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Mi scrive Kamò
Cara Anna, magari fossi pronta per essere indipendente, per volermi affermare, perché questo significherebbe avere una certa cognizione di sé della realtà, delle persone che ci circondano e di qui il desiderio naturale di imboccare la propria strada nel pieno delle energie, della voglia di fare.

L’ansia di mettersi alla prova e riuscire, essere al pari degli altri.Proiettati al futuro. Ma anche la paura,naturale, di non farcela. Ed è forse qui che mi dovrei trovare, e lo preferirei di gran lunga, perché sarebbe la normale preoccupazione e situazione di molti……invece il punto è che sono molto indietro, che non reggo il passo, come se avessi saltato tutte le tappe necessarie, tutte le contraddizioni che si devono affrontare e superare per essere in grado poi di affrontare le situazioni sempre più difficili che la vita comporta, ma che sono tuttavia proporzionali all’età, soprattutto per noi ragazzi “privilegiati”, e il fatto di non esserne all’altezza, di non avere la forza, la lucidit¨¤, la motivazione per farlo è ancora più´ frustrante, soprattutto se non lo si è non per “incapacità” di partenza, ma perchè fino a questo momento ci si è nascosti, anche alle proprie paure, da tutto il resto, allontanandosi così sempre di più da sé,dalla propria persona nella sua interezza, assumendo quasi un ruolo, tenendo lontano anche tutto ciò (e chi)che possa metterlo in discussione,compreso la consapevolezza stessa che così non andava bene, che non si ottenevano risultati, anzi, fossilizzandosi ed estraniandosi sempre di più.

E mettere a tacere la “vocina” interna è stato probabilmente l’errore più grande e il danno più profondo, anche perché diventa tutto così complesso ed invalicabile che tutto continua come prima,anche se non hai più un attimo di pace. Sempre più duri e pretenziosi con se stessi, e critici con l’esterno.

Anche per la paura di non essere all’altezza. Ma se non la superi, se non t’impegni e invece trovi rifugio in questa, con tutto quello che ciò implica e che si radicalizza in te, a un certo punto ti accorgi che è effettivamente tutto troppo grande, e la paura dell’incapacità, dell’inadeguatezza è diventata una realtà!

Per tutte le cadute che non ho preso, gli errori che non ho commesso, tutto ciò che è  indispensabile per misurarsi con sé e con gli altri,per capire man mano che si prova chi si è , chi si può diventare, cosa si vuole fare, chi e cosa si vuole intorno a sé. Invece ho cercato di decidere tutto a priori, a freddo, decisioni fondate sul nulla e che mi hanno fatto assumere sempre di più una visione distorta della realtà, della vita e delle persone, facendo coincidere sempre di più, la visione di tutto con quello che era ed è nella mia testa.

Un mondo mio che è così  ben consolidato da non poter essere cancellato, anche se mai come ora è palesemente inconciliabile con quello esterno, per come va la vita e gli eventi. Per come si instaurano i rapporti con le persone. La consapevolezza non basta, anzi tutt’al più, aumenta il distacco. E il confronto è micidiale. E’ un processo a ritroso. Invece di aver costruito nel corso degli anni, ho distrutto.

E adesso mi ritrovo con niente tra le mani (e nella testa). Neanche per dire chiudo qui e ricomincio. Solo vuoto, la terribile consapevolezza che non si è la persona che si potrebbe essere e che non si sarà mai più, perché troppe cose sono state forzate in una direzione sbagliata, perché io oggi possa svegliami ed essere contenta della persona che sono diventata e di quello che ho dietro di me, fosse pure solo aver lottato e aver vinto in qualcosa invece di annichilirmi.

Un tormento continuo che quando non sento mi rendo conto che è solo perché sono tornata sui miei passi, che non sto andando avanti. Soprattutto non mi trovo con niente di valido da poter offrire agli altri, nessun terreno su cui confrontarmi veramente, niente che non sia costruito e che invece sia un riflesso della mia personalità, perché  è come annientata. E per questo devo ringraziare solo me stessa.

