte dunque dagli apparati celebrativi del tempo per dipanare il bandolo della matassa di una traiettoria professionale tra le più affascinanti della meccanica rinascimentale, svelandone il profilo sullo sfondo di una
rigorosa contestualizzazione storica.

La sfida principale di questa mostra è proprio quella di utilizzare la storia di un individuo, ora meglio
comprensibile grazie a nuove scoperte documentarie, per svelare al visitatore, attraverso la storia di un ingegnere vitruviano, un intero periodo.

Così, Janello Torriani diventa la nostra guida che ci condurrà attraverso un momento considerato cruciale per le narrative interessate alle origini della Modernità: si tratta di quella stagione che taluni, ispirati dalla retorica del tempo, chiamano “Età del Nuovo”, posta tra Rinascimento e Rivoluzione Scientifica.

Lo spazio geografico dell’azione del cremonese, ci permette di varcare gli attuali confini di Italia, Austria,
Germania, Belgio, Olanda e Spagna, e, guardare allo sviluppo delle matematiche applicate tra ambiente urbano e corte, svelando il rapporto decisivo che intercorse tra innovazione tecnologica e potere.

Grazie all’esperienza del Torriani, l’innovativa meccanica del Cinquecento viene svelata agli occhi del visitatore, dallo sviluppo della micro-orologeria alla diffusione degli automi, dalle novità nell’industria dei mulini alla rivoluzione dei sistemi d’approvvigionamento idrico tra i quali, l’opera toledana dell’artigiano cremonese fu il picco più elevato.

La storia di Janello Torriani ci porta inoltre ad analizzare la figura dell’ingegnere rinascimentale, la sua elevazione sociale, e l’importantissimo sviluppo di questa professione nel ducato di Milano.

Il progetto di ricerca è del Dr. Cristiano Zanetti in collaborazione scientifica con il Centre Alexandre Koyré del EHESS di Parigi, con la Fundación Juanelo Turriano di Madrid, con The Medici Archive Project di Firenze e con HORA, l’Associazione Italiana Cultori di Orologeria Antica.

Zanetti è stato autore di una tesi di dottorato su Janello Torriani (European University Institute 2012) premiata con il 7° premio internazionale Garcia-Diego in Storia della Tecnologia (Madrid 2014) e di ulteriori studi post-dottorali condotti sul personaggio presso prestigiosi centri di ricerca, tra i quali l’ultimo è stato il Max Planck Istitute for the History of Science di Berlino.

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