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Darfo (Brescia) – “La cultura druidica e le radici d’Europa è titolo identificativo e tema significativo dell’incontro annunciato per le ore 20.15 di mercoledì prossimo 24 marzo nella sede del “Circolo Cucù” in via Moretto 10 a Darfo–Corna in Vallecamonica. L’appuntamento si colloca nell’ampio ventaglio di proposte dedicate ad approfondire la vasta ispirazione legata ai diversi contributi culturali derivati dall’analisi e dall’interpretazione poliedrica del contesto di ricerca applicato alle figure di “Donna e Uomo. Dea e Guerriero“. Relatore della serata sarà il dr. Silvano Danesi di Brescia, esponente dell’Accademia Bardica e Druidica Italiana, denominata “Oltre la Nona Onda” con sede al Villaggio Verde di Cavallirio in provincia di Novara.

La cultura druidica e le radici d’Europa è più di un saggio monotematico ad uso e consumo dell’esposizione da proporre ad una platea interessata, raccolta nel contesto di una ricercata circostanza dedicata alla storia, perché evoca le reminiscenze legate ai luoghi particolari in cui si pone e pure perché è tema interpretato da un qualificato rappresentante di quella cultura che coniuga ampi concetti misterici con le fascinazioni sacre di località contrassegnate dalla natura a precisi punti di contatto pluridimensionali.

Fra questi si sono delineati, nel già misterioso e frastagliato orizzonte camuno, i reperti megalitici che il dr. Silvano Danesi ha scoperto nel 1998 con un laborioso gruppo di altri appassionati dei miti antichi, e dei quali continua ad approfondirne lo studio, in collaborazione con Lorenzo Cervelli, nell’ambito di un impegno costante strutturatosi nell’ormai consolidata risorsa archeologica camuna del “Sentiero etrusco-celtico” di Cevo-Saviore. Terra da sempre fertile di complessità enigmatiche che si perdono nella notte dei tempi quella della Vallecamonica, in grado di imporre all’attenzione di studiosi e di ricercatori il travagliato trascorso di una zona di confine, insaccata fra i monti aguzzi, testimoni tanto dell’insediamento e delle conseguenti tipicità locali di antiche popolazioni ed anche di manifestazioni pure al limite, non già solo geografico, ma pure umano ed oltre l’umano, rappresentato dai tanti documentabili casi di stregoneria e di presunti sabba sul Tonale, micce ardenti poi della zelante repressione ecclesiastica di altrettanti roghi purificatori.

“A volte per guardare c’è bisogno di indossare gli occhiali”, spiega il dr. Silvano Danesi nel significare il fatto che, per avvicinarsi a certe realtà storiche, c’è la necessità, in alcuni casi, di scomporre per un attimo i soliti schemi ingessati per saper meglio cogliere sia le sfumature che la sostanza di rilievo di una data cultura, come quella celtica, che si confondeva nell’identificarsi con un rapporto stretto e comunicativo con le energie manifestate dalla natura, tanto espresse dalla possanza vitale di boschi e di sorgenti, quanto dalla solida invalicabilità di scuri massi erratici depositari indubbiamente di innumerevoli sollecitazioni ricevute dagli effetti del continuo andare del tempo.

Al posto di, anche pregevoli ed elaborate, archittetture e sculture marmoree omaggiate in pregevoli musei, la razionalità della cultura classica, tanto filosofica di stampo ellenico, quanto pragmatica e retorica come quella romana, è altra cosa rispetto all’impostazione originaria delle popolazioni celtiche che, sia nei territori da loro abitati, quanto in quelli, come l’Irlanda, dove le legioni di Roma non sono arrivate, hanno per forza di cose ceduto il campo alla logica preponderante ed invasiva dei vincitori tanto militari quanto culturali dell’Europa di un tempo. Tempo in cui si poteva parlare, per quanto attiene al periodo prima dell’avvento del potere di Roma, di un’Europa e, naturalmente di un’Italia, preromana e quindi anche, precristiana, che nel bresciano aveva registrato fra le cronache dell’epoca la colonizzazione celtica da parte della popolazione dei Cenomani provenienti dall’attuale città francese di La Mans nella regione della Loira, terra di quella Francia da sempre identificata come la sede emblematica delle manifestazioni tipiche dei Celti, come anche si può dire dell’Inghilterra ed ancora di più, della Bretagna, della Scozia e dell’Irlanda.

Sulla base di questa ispirazione culturale, che si mette sulle tracce delle sopravvivenze note ed ignorate di un popolo che ha dato il proprio contributo ad intessere una vasta matrice d’identità in valori e ritualità comuni intorno alle radici dell’Europa stessa, l’incontro in programma a Darfo sulla cultura druidica si esprime nel cercare di comporre un ritratto possibile di un’anima europea, diffusa anche nel respiro vitale di quel cosmo verso cui i sacerdoti celti, chiamati druidi, interagivano con una sensibilità sottintesa a conoscenze, ambedue rappresentative di un valido insieme e di un affascinante stimolo di studio e di riflessione.

Una riflessione che, secondo l’esperienza della Scuola bardica e druidica “Oltre la Nona Onda“, si traduce in un strutturato itinerario formativo finalizzato a incontrare la realtà spirituale interiore ed esteriore, ampliando la propria conoscenza in modo da includervi e percepirvi il vibrare della vita nelle sue forme, minerali, vegetali, animali, umane e spirituali, per accrescere la propria capacità di contribuire all’elevazione dell’umana famiglia, sia nell’aiutare i propri simili che nell’agire come collaboratore della natura e del moto vitale in movimento che precede e sopravanza tutte le singole manifestazioni dell’esistenza stessa.

Destinatari della proposta interpretata dalla scuola dell’Oltre la Nona Onda (OLNO) sono tutti coloro che, avendo compiuto i ventuno anni, sono disponibili ad entrare a fare parte di un gruppo di libera ricerca in sintonia con il mondo celtico nel suo complesso che, a detta degli organizzatori, “nulla vuole imporre e che, allo stesso modo, non vuole che a esso sia imposto nulla” per rappresentare uno studio filosofico dentro la natura, disciplinato in meditazione, riflessione ed esperienza dopo l’apprendimento, “secondo il modo di percepire la vita che i Celti ci hanno lasciato” e ponendo l’accento tanto sul concetto di “bardico”, rappresentativo “dell’ipirazione sacra che scaturisce dallo sviluppo sano e consapevole e dall’esercizio delle facoltà intuitive dell’individuo”, quanto su quello di “druidico” afferente ad un cammino di conoscenza per una migliore sensibilità verso di sé e verso la catena fraterna che ci lega agli altri e, con loro, alla madre natura.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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