Brescia. È un progetto della Cooperativa Il Calabrone “La Casa dei tre Bottoni”, in linea con la mission ispirata ai principi del movimento cooperativo mondiale,  un impegno giornaliero per promuovere il bene comune e l’integrazione sociale dei cittadini, con particolare attenzione a chi sta attraversando un periodo di disagio. In un qual modo rievoca la fiaba di Rodari Corriere dei Piccoli nel 1969, a cui ha preso il nome.

La Casa dei tre Bottoni è una Casa Accoglienza che offre uno spazio abitativo temporaneo, coniuga senso di libertà personale (monolocale) e servizi comuni (cucina, sala, lettura, lavanderia etc.). Un restauro di locali a uso housing sociale nato con la cooperazione della Fondazione Azimut, la Parrocchia S. Giovanna Antida e Il Calabrone.

Divenuto uno spazio disponibile per un periodo in cui la persona viene accompagnata da un educatore per ritrovare una autonomia, economica e sociale, che aiuterà poi a trovare uno spazio abitativo diverso. Un progetto che si riconosce nel “co-abitare”, dove il prefisso “co” intende affermare l’intento comune, che favorisce la condivisione più che la separazione, a sostegno di chi fatica ad essere “capace” da solo.

Motore del progetto sono gli intenti di far fronte alle necessità sempre crescenti di una fetta della popolazione che fa fatica a raggiungere una soddisfazione in autonomia di alcuni bisogni basilari, sollecitate da situazioni di emergenza e di compromissione che limitano lo spazio e il tempo di ragionare sul da farsi.

Ad un anno dalla messa in atto del progetto, ad oggi, la Casa ha accolto dieci ospiti, ognuno con il proprio bagaglio, piccolo o grande che sia, con la propria storia e le proprie speranze. Qualcuno è rimasto, qualcuno è già partito, qualcuno si è aggiunto e molti altri ancora arriveranno.

Al posto di rimanere tristemente vuota, ha accolto chi aveva bisogno non solo di un posto per vivere, ma di una vera e propria casa, dove potersi sentire sicuri, sereni e indipendenti; sensazioni che solo una casa può dare. A chi manca un luogo da chiamare “casa” sa bene cosa significa, ed è per questo che trasferendosi alla Casa di Tre Bottoni, qualcuno comincia ad arredare il proprio angolino, mentre qualcun altro si stupisce quando, rincasando la sera, ritrova il suo profumo.

La Casa ha suscitato un vivo interesse e attirato numerose richieste, delineando un’esigenza ben più marcata di pensare a nuove formule dell’abitare. Circa cinquanta le richieste d’accesso giunte nel 2019, alcune accolte, altre reindirizzate verso altri servizi, alcune urgenti, come quella di una giovane madre con un bimbo di un anno che viveva in strada aspettando di essere accolta.

Al momento la Casa ospita cinque persone, ma la lista d’attesa è lunga e ci sarebbe bisogno di altri spazi simili in città. È un’occasione fondamentale per chi si ritrova da un giorno all’altro senza un posto dove stare, per cause contingenti o personali, per chi esce da percorsi terapeutici, per giovani che vogliono sperimentarsi in autonomia, per chi vuole ricostruirsi un progetto di vita.