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Due qualificate e meritorie istituzioni culturali si cimentano insieme sul tema analitico divenuto poi titolo di quest’accurata pubblicazione che, nell’enunciazione di “La Cina nella cartografia da Tolomeo al XVII secolo – I mappamondi di Matteo Ricci e Giulio Aleni”, specifica i termini identificativi di una reciproca e di una sinergica trattazione, aderente ai rispettivi ambiti della propria eletta caratterizzazione.

Libro imponente, strutturato a proporzione editoriale impattante sull’interessante piano di una documentaristica materia affascinante, in relazione alla quale, il suo spessore si esplica ad ingente volume narrante, che è stato realizzato dalla “Fondazione Internazionale Matteo Ricci” di Macerata, presieduta da don Mario Malloni, e dalla “Fondazione Civiltà Bresciana – Centro Giulio Aleni” di Brescia, rappresentata da mons. Antonio Fappani, a ciascuna delle quali spetta l’ispirazione legata ad un proprio particolare personaggio storico che è mentore trainante della motivata premura alla quale una serie di studi connota le attività di ricerca da loro stesse promosse, in una laboriosa varietà importante.

ALENI GESUITACome formulato nelle loro rispettive denominazioni sociali, si tratta dei due religiosi gesuiti Matteo Ricci (1552 – 1610) e Giulio Aleni (1582 – 1649). Se del primo, maceratese, i cinesi, suoi contemporanei, pare lo individuassero anche come “studioso confuciano del grande Occidente”, del secondo, la considerazione non meno generosa era, invece, di “Confucio dell’Occidente”, andando a riguardare questa personalità di missionario, astronomo, letterato, geografo e matematico bresciano che aveva seguito le orme del suo confratello, spirato nell’anno stesso in cui lui arrivava in Cina. Il suo stimato predecessore era stato un versatile cultore del mondo della conoscenza, interessato alle medesime materie studiate ed affinate nel crogiuolo speculativo della scienza, alle quali una propria personale predilezione l’aveva condotto a distinguersi negli alti livelli di competenza acquisiti nella cartografia, oltre che nello studio della cultura cinese ospitante.

Unendo le conoscenze geografiche cinesi a quelle degli occidentali, dalle sue mani era uscita l’opera cartografica interessante l’intero orbe terracqueo, chiamata “Carta Geografica Completa di tutti i Regni del Mondo” (1602), mentre l’autentica passione per questo stesso settore che, elevato ad emularne indirettamente il rimarchevole valore sgorgava nell’animo di Giulio Aleni, suscitava in lui la realizzazione della più poeticamente denominata “Mappa dei Diecimila Paesi” (1623). Ad un terzo gesuita, nella persona del belga Ferdinand Verbiest (1623 – 1688), questo libro dedica spazio per la sua “mappa completa del mondo” (1674) a proposito della quale, fra l’altro, il testo, sviluppato in stretta e didascalica attinenza, ne specifica la consistenza “nei due emisferi, con cartigli contenenti informazioni sulla estensione, sul clima, sulla conformazione del territorio, usi e costumi delle varie parti del mondo e la descrizione di fenomeni naturali, eclissi e terremoti. E’ resa più ricca con l’aggiunta di immagini di navi, animali terrestri e marini, veri o fantastici, dando origine ad un oggetto visivamente splendido, oltre che di grande rilevanza storico-geografica”.   

libro_cartografia_cineseA cura di Huang Xiu Feng e di Gianfranco Cretti, per la progettazione grafica e stampa di “Color Art”, circa centonovanta pagine illustrate si dettagliano a colori nella meticolosa profusione esplicativa di quattro parti principali, rispettivamente afferenti i contributi tematici, sui “mappamondi cinesi dei gesuiti” ed inerente la cartografia dal Medio Evo al XVI secolo, con i relativi studiosi ed estensori di quegli antichi documenti, da parte di Simonetta Conti; da Michele Castelnovi è sviluppato l’impatto della cartografia dei gesuiti nella cultura cinese e l’evolversi della stessa dopo il loro incontro; da Hui-Hung Chen, mediante una trattazione sia in italiano che in inglese, è affrontata invece la tematica “il corpo umano come l’universo: comprendere il Cielo attraverso la raffigurazione e la percezione nella cartografia gesuitica in Cina”, mentre grazie a Giuseppe Caraccioli, insieme a Marcello Muccioli, spetta il capitolo specificatamente dedicato a ”Il mappamondo cinese del padre Giulio Aleni, S.J. (Sec. XVII)”.

Una mirata bibliografia complessiva apre gli orizzonti per un’ulteriore e possibile ricerca argomentativa di quei contenuti trattati che sono presentati, a preludio della successione delle   estese pagine del medesimo volume, da mons. Antonio Fappani, presidente della “Fondazione Civiltà Bresciana”, e dai due curatori della stessa robusta pubblicazione, per il tramite dell’introduzione effettiva con la quale ne risulta diffusamente sintetizzata la corposa edizione.

Il mondo, osservato da due culture, secondo una dimensione storica riposta nell’altrove lontano di un’epoca eclissata nella sua inevitabile progressione, costituisce un sempre attuale motivo di riflessione, a prescindere dalla disciplina cartografica della quale gli esemplari esaminati nel volume ne estrinsecano, con dovizia di mappe e di manoscritti, la specifica proporzione,  costituendo, fra l’altro, una funzionale coniugazione di sintesi che unisce i lembi del pianeta in una condivisa visione descrittiva della realtà, indipendentemente da quel retaggio culturale che ne interseca l’ispirazione d’analisi, assecondata nella sua insorgenza basilare e fatta poi esprimere nei profili della sua edotta percezione, in una globale ed, al tempo stesso, particolareggiata, rappresentazione.

planisferoQuella rappresentazione “globalizzata”, ante litteram, secondo la quale il sapere degli accennati missionari gesuiti, condiviso nel levante cinese, in quelle zone esotiche, delle quali il libro stesso ne evoca le autentiche espressioni linguistiche corrispondenti, aveva riscontrato gli utili estremi per conformarsi ad altre informazioni, discese dalla cultura del posto e protese a perfezionare il ritratto cartografico di tutto il mondo, Paese per Paese.

E’ questo un aspetto che è messo, fra altre considerazioni esplicative, in particolare risalto da Mons. Antonio Fappani, in apertura del volume, nello scrivere che “la necessità di produrre una cartografia europea per i cinesi, richiedeva da parte dei gesuiti lo studio della cartografia cinese esistente, traslitterando i nomi delle mappe occidentali e integrando nei nuovi mappamondi i toponimi cinesi. Iniziando dall’atlante terrestre ampliato (Gulang Yu Tu), pubblicato da Luo Hong Xian nel 1555, troviamo poi questi toponimi, quasi inalterati, nei successivi mappamondi prodotti dai gesuiti. Nel contempo, i cinesi acquisivano nuove conoscenze sulla geografia degli altri Paesi”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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