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Brescia – Rispetto ad oggi, gli aeromobili d’un tempo si proporzionavano nel breve raggio di un più esiguo tenore, con il raro profilo volante delineato fra fusoliere, eliche e motore.

L’ambizione degli aerei di allora era, comunque, pur sempre, quella del cielo.

Celeste via navigabile nell’etere, da reggere ad ali spiegate, con tecnologie destinate ad essere superate con il definitivo decollo dell’aviazione in pubblici voli di linea ed in tratte, invece, anche private, secondo quegli utilizzi più disparati nei quali le potenzialità di tale genere di rapido spostamento sono state minuziosamente studiate e sempre meglio affinate.

Intanto, capitava, di quando in quando, che gli aerei si schiantassero al suolo, impattando lo strascico delle prime imprese aviatorie in quelle corrispondenti località di percorso che avrebbero poi assimilato nel nulla i particolari derivanti dalle specificità di queste estemporanee cadute d’alta o da bassa quota, seppellendo, insieme allo stesso avvenimento, l’inevitabile sorpresa sorta intorno all’insolito incidente a cui un’attenta cronaca locale aveva, però, puntualmente fatto riferimento.

Uno, fra questi casi, era compiutamente riferito da “La Sentinella” di venerdì 18 dicembre 1925: “Velivolo sfasciato nell’atterrare. L’ufficiale aviatore incolume. Mercoledì, poco oltre mezzogiorno, nel cielo di Capriano del Colle i terrazzani, che avvertiti della presenza di un aeroplano dal caratteristico rombo del motore, lo avevano cercato con lo sguardo, scorsero un aereo da caccia planare a bassa quota. Indi, d’improvviso dopo qualche scoppio isolato, il motore aveva cessato di funzionare mentre il velivolo, sfiorando le cime degli alberi, tentava di atterrava in un campo della località di “Movico”. Vi accolsero tosto numerosi abitanti e contadini che accanto all’apparecchio – un Ansaldo 300 HP n. 25594 – notavano un ufficiale aviatore perfettamente incolume. L’atterraggio era stato, invece, infelicissimo al velivolo, dato il piano fortemente accidentato del campo di fortuna: spezzati i montanti al primo contatto, l’apparecchio aveva deviato cozzando con le ali contro delle piante (…). Il motore, collocato anteriormente non aveva invece sofferte avarie nel forzato atterraggio ed a ciò dovette di certo la incolumità dell’aviatore che lo montava il sottotenente Zappella Giovanni. Questi – ai carabinieri della stazione di Bagnolo Mella accorsi poco dopo e che provvidero a piantonare l’apparecchio e ad avvisare il campo di Ghedi – riferì di essere partito la mattina da Cinisello (Milano) diretto al campo di Boscomantino in provincia di Verona. Ma il cattivo funzionamento del motore lo aveva costretto a cercare un campo di fortuna, senonchè quando già stava planando, una nuova “panne” ne inceppò del tutto il movimento obbligando l’infelice all’atterraggio”.

Stranezza insolita, nell’invece obbiettivo panorama, solitamente uniforme, di una accurata informazione, tale avvenimento, verificatosi nella Bassa Bresciana, era verosimilmente descritto con altri particolari, nell’edizione del medesimo giorno, sviluppata dal quotidiano “La Provincia di Brescia”, omologo dell’organo d’informazione sopra riportato, distinguendosi, al di là delle discrepanze fra le due versioni, anche con un differente insieme di precisazioni: “aeroplano che precipita a Corticelle. Il pilota miracolosamente salvo. Dal campo di aviazione di Cinisello, ieri l’altro, poco prima di mezzogiorno, era partito diretto ad un campo di Verona, un apparecchio Ansaldo pilotato dal sottotenente dell’aeronautica Giovanni Citeri. Giunto in località Movico nella campagna di Corticelle, una improvvisa panne al motore dipendente dalla fusione di bronzine costrinse il pilota ad una veloce manovra di atterramento. A circa 200 metri dal suolo, nonostante gli sforzi del sottotenente per mantenere l’equilibrio del velivolo, questo si capovolgeva precipitando a piombo in un prato. Il pilota non perdette il sangue freddo e con un disperato giuoco di acrobatismo riuscì a salvarsi dalla quasi certa morte che lo attendeva. Uscito dai rottami del suo apparecchio, egli, che aveva riportato solo delle contusioni di poco conto, si è diretto alla vicina abitazione del sig. Tiraboschi Nino dove ebbe tutte le assistenze che il caso meritava: intanto alcuni abitanti del luogo provvidero a far avvisati dell’incidente i carabinieri della vicina stazione che accorrevano sul posto rimanendo poi a piantonare l’apparecchio sfasciato. Del fatto è stata data comunicazione al comando dell’areonautica di Brescia che ieri ha provveduto con un autotrasporto a ricuperare i resti dell’aeroplano”.