Più si rimandano le cose e più diventa difficile affrontarle, fino a quando non ne sei più  in grado, e non vedi possibilità neanche per il futuro. Questo ti preclude anche la possibilità di scegliere di chi circondarti, perché quelle persone sono ormai molto più avanti, e se ogni rapporto si basa su uno scambio, un arricchimento reciproco, allora significa che devi avere qualcosa da offrire, e invece non hai niente, o almeno niente di positivo. Anche se non sarai d’accordo, eppure è così, perché è  quello che verifico. E’ frustrante perché sai che se avessi voluto avresti potuto.

E’ IMPERDONABILE perché ogni occasione che ti è stata offerta, ogni mano tesa è stata rifiutata. Ogni volta è una piccola distruzione, la possibilità di uscirne diventa sempre più flebile e tu ti rifugi, pur non volendolo assolutamente, sempre di più in te, e il divario diventa sempre più grande. E’ alienante, perché il non avere cattive intenzioni di fondo è come se ti portasse a credere che ci sarà  un proseguo, che hai ancora del tempo. E’ un vortice che ti risucchia già . E’ l’applicazione della legge del contrappasso. E non c’è giustificazione, non tanto per aver sbagliato strada, ma per esserci rimasti così  cocciutamente.

E mi ritrovo con questo fardello da dover portare, figuriamoci se sono in grado dell’impegno e della prontezza che mi si richiedono ora! Con le conseguenze di tutto questo da scontare e dove mi giro mi giro non trovo nessun appiglio. E quello che avevo trovato, e che mi avrebbe potuto aiutare ad affrontare questo crollo verticale,non l’ho preso.

Non so come, ma ad un certo punto deve essersi ricondotto tutto ad egoismo e presunzione, nel pensare di poter gestire le cose a modo mio,che tutto sarebbe stato  mia disposizione fino a quando non avessi deciso di prenderlo. Proprio quello che ho sempre disprezzato! Ho lasciato il deserto, fuori e dentro di me.

Mi piacerebbe dire che è un momento di stanchezza,e che ho bisogno di staccare la spina, ma purtroppo non posso fuggire da me stessa! Sarebbe solo un’illusione…..

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Risponde la dottoressa Anna Grasso Rossetti

Kamò, 20 anni, quando ha scritto questa pregevolissima autoanalisi, era nel pieno di quella che si chiama”sindrome del secondo anno d’Universit¨à”. Prende, soprattutto, i soggetti che temono di non aver concluso nulla, perché gli studi teorici sono, appunto, solo “teorici”, non concreti. Non se ne vede l’applicazione pratica. Sistema Universitario sbagliato? Anche.

In questi casi, non è  solo indispensabile trovare un altro punto di interesse, e poi tornare agli studi, ma anche lasciare, momentaneamente, l’habitat consueto. Dice Kam¨° “staccare la spina” e teme che non serva. Invece, è utilissimo.

Come è utile capire che questi momenti sono frequenti, verso la metà dell’iter di studi, e quasi tutti gli studenti, soprattutto se intellettivamente acuti, ci passano. Come dire che, più  si capisce e più  ci si dibatte nella sensazione di un processo di vanificazione che andrà diluendosi , man mano che si prosegue nell’arrampicata verso la laurea. Posso solo chiedere a Kamò di fidarsi dell’esperienza di tanti. Di farsi una vacanza. Di cercare un polo di interesse momentaneamente del tutto diverso da quello dello studio.

E’ stanca, tutto qui, di non vedere resultati pratici. Ma questi arriveranno.
E mi congratulo per la bellissima prosa, per la capacità di rendere, con parole adatte, quel senso di frustrazione che assale, troppo spesso, chi studia in questi tempi. Speriamo in una svolta agli alti vertici, per quanto riguarda l’affiancare pratica e teoria, all’Università. Sarebbe meno faticoso studiare
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Anna Grasso Rossetti
Dopo l'insegnamento mi sono dedicata alla libera professione di: psicologa, perito grafico, esperto del segno presso i Tribunali, docente di psicologia della scrittura, di comunicazione fattiva e tecniche di rilassamento, consulente in Sessuologia, psicologa dello Sport. Sono iscritta al Collegio Lombardo Periti Esperti e Consulenti.

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