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“(…) Kim è mancina e questo la mette in imbarazzo, specie quando firma gli autografi per gli ammiratori“: un particolare, fra gli altri, attribuito all’attrice statunitense Kim Novak (1933) in vacanza in Italia nel lontano 1956, quando il “Giornale di Brescia” ne documentava la presenza, anche sul lago di Garda.

Al secolo Marylin Novak, contemporanea dell’altra, pure contestualmente famosa ed altrettanto americana, Marilyn, nome d’arte dell’attrice Norma Jeane Mortenson Baker, meglio conosciuta con il cognome, ricevuto dalla madre, Monroe (1926–1962).

Ma non solo, sulla scena ce n’era anche un’altra, quale notevole “stella” all’orizzonte della imperante cinematografia d’Oltreoceano, in un possibile accostamento, fra di loro, condensato in una sua testimonianza raccolta dalla medesima intervista pubblicata dal quotidiano bresciano accennato, sabato 12 maggio 1956: “(…) Rita Haywort e Marilyn Monroe sono ragazze che amo tanto, dichiara – Vi prego non fate paragoni. Ognuna di noi ha qualcosa di suo. Non serve semplicemente assomigliare. (…)”.

Kim Novak parlava trovandosi nella “città eterna” “(…) perchè non è improbabile che debba interpretare il ruolo della protagonista in un film ambientato nella Roma antica”. Vuole conoscere i luoghi, il clima in cui visse il suo personaggio e conoscerli. (…)”, come ancora sull’edizione di questo giornale era messo in pagina, nell’ambito di un diffuso articolo “di spalla”, da una non meglio specificata firma , esplicitata nelle consonanti di “g. b.”.

All’epoca, erano menzionati dalla stampa i suoi primi successi filmografici, quali “Criminale di Turno (Pushover)”, per la regia di Richard Quine (1954), “Phffft… e l’amore si sgonfia”, diretto da Mark Robson (1954), “L’uomo dal braccio d’oro”, per la regia di Otto Premingen (1955), produzione, quest’ultima, di un anno pure interessato all’uscita di “Picnic” e di “5 contro il casinò”, film rispettivamente diretti da Joshua Logan e da Phil Karlson.

Ne seguiranno, naturalmente, altri, come, fra i più famosi, tratti dal repertorio biografico dell’attrice, la critica ha messo, fra gli altri, in evidenza “Una strega in paradiso” del 1958, diretto da Richard Quine, anno in cui, ad accrescere il suo successo, era stata pure la volta di “Vertigo La donna che visse due volte”, per la regia di Alfred Hitchcock, distinguendosi, in seguito, anche per una serie di altre famose pellicole degli anni Sessanta, come ad esempio, “L’affittacamere” di Richard Quine (1962) e, fra altre ancora, “Baciami, stupido” (1964) di Billy Wilder.

Titoli che, nel frattempo, furoreggiavano, insieme ad altri, nelle sale cinematografiche dell’epoca, quando il cinema attraversava i periodi del proprio maggior pubblico, con le televisioni ancora in fase di affermazione, rispetto agli anni a venire, quando non si vedrà più l’epopea di un flusso da ritrovo comunitario dinnanzi al grande schermo, laddove tale attrattiva era strutturalmente presente, incorniciando le vicende del rispettivo paese d’interesse o di quanto, pure in città, risultava a riferimento di un intero quartiere.

Uno scenario, a suo tempo, ricorrente anche a Brescia, fin dentro i più disparati centri abitati del suo territorio, dove si compiva il “rito” della proiezione cinematografica, correlata a tutto un caratteristico folclore, a sua volta, accompagnato da quell’indotto locale che risulta memorialisticamente narrato nel film “Nuovo Cinema Paradiso”, diretto da Giuseppe Tornatore, profilatosi nell’avvicendamento generazionale successivo, rispetto a quei giorni, nel documentare alcuni aspetti popolari degli anni del Secondo Dopoguerra, secondo uno spaccato siciliano, in sintonia con le peculiarità riscontrabili, con certe analogie, pure espresse dal resto del territorio italiano.