Il pilota se l’era cavata. Lieto fine anche per altri due simili incidenti, accaduti in analoghi frangenti.

La notizia risaliva a qualche giorno addietro, ma “La Provincia di Brescia” ne tratteggiava il tenore, a proposito di un ulteriore evento legato all’aviazione, nei riguardi di circoscritte località di provincia delle quali, non è così scontato sia noto a tutti il nome e la correlata ubicazione: “Incidente aviatorio a Porzano. Ci scrivono da Porzano 29: Nelle prime ore del pomeriggio di ieri, un apparecchio biposto che volava ad alta quota in direzione di Verolanuova, giunto poco prima dell’abitato, era costretto ad un fulmineo atterramento, in seguito ad un guasto al motore. L’aeroplano s’abbattè riportando gravi avarie in un campo, a pochi passi da una cascina, ma per vera fortuna il pilota Enrico Pasi uscì dall’incidente completamente illeso. L’apparecchio che è ora piantonato dai Reali Carabinieri di Verolanuova, era partito dall’aerodromo di Ghedi e si dirigeva alla volta di Torino”.

Ancora nella pianura bresciana, la già assodata vocazione aviatoria della, in tale senso, pluricitata località di Ghedi, faceva capolino in un maggior primo piano giornalistico che la vedeva implicata ancor più da vicino, nel modo in cui la stessa era menzionata da “La Sentinella” del 16 luglio 1924, nei termini di uno stringato comunicato sbrigativo: “Incidente aviatorio a Ghedi. Ieri mattina, al campo di Ghedi, è avvenuto un grave incidente aviatorio. Il tenente pilota Vavalle, nell’atterrare, è stato sbalzato fuori dalla carlinga, sbattendo violentemente contro il suolo. L’infelice che ha riportato una forte contusione alla regione dorsale, è stato urgentemente trasportato all’ospedale militare della nostra città, dove trovasi ricoverato”.

Solo qualche giorno prima e lo stesso giornale partecipava, al corso delle notizie, ingeneratesi da un certo recepito assortimento, quest’altro resoconto di un ulteriore esempio, circa il drammatico epilogo di un volo preso a riferimento di un articolo, apparso nell’edizione del 9 luglio, aperta al vaglio di un altrove trattato alla stregua di un contesto locale, naturalmente parimenti interessato: “Aeroplano che si sfascia atterrando. Alba, 3 notte. Ieri mattina, verso le 11, un aeroplano atterrava bruscamente nei pressi del quartiere del 38mo reggimento fanteria, capovolgendosi e sfasciandosi. Il pilota, sottotenente Emilio Feltrin, della squadra Centro Malpensa, rimase miracolosamente salvo, riportando solo alcune leggere ferite. L’aeroplano era partito dal campo della Malpensa diretto a Mirafiori, per una prova, ma sorpreso dalla foschia, il pilota non riuscì a scorgere il campo, e dopo aver vagato a lungo, per un guasto al motore, cercò di atterrare. L’irregolarità del terreno in cui avvenne l’atterraggio, provocò il rovesciamento dell’apparecchio che si sfasciò”.

A vagamente dare un’emblematica misura dello stato dell’arte, rispetto all’antica ispirazione umana del poter volare, riguardo,cioè, la maniera nella quale, in quegli anni, tale realtà era vissuta ed interpretata nella dichiarata percezione di una notevole accezione sostanziale, sembra poter assurgere a tale ruolo esemplificativo la notizia profilatasi sull’orizzonte delle cronache pubblicate ancora da “La Sentinella”, in data mercoledì 2 dicembre 1925: “Gigantesco aeroplano tra Londra e Parigi. Parigi 1 dicembre. L’apparecchio gigante inglese che era atteso a Parigi da qualche giorno, aveva dovuto, a causa del cattivo tempo, sinora rinunziare al suo viaggio. Malgrado il vento contrario e la pioggia esso è partito ieri alle 12 da Londra arrivando al Burget alle 14,30: la traversata fu compiuta alla velocità media di 144 chilometri. Si crede che l’aeroplano gigante possa con tempi normali raggiungere una velocità di 170 chilometri all’ora, può trasportare 23 persone ed ha installato un “bar” a bordo”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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