“La concessione della comunione ai divorziati risposati si può prendere in considerazione, ma solo davanti all’impegno a vivere come fratello e sorella”.

Leggo da un articolo de IlGiornale.it, che porta le testuali parole (il virgolettato nel giornalismo equivale alla verità assoluta, o almeno dovrebbe essere) del Cardinale Antonelli, ex presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia ed ex arcivescovo di Firenze.

Questo pensiero lo potete leggere nero su bianco nella sua pubblicazione “Crisi del matrimonio ed eucarestia” (Edito da Ares), quindi niente fraintendimenti, giusto? Intende proprio quello che si legge sopra?

No perché mi par quasi una barzelletta, ho chiesto anche un’opinione al mio capufficio, per sapere se il sito fosse attendibile, non un fake, data la mia incredulità!

Tristemente constato che è proprio così. Per i divorziati che intendono risposarsi o convivere, l’unica via per ricevere la comunione è quella di vivere “da fratello e sorella”.  Le mie considerazioni, da divorziata e pure convivente con un divorziato, sono molteplici, le elenco:

– Quindi che senso ha risposarsi o convivere se si vive da fratello e sorella? Allora vado a vivere dai miei, o da mio fratello, che almeno faccio la figlia a vita, senza responsabilità.. trallalero trallalà..

– Chi verifica che ci sia la “perfetta continenza sessuale”, identifichiamo una figura apposita, tipo Presidente del Pontificio studio sull’effettiva continenza sessuale?

– Quanti davvero deciderebbero di percorrere questa strada per essere in grazia di Dio? Certamente ce ne sono, non credo però coloro che decidono di vivere in coppia. Non sarebbe più coerente dire che ai Sacramenti i divorziati non possono accedere? Punto e basta…

Ovviamente l’apertura di Papa Francesco, tanto attesa, sono sicura che prevederà altri termini, altri ragionamenti.. o no? Non sono più sicura di nulla riguardo a questa potenza che si chiama Chiesa Cattolica.

Una cosa la so, la sento come vera, Gesù Cristo, nel quale credo, come credo in Dio, è grande e misericordioso, di una grandezza neanche paragonabile alla piccolezza terrena, una piccolezza che riverbera particolarmente in personaggi come il signor Antonelli (che mi rifiuto di appellare cardinale).

Si, sono divorziata e credo, credo profondamente, ma non credo e di certo non affido la mia anima al clero, fatto di persone, persone come tutti noi, buone e cattive, sagge oppure no.

Nella mia strada ho trovato tanti maestri e consiglieri, medici, insegnanti, maestri spirituali, persino mio nipote, ai tempi cinquenne, che mi stupì con ragionamenti saggi sull’amore di coppia. Ho trovato anche stupendi, magnifici preti, in primis Don Francesco, parroco del mio piccolo paesello, a Isola Pescaroli.

La morale? Vado avanti ad essere credente e a convivere (con gli annessi e connessi).
Sono nel peccato ad amare il mio compagno? Bon… spero di peccare ancora a lungo, allegramente!

1 commento

  1. Sono vedovo da 15 anni, frequento una signora vedova da 17 anni ognuno di noi vive a casa propria. Ho chiesto un parere ad un prete circa la nostra intenzione di fare la Comunione, la risposta è stata la seguente:< fossi in voi andrei a messa, farei sacrifici, pregherei, farei offerte ma non mi accosterei alla Comunione. Mi chiedo, se non posso fare la Comunione è segno che sono già condannato all'inferno, cosa devo andare a fare a messa? solo per fare l'offerta dell'euro al sacrestano?.

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