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L’edificio svetta in quella peculiarità prospettica che lo definisce caratteristicamente nella sua notevole caratura volumetrica.
Fine anni Sessanta del secolo scorso, periodo di costruzione dell’attuale sede della Camera di Commercio di Brescia della quale un apposito volume ne ripercorre le caratteristiche salienti, pure espresse a gemmazione di un’antica tradizione, pure connessa ad altri aspetti ad esse pertinenti: “(…) La Camera di Commercio di Brescia ha infatti lasciato tracce significative della propria storia nelle strade della città, sin dagli albori dell’età medioevale, quando, in quella che allora era detta “contrata pense mercathandie”, ora corso Mameli, nella Domus Mercatorum si fissavano le regole e gli usi mercantili delle numerose corporazioni e confraternite del tempo e si pesavano le merci in arrivo in città, essendo già allora l’Universitas mercatorum riconosciuta come istituzione garante dei commerci. (…)”.

In tale contestualizzazione storica, si collocano queste considerazioni evocative che, insieme ad altre analogamente esplicative, si pongono ad apertura della pubblicazione, nelle parole sottoscritte da Carmelo Antoniucci e da Francesco Bettoni, rispettivamente Segretario Generale e Presidente della Camera di Commercio di Brescia nel periodo della realizzazione di quest’opera editoriale illustrata, definita nel formato tipograficamente importante di un libro giunto al termine della sua stessa laboriosa ed accurata stesura, con il contributo della “Banca Popolare di Sondrio”, come risulta “finito di stampare presso Grafiche Massetti in Roccafranca (BS) nel novembre 2005”.

Il libro conserva nel tempo la propria finalità documentaristica, elevata in quello spazio temporale che attesta, di tutto un passato, la contemporaneità affidata al perdurante ruolo istituzionale di questa realtà verticistica, interagente con il tessuto produttivo locale, nei più disparati ruoli dove il variegato comparto economico bresciano esprime i propri referenti nella diversificata sintesi di un medesimo ambito di appartenenza.

“L’edificio della Camera di Commercio di Brescia è l’architettura più rappresentativa della cultura industriale bresciana del Dopoguerra, grazie all’ostinazione di Franchi e alle ardite soluzioni plastiche ed ingegneristiche di Fedrigolli e Berlucchi”: scrive Giulio Lupo, a titolo della sua diffusa trattazione sulla struttura tuttora ospitante la “Camera di Commercio” di Brescia, contraddistinta con ingresso su via Einaudi e dislocandosi in una notevole estensione, compresa sia da via Benedetto Croce che da via Vittorio Emanuele.

Qui, il 7 dicembre 1968, avveniva l’inaugurazione, in una porzione d’area urbana anticamente interessata, per nesso di contiguità, ai chiostri dell’allora ospedale cittadino, poi, in altra distinta e pregressa dinamica, demolito e ricostruito nell’attuale monumentale nosocomio di Mompiano, partendo dai presupposti che “La vicenda ha inizio nell’agosto del 1959, con la nomina a presidente della Camera di Commercio dell’ing. Emilio Franchi. E’ lui il committente determinato, ostinato e caparbio che, dopo un lungo e travagliato iter durato dieci anni, riuscirà, sebbene dimissionario dalla carica di presidente per raggiunti limiti d’età, a presenziare insieme al ministro Giulio Andreotti alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede”.

Su questo imponente edificio, implicito ad una scelta d’orientamento, pure estetico, a favore di uno stile architettonico contemporaneo, verte la pubblicazione dal titolo di copertina di “Camera di Commercio di Brescia – La Sede tra presente e passato”, con la compiutezza di una monografia raggiunta in poco più di duecento pagine, secondo un impattante formato ad atlante, ricco di illustrazioni per un concomitante e diverso registro narrante, rispetto alla pure generosa profondità dei contenuti di lettura proposti da più autori, in una significativa portata di informazioni sulle diverse ispirazioni che al tema possono condurre la loro rispettiva e motivata correlazione caratterizzante.

Trattasi, ancora secondo le parole di Giulio Lupo, per la parte dedicata al “Palazzo dell’Economia”, di “(…) un grande punto esclamativo capace di marcare con la sua altezza extra-regolamentare, in modo deciso e inequivocabile, il nuovo centro cittadino. (…)”.

Di riflesso a questi vertiginosi sessanta metri d’altezza, in capo alla compatta volumetria che delinea in modo complessivo la struttura in questione, pure percepibile a riscontro dell’omogeneità stilistica delle minute vedute emblematicamente uniformi alla rude e scura epidermide dell’edificio medesimo, si dipartono, nell’opera, ulteriori presupposti di ricerca che risultano legati all’immobile esaminato, non tralasciando altri interessanti tratti storici di congiunzione con lo stesso manufatto, per una ricerca estesa a “La ristrutturazione del Palazzo della Sede Camerale”, scritta da Giancarlo Faroni, mentre per la seconda parte del volume, per un diffuso percorso a ritroso circa i precedenti alla scelta di edificazione in questo luogo della sede della “Camera di Commercio”, sono rispettivamente intervenuti Valentino Volta, per il capitolo dal titolo “La Casa dei Mercanti racconta la storia e la città dal Medioevo al primo Novecento” e per quello, invece, intitolato, “Il sito dell’odierna sede camerale: Dal Medioevo al primo Ottocento: i chiostri di san Domenico”.

Una gamma di capillari approfondimenti svolti specularmente all’apprezzato ruolo di Franco Robecchi, anche per questo libro, che è, invece, qui autore de “Le Sale mercantili del Quadriportico” e di due altri saggi per altrettanti segmenti temporali dedicati ad un analogo approccio divulgativo volto ad una qualificata cura documentaristica: l’uno imperniato al periodo “Da metà Ottocento alla Seconda Guerra Mondiale: l’Ospedale” e, l’altro, associato alle dinamiche de “Il secondo Dopoguerra: il laborioso cammino verso la costruzione del Palazzo dell’Economia Bresciana”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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