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Di nuovo sull’altipiano di Puno.  C’eravamo già stati nel febbraio 2008 a conoscere i RED rural, gruppi strategici di sviluppo costituiti grazie al programma statale Foncodes e con fondi internazionali per promuovere attività produttive in zone di povertà estrema attraverso la concessione di crediti.

Della scorsa
visita, però, ci eravamo dimenticati il senso di smarrimento dei quasi 4000 metri di altitudine, il battito accelerato anche nell’immobilità più assoluta per compensare la scarsità di ossigeno, l’incapacità di muoversi più veloci di un bradipo e la chiusura di stomaco.

Giungiamo sull’altipiano in concomitanza della festa della settimana di Puno, che si celebra a cavallo del cinque del mese per ricordare la nascita leggendaria di Manco Capac, il primo Inca. Con fatica trasciniamo le nostre valigie in mezzo a un folto assembramento di persone rapite dalle sfilate e dai balli in abiti tradizionali delle varie comunità dell’altipiano. Ci piacerebbe unirci ai festeggiamenti, ma ci manca il litro e mezzo di sangue in più che gli abitanti di queste lande desolate dicono di avere per vivere una vita attiva a tali altitudini.

I RED Rural che incontriamo
, Putina-Muñani, Cabanillas-Mañazo e Cojata, hanno tutti una storia comune: iniziati nei primi anni del nuovo millennio, sperimentarono alti livelli di morosità, che, in alcuni casi, portarono ad una perdita del fondo per microcrediti donato di quasi il 60%.

Di fatto, in Perù, mancava la cultura del credito: negli anni ottanta le cooperative e lo stato avevano abituato i clienti a risolvere eventuali problemi con il condono e l’inevitabile diseducazione delle persone.

Per questo motivo, anche i RED Rurales hanno dovuto impegnarsi in una campagna formativa grazie alla quale hanno insegnato ai prestatari che dare un credito è dare fiducia e che quella fiducia deve essere ricompensata con pagamenti puntuali delle rate del debito.

Superata, quindi, questa prima fase burrascosa, ora i RED si trovano a dover intraprendere una nuova tappa del loro cammino: il fondo a loro disposizione non è più sufficiente a soddisfare le richieste di prestiti da parte della comunità di riferimento e quindi devono poter trovare nuove fonti di finanziamento, ma la loro informalità li blocca.

Per questo motivo ormai molti dei RED che vennero costituti dal Foncodes hanno deciso di acquisire lo status di istituzioni finanziarie formali trasformandosi in cooperative di risparmio e credito attraverso l’appoggio del progetto Cassa Padana-Fenacrep. Questo gli permetterà di essere soggetti meritevoli di credito a tutti gli effetti presso altre istituzioni finanziarie e, soprattutto, di intercettare i risparmi della comunità di riferimento.
Riprendiamo il nostro viaggio scendendo di altitudine: le Ande si fanno più verdi, mucche e capre ci attraversano la strada considerandoci intrusi su quest’asfalto, agavi e cactus fanno spazio a bouganville in piena fioritura, banani e piante di papaya, mentre ci dirigiamo verso Abancay. La cittadina, luogo d’origine di Micaela Bastidas, moglie di Tupac Amaru II, è sede del primo di una serie di incontri tra le cooperative che stanno nascendo e si stanno rafforzando grazie al progetto Cassa Padana-Fenacrep con l’obiettivo di permettere loro di conoscersi e scambiarsi esperienze nell’ambito del credito rurale.

La prima cooperativa a dare la propria testimonianza
è la Coopac Los Andes Cotarusi Aymaraes, nostra conoscenza dall’anno scorso, che vive con estremo impegno la propria anima sociale al servizio delle comunità rurali. I due giorni ad Abancay sono ricchi di spunti: Victor Chati Perez, direttore della coopac, racconta la storia di Los Andes, dalle difficoltà dei primi tempi alla grande crescita degli ultimi anni e intavola una serie di temi, che stimolano un dibattito acceso tra tutti i presenti.

La coopac Los Andes, ad esempio, è a favore della fornitura di servizi non finanziari ai propri clienti, pratica non condivisa da alcuni in microfinanza, i quali asseriscono che una cooperativa di risparmio e credito dovrebbe concentrarsi sul core business e non disperdere le proprie risorse. Ma Victor non è d’accordo, pensa invece che la propria istituzione non stia facendo business, bensì stia fornendo un servizio e considera che l’attenzione a trecentosessanta gradi nei confronti delle comunità più isolate di queste Ande sia una delle ragioni che hanno determinato il successo della cooperativa.

Altro tema su cui punta Victor è una maggiore integrazione delle coopac e anche questa prima esperienza di condivisione di pratiche nella finanza rurale va in quella direzione.

La giornata termina con la visita a Chalhuanca, dove Los Andes ha una delle sue succursali. Qui Simón Bolivar consegnò il comando dell’esercito di liberazione dalla colonia spagnola al generale Sucre prima dell’ultima e decisiva battaglia verso l’indipendenza che si tenne ad Ayacucho, e noi ci salutiamo con una nuova consapevolezza: buona parte del successo di istituzioni finanziarie come Los Andes deriva da una profonda e continua formazione sui valori cooperativi di amministratori, impiegati e soci, che va a sublimare una sorta di cooperativismo ormai genetico di queste popolazioni andine.

Nel viaggio
di ritorno ad Abancay, le solite mucche trotterellano spensierate sulla riga di mezzeria.

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Elisabetta Berto
Mantovana d'origine, cittadina del mondo per necessitá. Dopo gli studi a Milano intraprende un personale percorso di approfondimento della finanza per lo sviluppo che la porta prima in Kosovo, poi in Ecuador e, infine, in Argentina. Lí ritrova se stessa. Adora i tortelli di zucca, non può fare a meno del canto e dello spagnolo. Calvino il primo amore, Borges un compagno per la vita. Colore preferito: rouge d'Armani 400.

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