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In tre, nei pressi di un antico cedro “Deodara”, a prendere un thè. Fra queste, la scrittrice bresciana Luisa M.C. Sala, seconda classificata alla quinta edizione del premio letterario, organizzato e curato da Maddalena De Leo, che è stato dedicato al duecentesimo anniversario della nascita di Charlotte Bronte.

Oltre a quest’ultima esponente della letteratura inglese, completa l’immaginaria tripartizione femminile sopra accennata, Paolina Calegari Torri (1856-1931), nel ruolo allegorico dell’altra donna presente nell’estemporanea mescita all’aperto, quale storica figura di spicco, nell’ambito dell’orbita esclusiva di un cenacolo culturale, a lei contemporaneo, nel periodo in cui questa aggregazione intellettuale era sensibilità maggiormente di casa nelle possibilità di una agiata prerogativa gentilizia.

A lei, si riferisce Luisa M.C. Sala, nell’associarla a quel cedro “Deodara” dove, a Nigoline di Corte Franca, una certa versione dei fatti tramanda che, non lontano da quest’albero, tale menzionata nobildonna abbia avuto i natali, un anno dopo la scomparsa della medesima Charlotte Bronte, passata a miglior vita nel 1855.

Esistenze che si intrecciano per affinità, secondo la riflessione impressa da Luisa M.C. Sala nella sua opera dal titolo “In caduta libera” che è pubblicata nella raccolta degli elaborati testualmente denominata “Bronteana V” dove il numero romano sta per l’esplicito rimando alla quinta edizione dell’annuale premio letterario, ispirato alla sequela stilistica dell’impronta culturale lasciata dalle sorelle inglesi Bronte, nelle persone delle scrittrici e poetesse, Charlotte (1816-1855), Emily (1818-1848) e Anne (1820-1849).

Della prima si ricorda, in particolar modo, il romanzo “Jane Eyre”, della seconda l’opera “Cime tempestose” e della terza il romanzo epistolare “La signora di Wildfell Hall”.

Epistolare, in una differente forma propria, anche il contribuito di Luisa M.C. Sala che, al nome da nubile preferisce quello muliebre da sposata, derivante dal consorte Alessandro Sala, già primo cittadino di Palazzolo sull’Oglio, ex assessore provinciale ed attuale consigliere regionale. La sua è una lettera immaginata all’indirizzo della nota scrittrice e poetessa inglese della quale ricorrevano, al tempo della stesura di questa sua curiosa missiva, i duecento anni dalla nascita.

Un lasso temporale colmato dalla ragionata inventiva dell’autrice bresciana, per il tramite di una stilistica innamorata della personalità alla quale si è ispirata, ricorrendo ad una rapsodia concettuale espressa attraverso una molteplice interazione di temi con i quali un’armonia di aspetti appare progressivamente svelata, per merito dei distinti passaggi ad effetto che risultano significativi della prosa a questi riservata.
Quali sono questi temi, messi nero su bianco, pensando a chi aveva colto l’essenza dei significati esistenziali, poi sottesi ed affidati alle tormentate vicende di Jane Eyre, nell’omonimo romanzo?

Il tema del “luogo”, legato a quello del “viaggio”, a loro volta connessi fra loro con lo “scrivere”, pure inteso come riferimento di fusione fra punti d’incontro, contestualizzato nel cogitabondo innesto con il mondo reale, per inseguirne, però, la parte più celata, ovvero “i significati sospesi”, spesso individuabili a presupposto di un mandato di esplorazione conteso fra “spazio” e “tempo”.

Una bipartizione di elementi che appare attraversata da un “ardore”, promosso, secondo l’espressione usata dall’autrice, “nell’inconcepibile curvatura spazio-temporale” soggiacente ad un fisiologico alone di mistero che è, per propria natura, apportatore, fra l’altro, di un motivo di riflessione a tutto campo e quindi rivolto anche sull’oggi, con le vibranti prospettive d’analisi aderenti a risvolti di senso e di significati, anche enucleati a raffronto fra l’epoca attuale e quella vissuta dalla scrittrice inglese, come musa, di fatto, ispiratrice di questo raffinato lavoro epistolare che ne emula, in parte, il periodare stilistico d’insieme.

Nel suo “In caduta libera”, valevole per il secondo posto classificato nella sezione “lettere” della menzionata edizione del “Premio letterario De Leo”, Luisa M.C. Sala, fra altri spunti d’elaborazione, precisa che dal romanzo “Jane Eyre” si “è accesa la volontà di impossessarmi della mia volontà”, rivolgendo alla scrittrice inglese l’interlocutoria divagazione: “Sa dove l’accompagnerei? Poco lontano dal luogo dove le scrivo, esiste una dimora straordinaria preceduta da un immenso cedro Deodara. Lì, l’anno dopo la sua scomparsa, nel 1856 (altra suggestionabile complicità consequenziale) nacque Paolina Calegari, che diventò da adulta, Calegari Torri. Che donna! Avvincente, geniale, fiera, allegra. Adorava la cultura e ne sapeva trarre vitalità. (…)”.

Con questo esplicitato riferimento al territorio bresciano, si conferma parte del percorso compositivo dell’autrice che ha pure scritto, fra gli altri, anche alcuni libri tratti dal repertorio locale, come, ad esempio, “C’era una volta nel castello di Pralboino: Alboino il decimo re dei Longobardi”, “C’era una volta nella fortezza di Orzinuovi: il segno di Carlo II duca di Savoia e la Sacra Sindone” e “C’era una volta nel castello di Maclodio: Francesco Bussone – Il Carmagnola -”, editi dalla “Compagnia della Stampa”.

La sua premiata partecipazione a “Bronteana”, nell’edizione dove la lettera da lei dedicata a Charlotte Bronte si trova circostanziata, si inserisce nella collaborazione di altre partecipanti alla medesima iniziativa, nelle figure delle poetesse e scrittrici da varie parti d’Italia, riscontrabili nelle persone di Boniotti Carola, Calabrese Viviana, Casula Carla Maria, Carrabba M. Pompea, Carrara Benedetta, Chilla Selene, Cimarelli Marinella, Cogni Sarah, D’Angelo Angela, Di Battista Serena, Di Cesare Natalia, Iuliano Antonella, Marcarini Silvia, Michelazzo Giulia, Oppio Danila, Rossi Serena, Sancino Elisabetta, Santucci Francesca, Staffolani Sara, Surico Maria Rosaria, Tunzi Tiziana e Zito Flora.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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