Nella stessa pagina che riferiva della trasferta romana di Kim Novak, dove il nome “Kim”, a detta dell’attrice stessa, era stato scelto per un’ispirazione rivolta al romanzo omonimo di Rudyard Kipling (1865–1936), si distingueva una serie di film, grazie alla notizia inerente la proposta della loro visione, durante quei giorni di primavera della metà degli anni Cinquanta, come, “La donna più bella del mondo” con Gina Lollobrigida, in programma al testualmente annunciato “Supercinema” di Brescia, mentre, fra gli altri, in provincia, era la volta, stando ancora alla Lollobrigida, di “Pane, amore e gelosia”, in proiezione al “Cinema Giardino” di Breno, a differenza dei film a “stelle e strisce” dai titoli “Il pugnale misterioso”, “La donna dalla maschera di ferro”,”La mano sinistra di Dio” e “La lunga linea grigia”, rispettivamente in programma al “comunale di Pontevico”, al “Lux” di Vestone, ed, a Desenzano, nel cinema “Alberti”, essendo riservato l’altro, in coda all’elenco accennato, “al Garibaldi” della stessa località gardesana.

Ad Iseo, gli spettatori del cinema “Diana”, avevano, invece, in visione “Don Camillo e l’onorevole Peppone”, con “Fernandel e Gino Cervi”, in quella stessa rappresentazione filmica che, nei luoghi emiliani di produzione, avrà poi l’effettiva realizzazione di un museo ad essa dedicato, e, sugli schermi di casa, la si vedrà, parecchie volte, capitare e ricapitare, nei palinsesti televisivi, fin d’oggi, da allora in poi a venire.

Con tanto di “schermo panoramico”, il cinema “Odeon” di Brescia, aveva ospitato la poiezione di un film con Kim Novak, qualche settimana prima dell’arrivo della stessa attrice sul Benaco catulliano. Si era trattato di “L’uomo da braccio d’oro”, con Frank Sinatra, film, fra gli altri, pubblicizzato sul “Giornale di Brescia” il 10 aprile 1956.

Il 17 maggio seguente, la “bionda fluorescente”, nel modo in cui si indicava Kim Novak, “l’ultima scoperta di Hollywood”, come, pure di lei, affermava la didascalia in calce ad una foto nell’edizione del 10 di maggio precedente, l’attrice statunitense era al centro di un articolo che il quotidiano bresciano annunciava con l’evocativa espressione di “Tappa obbligata a Sirmione per i divi reduci dalla Laguna”.

Luciano Imbriani, autore del pezzo, sviluppava la notizia nelle prime righe con le quali, qui, si poteva sintetizzare l’intera portata del suo scrivere: “Sirmione, 16 maggio. Sirmione arricchisce continuamente l’albo d’oro delle celebrità. Fra sabato e domenica hanno sostato due divi dello schermo nordamericano: Kim Novak e Gary Cooper. Colpo grosso alla borsa degli ospiti famosi che tutte le località turistiche d’Europa, da Cannes a Venezia, salvo Roma, diretta succursale di Hollywood, si disputano, come un tempo facevano i ragazzi con le figure del feroce Saladino. (…)”.

La visita, dei due famosi esponenti del grande schermo di quel tempo, non era avvenuta vedendoli sfilare insieme. Prima era stata la volta di Gary Cooper (1901-1961), con figlia e moglie al seguito, sabato 12 maggio, mentre, l’indomani era toccato a Kim Novak. Se, il primo, stando alla cronaca del giornale, “si è divertito a lungo a ritrarre scenette in paese e scorci del castello scaligero (…) ripetendo che avrebbe desiderato di comprarselo tutto per sè per farlo rifare nel suo parco in California”, la “bionda fluorescente, autentico pericolo per le mogli (…) era in comitiva con due signori ed una signora che ci parve Elsa Maxwell, ma che non siamo riusciti a bloccare. La testolina della giovane attrice spiccava tra una marea di gente – quindicimila visitatori a Sirmione nel giorno festivo. Quella che è stata fra le protagoniste mondane del festival di Cannes, con l’altra bionda inglese Diana Dors, ha fatto un’apparizione molto più breve di Gary Cooper. Dicono che si sia meravigliata per la strabocchevole folla di gitanti. Si vede allora che dimentica che cosa sia Long Island nei giorni di punta a New York. Dicono, altresì, che si stava interessando particolarmente alle vetrine di ceramiche, nonchè alle “paglie” tipiche dell’artigianato locale, quando decise improvvisamente di partire. Le “stelline” son come i temporali del golfo. Folgorano all’improvviso. (…)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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