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Ci sono tre elementi che hanno caratterizzato il convegno Cooperazione nelle comunità, tra innovazione e risposta ai bisogni che Cassa Padana ha ospitato lo scorso 9 settembre a Leno (è disponibile il video integrale).

Un incontro che già nel titolo portava in sé fecondi elementi di complessità.

Dalle comunità intese al plurale, quindi il riconoscimento della crescente e inevitabile diversità del nostro stare insieme. Alla cooperazione: non solo e non tanto impresa cooperativa, ma cooperazione nel territorio e per il territorio. Quindi nelle comunità.

Convegno 9sett2016
La platea del convegno del 9 settembre a Leno

Tre elementi si diceva. Vediamoli.

Il primo è che sia a livello nazionale che mondiale esistono riflessioni e prese d’atto che il modello economico che è entrato in crisi nel 2008 non funziona più. Che se andremo avanti a riproporlo, magari con piccoli aggiustamenti, ci troveremo immersi in una stagnazione permanente. Come se ne esce allora?

Potrebbe essere proprio la cooperazione a salvare l’economia e il futuro sviluppo. Un invito lanciato anche dall’americana Elinor Ostrom, premio Nobel per l’economia nel 2009 proprio per la sua riflessione sui commons, i beni comuni.

Ostrom, prima donna a ricevere il Nobel per l’economia, ha riconosciuto l’esistenza di una terza via tra Stato e mercato proprio in una gestione “comunitaria” che possa rimanere sostenibile nel lungo termine.

L’ha detto perfino Christine Lagarde, presidente del Fondo monetario internazionale, a chiusura dell’ultimo G20: la crescita in questi anni è stata troppo debole e i benefici si sono visti solo su poche persone. Lagarde ha ammesso che uno dei motivi per cui non si riesce a venire fuori dalla crisi economica è che gli ultimi trent’anni sono stati caratterizzati da una crescente diseguaglianza nel mondo.

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Giuseppe Guerini

E’ qui, ha detto Giuseppe Guerini – presidente Cecop-Cicopa, confederazione europea delle cooperative di lavoro, industriali e servizi e delle cooperative sociali – che entra in gioco la necessità della cooperazione. Perché rappresenta uno dei più formidabili strumenti per la costruzione di un modello economico non diseguale per definizione.

Il secondo elemento è che la cooperazione, così come l’abbiamo conosciuta fino a oggi, è destinata a trasformarsi per poter affrontare la sfida.

A questo proposito Marco Menni, presidente di Confcooperative di Brescia, è stato chiaro. Fino a qualche anno fa la cooperazione aveva delineato il suo percorso: faccio la banca, faccio la logistica, faccio il caseificio, faccio l’assistenza. E si è sviluppata soprattutto in una cooperazione di servizio, non di partecipazione della comunità.

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Marco Menni

Oggi è il momento di cambiare. I bisogni ci sono sempre stati. E mai come adesso abbiamo consapevolezza dei nostri diritti: scuola, lavoro, sanità, vecchiaia. Ma questi diritti stanno diventando inesigibili. La crisi li sta mettendo in pericolo.

Cosa dobbiamo fare? Qual è la sfida che ci attende? Per Menni l’unica strada è quella valorizzare noi stessi e le persone che compongono la comunità. Riconoscere l’altro, le imprese, diventa fondamentale. Nel tentativo di rispondere insieme ai bisogni della comunità che sono anche i nostri.

Carlo borzaga
Carlo Borzaga

Quella di Menni è una riflessione condivisa da Carlo Borzaga, presidente di Euricse: la comunità è al contempo il mercato e la risorsa. Non è un’organizzazione di volontariato. Si lavora per fare qualcosa di cui beneficia la comunità di cui si è parte. E non è più il mercato la forma di scambio. Ma la reciprocità.

Il terzo elemento di questo pomeriggio, lasciatecelo dire, è che il percorso fatto da Cassa Padana negli ultimi 16 anni e la sua scelta di way out, rispetto al decreto di riordino del credito cooperativo, sono state riconosciute come fondanti rispetto al futuro della cooperazione.

“L’esperienza di Cassa Padana è straordinaria” ha detto Guerini. Straordinaria anche nella misura in cui questa è una stagione in cui abbiamo bisogno di coraggio. Un coraggio che non è la mancanza di paura, ma è la capacità di orientare le proprie scelte facendo i conti anche con la paura. E a al tempo stesso buttando il cuore al di là dell’ostacolo.

Cassa Padana, ha aggiunto Guerini, ha avuto e ha il coraggio di investire sulla fiducia nelle persone mentre l’economia mondiale continua a dare fiducia prima di tutto al denaro. D’altra parte, cos ‘è la cooperativa se non un’organizzazione delle e per le persone? E che opera trattando una materia molto delicata: la fiducia.

A Cassa Padana Guerini ha riconosciuto il merito di aver avuto il coraggio di uscire dagli schemi. Per cercare altre strade per risolvere la crisi. Per dare risposte alle persone. Per essere imprenditori del credito che sappiano aprirsi anche a livello internazionale. Guardando alla comunità locale, ma anche mondiale.

Ma Cassa Padana, ha sottolineato Menni, ha anche costruito reti di cooperazione. Nuove forme di aggregazione di cooperazione che mettono la comunità al centro.

Per Luigi Pettinati, direttore generale di Cassa Padana, che ha chiuso l’incontro, “noi vogliamo essere una cooperativa”.

Luigi Pettinati
Luigi Pettinati

“Non lasceremo finire questo mondo”, ha aggiunto, sottolineando che oggi, in attesa che Banca d’Italia dia il suo parere sul progetto presentato il 13 giugno scorso (i tempi della risposta scadono il 12 dicembre, ma potrebbero esserci proroghe e rinvii) il tempo dell’arrabbiatura è passato.

Il male è stato trasformato in bene. L’idea dello scorporo – con la nascita di una cooperativa che deterrà la Spa dove confluiranno tutti i servizi bancari – fa parte a pieno titolo della tradizione della cooperazione.

“Noi guardiamo alle persone, alla base sociale” ha concluso Pettinati: “Qui ci giochiamo la partita. Le persone decidono il destino della cooperativa e della banca. Questo non significa che non siamo consapevoli della crisi che anche le banche vivono in questi anni.

Le banche oggi fanno fatica. Lasciano a casa i dipendenti. Chiudono gli sportelli. Perché i tempi sono cambiati e perché nelle società per azioni a comandare sono i soldi. La nostra sarà una cooperativa che comanderà la Spa. Che affronterà la crisi, sia dell’occupazione che della trasformazione del nostro lavoro bancario. Che potrà muoversi su altri territori. Per creare posti di lavoro reale fornendo servizi veri.

Dovremo diventare ancora di più imprenditori cooperativi. Fare altri lavori sfruttando l’esperienza di questi anni perché, sebbene qualcuno ci abbia considerati un po’ pittoreschi, noi nel territorio ci siamo, ci giochiamo la faccia, facciamo impresa. E non solo banca”.

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