Padernello, Brescia. La straordinaria opera del cantautore e poeta genovese Fabrizio De André, uno dei più grandi lasciti artistici, etici e umani della discografia echeggerà tra le mura del castello di Padernello: la Banda Faber, il Brixia Camera Chorus e l’orchestra d’archi “S. Cecilia” di Gambara in un concerto dedicato a “La Buona Novella”.

Sabato 17 giugno alle 21.15, gli oltre novanta elementi saranno diretti dal maestro Francesco Andreoli, e saranno accompagnati dall’attore e regista Luciano Bertoli. La qualità dell’esecuzione di questo spettacolo è garantita dalla sinergia di esecutori e interpreti di alto livello.

L’interessante riproposta della “Buona Novella prevede una esecuzione in forma di concerto-spettacolo della durata di poco più di un’ora. I brani sono presentati secondo la successione originale del disco con gli arrangiamenti ideati ed elaborati dal maestro Francesco Andreoli che cura anche la direzione musicale. La voce narrante dell’attore Luciano Bertoli introdurrà la serata, tramite la lettura di brani tratti dai Vangeli Apocrifi.

“Bandafaber” – una formazione di ottimi musicisti bresciani che in questi anni si è distinta per l’originalità e professionalità con cui ha interpretato le canzoni di grandi cantautori italiani quali Enzo Jannaci, Giorgio Gaber, Lucio Dalla, Lucio Battisti, Francesco Guccini e lo stesso Fabrizio De Andrè – che ripropone i brani con arrangiamenti che fondono le atmosfere calde e popolari della banda con quelle più aggressive e trascinati del gruppo rock.

“Brixia Camera Chorus” un coro composto da sessanta elementi, fondato nel 2008 dal M° Francesco Andreoli – che ha maturato una notevole esperienza nei numerosi concerti sia di musica sacra che quella lirica.

Orchestra d’archi “S. Cecilia” di Gambara legata alla locale scuola d’archi, è formata dagli allievi dei corsi superiori e dai loro insegnanti. Composta da 25 elementi, dalla data della sua fondazione (1996) ha tenuto oltre 100 concerti in numerose località del nord Italia.

Luciano Bertoli, attore regista bresciano, introdurrà lo spettatore all’ascolto, tramite lettura e la recitazione di brani tratti dai “Vangeli Apocrifi”.

Francesco Andreoli il maestro direttore che, con il maestro preparatore del coro Pierpaolo Vigolini, ha arrangiato per questa imponente formazione vocale-strumentale, una tra le pagine più significative del grande cantautore genovese.

Scritta insieme a Roberto Dané, “La Buona Novella” non solo conserva intatto il suo valore poetico e musicale, ma risulta ancora oggi di grande attualità. Il lavoro di lettura e di scrittura dei testi, svolto con Roberto Dané, durò più di un anno. Seguendo le caratteristiche dei Vangeli Apocrifi, in questo album la narrazione della buona novella sottolinea l’aspetto più umano e meno spirituale assunto da alcune tradizionali figure bibliche, ad esempio Giuseppe, e presta maggiore attenzione a figure minori della Bibbia, che qui invece diventano protagonisti (ad esempio, Tito e Dimaco, i ladroni crocefissi insieme a Gesù). Fabrizio De André riteneva “La Buona Novella” «uno dei suoi lavori più riusciti, se non il migliore».

Il 14 febbraio 1998, in un concerto al teatro Brancaccio, il cantautore spiegava: “Quando scrissi “La Buona Novella” era il 1969. Si era quindi in piena lotta studentesca e le persone meno attente, che sono poi sempre la maggioranza di noi, compagni, amici, coetanei, considerarono quel disco come anacronistico. Mi dicevano: “Ma come? Noi andiamo a lottare nelle università e fuori dalle università contro abusi e soprusi e tu invece ci vieni a raccontare la storia, che peraltro già conosciamo, della predicazione di Gesù Cristo.

” Non avevano capito che in effetti La Buona Novella voleva essere un’allegoria, era una allegoria, che si precisava nel paragone fra le istanze migliori e più sensate della rivolta del ’68 e istanze, da un punto di vista spirituale sicuramente più elevate ma da un punto di vista etico sociale direi molto simili, che un signore 1969 anni prima aveva fatto contro gli abusi del potere, contro i soprusi dell’autorità, in nome di un egalitarismo e di una fratellanza universali. Si chiamava Gesù di Nazaret e secondo me è stato ed è rimasto il più grande rivoluzionario di tutti i tempi.

Non ho voluto inoltrarmi in percorsi, in sentieri, per me difficilmente percorribili, come la metafisica o addirittura la teologia, prima di tutto perché non ci capisco niente; in secondo luogo perché ho sempre pensato che se Dio non esistesse bisognerebbe inventarselo. Il che è esattamente quello che ha fatto l’uomo da quando ha messo i piedi sulla terra. Ho quindi preso spunto dagli evangelisti cosiddetti apocrifi. Apocrifo vuol dire nascosto, in effetti era gente vissuta: era viva, in carne ed ossa.

Solo che la Chiesa mal sopportava, fino a qualche secolo fa, che fossero altre persone non di confessione cristiana ad occuparsi, appunto, di Gesù. Si tratta di scrittori, di storici, arabi, armeni, bizantini, greci, che nell’accostarsi all’argomento, nel parlare della figura di Gesà di Nazaret, lo hanno fatto direi addirittura con deferenza, con grande rispetto. Tant’è vero che ancora oggi proprio il mondo dell’Islam continua a considerare, subito dopo Maometto, e prima ancora di Abramo, Gesù di Nazaret il più grande profeta mai esistito.”

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.