Sempre in trincea, a tener testa ad una propria utile battaglia personale, ingaggiata con la depressione, da tempo, assurta ad importante prerogativa esperienziale di una sperimentata attinenza con il proprio ambito esistenziale.

Nel suo studio, a pochi chilometri da Brescia, Aldo Trapuzzano tiene banco sull’argomento, elaborando un proprio filo espositivo che, di questo tema, ne possa mettere in luce un suo interessante contributo di riferimento, per una possibile interpretazione, rispetto a quanto una spontanea ispirazione ha, in lui, costituito il significativo movente, per pronunciarsi su tutti i vari aspetti che di questa effettiva problematica ne compongono l’assortimento.

I miei libri sulla depressione, come “Depressione – Vivo ergo sum“, ed anche come “Cosa sapere sulla depressione“, trattano un argomento spinoso e sono stati molto apprezzati a livello universitario, informativo e divulgativo“: spiega l’autore, funzionario in pensione, e, per quanto professionalmente disgiunto da un’investitura medica di settore, da vari anni attivo nell’arengo dei confronti in materia, quale puntuale interprete divulgativo dei contenuti aderenti agli aspetti più ricorrenti, descritti nel merito della rispettiva caratterizzazione mediante la quale denotano le peculiarità più evidenti.

L’autore spiega di ritenersiun esempio di come si può scrivere di depressione vissuta in modo semplice e chiaro, superando le paure, pure sapendo che il rischio è che potrebbe essere stigmatizzato, pure a motivo dell’insicurezza dovuta alle difficoltà di parlarne o di scriverne, ma mettendo, in ogni caso, il lettore in condizione di capire senza difficoltà cosa viva una persona depressa“.

Trapuzzano afferma, fra l’altro, che tutto quello che viene pubblicato sul “male di vivere“, molte volte, a lui non appare veritiero, frutto di persone che non hanno vissuto e non sanno cosa sia la depressione: “eppure ne scrivono in proposito, causando confusione su confusione e dando la possibilità a chi pensa di sapere qualcosa di avere una parvenza di oracolo: questo, sicuramente, è dovuto all’ignoranza di chi ne scrive e causa, in chi è ammalato, una stortura riguardo il cos’è realmente la depressione“.

Tutto questo è dovuto, secondo quest’autore di origine calabrese e bresciano d’adozione, ad una conoscenza superficiale della malattia che può creare delle false illusioni: “È inutile targiversare per la cura della „vera“ depressione, cioè di quella che causa tanti problemi ed, in momenti gravi, pure la deriva del suicidio. Esistono solo i farmaci che, a loro volta, devono essere somministrati da uno psichiatra esperto della cura di questa malattia: non tutti, a mio avviso, sanno come fare, perchè, anche per loro, è difficile informarsi, quindi non è una cosa semplice”.

L’ultimo, in ordine di tempo, libro da lui pubblicato con l’editore “Lampi di Stampa“ sull’argomento, campeggia con il proprio titolo caratteristico di “Cosa sapere sulla depressione“ tra le prime posizioni delle proposte di lettura maggiormente considerate, al momento, fra i cataloghi per la vendita di libri on line, distinguendosi alla voce di ricerca a tema, sia in IBS che in “Libreria Universitaria“, come pure in Amazon.

E‘, naturalmente, per l’autore, un buon risultato, per chi, come lui, avverte autentica l’intenzione di sensibilizzare quanti si interessano di depressione, assistendo magari chi ne è affetto, nel promuovere su di loro un proprio chiaro apporto di testimonianza, interessante anche per lo studio della patologia stessa, dal momento che sono voce coinvolta quale parte in causa in prima persona, come Trapuzzano spiega, specificando, fra altre considerazioni, che “di questa malattia difficilmente si scrive: quei pochi che lo hanno fatto non riescono a scriverne efficacemente e dicono cose risapute e mai originali per orgoglio o per paura, in quanto devono fare i conti con lo stigma che ne consegue o subendo le false convinzioni di chi non sa niente“.

Tema di queste righe è la “depressione maggiore”, cioè, intesa nella forma cronica della quale, secondo questo autore, non se ne parla e non se ne scrive molto, “eppure sono milioni le persone nel mondo che ne soffrono, E’ una patologia poco conosciuta e poco dibattuta, parendomi che si scriva di depressione cronica come di una patologia percepita quasi fosse, in realtà, più leggera, rispetto alla depressione maggiore. Vorrei soffermarmi su questo argomento connesso alla depressione maggiore cronica, che, cioè, dura tutta la vita, nella quale l’ammalato si sente sempre depresso, continuando a lottare giorno per giorno per vivere. Si sente come se fosse in apnea, percependo tutto offuscato e con la debolezza e con la mancanza di volontà che sono all’ordine del giorno, nel rivelare, per tali limitazioni, anche pensieri fissi che peggiorano implicitamente la patologia stessa, non facendogli di riuscire mai a rilassarsi, fino, in certi casi, all’insonnia. A fronte di tutto ciò, un non indifferente quadro sintomatico emerge in quei tratti problematici dove tutti i sensi sono compromessi, facendo accusare costantemente dolori diffusi, in particolare, all’altezza del cuore, ed avvertendo altri disturbi rivelatori; io, ne soffro dall’infanzia, quindi, volendo o no, come si può definire, se non una depressione maggiore cronica? Dal mio punto di vista, pure a motivo del vissuto corrispondente che mi coinvolge a riguardo, è necessario che ci sia informazione in tutti i modi possibili, per far sì che coloro che soffrono di questa patologia si rivolgano ad uno psichiatra capace di impostare una cura adeguata, presupponendo, in questo modo, per il malato, il necessario ricorso a psichiatri che davvero conoscano questo tipo di depressione, nella sua forma più pesante da gestire, sapendo, al medesimo tempo, come intervenire con i farmaci”.