Padernello, Brescia. “La cultura non si ferma” è la voce che si alza dal castello di Padernello, elevato per luogo e per l’energia dei suoi volontari a simbolo della cultura del territorio. Il fossato e le potenti mura che lo hanno difeso dagli attacchi del tempo e delle incurie, sono ora sotto scacco di un nemico invisibile che sta minacciando il mondo intero. Il maniero è divenuto in questi anni un esempio di gestione, formazione, crescita e divulgazione di cultura di ampio respiro, che travalica in territorio, merito del costante lavoro della Fondazione.

Ora la cultura ha bisogno di noi, del nostro contributo, un piccolo aiuto che può essere vitale per far si che “la cultura non si fermi!

Racconta Domenico Pedroni, presidente della Fondazione Castello di Padernello, presentando un nuovo progetto:

– Torniamo in scena il 17 settembre, dopo la restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria, apriamo al pubblico i luoghi dell’arte e dello spettacolo.
La Fondazione Castello di Padernello vuole condividere con il territorio l’esperienza civica e teatrale elaborata da Tomaso Montanari, dedicata a Calamandrei e all’Italia democratica. Per far questo abbiamo bisogno del vostro aiuto, vogliamo proporre spettacoli di qualità e nello stesso tempo ridare lavoro ai professionisti dello spettacolo: autori, attori, musicisti e tecnici che hanno sofferto della chiusura.-Sulla scena, il narratore, lo scrittore e storico dell’arte Tomaso Montanari , un quartetto di musicisti e un grande schermo su cui si succedono le immagini di un album fotografico degli anni 30 , che si conserva nella biblioteca civica di Montepulciano . Sono le istantanee, finora inedite, scattate da Piero Calamandrei nelle gite che quasi ogni domenica, dal 1935 fino allo scoppio della guerra, ha fatto con un gruppo di amici in cui si ritrovano alcuni dei maggiori esponenti dell’antifascismo e della cultura italiana del Novecento : Luigi Russo, Pietro Pancrazi, Nello Rosselli, Alessandro Levi, Guido Calogero, Attilio Momigliano, Benedetto Croce.

Non erano gite qualsiasi, e Calamandrei lo ricorderà dopo la guerra: “Negli ultimi anni quando, a partir dall’ascesa di Hitler al potere e dalla avventura etiopica, sempre più si sentiva approssimarsi l’ombra della catastrofe e l’oppressione fascista si faceva ogni dì più pesante, il nostro gruppo di amici partiva ogni domenica di buon mattino dalla città rintronata dagli ululati delle adunate coatte, e prendeva la via dei monti, in cerca della libertà perduta”.

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