Tempo di lettura: 3 minuti

Brescia – La figura taumaturgica di san Charbel Makhlouf (1828 – 1898) è al centro dell’incontro che, anche con l’appuntamento di mercoledì 4 settembre, si rinnova nella tradizione devozionale dedicata a questo monaco maronita, nel modo in cui è interpretata anche a Brescia, nella chiesa del “Buon Pastore”, al civico 108 di viale Venezia.

Nell’avvicendarsi, lungo i tempi liturgici per il 2019, del consueto programma mensile ispirato, anche nel mese entrante, a questo eremita mediorientale, proclamato santo da Paolo VI nel 1977, il primo mercoledì di settembre conferma le attività del locale gruppo di preghiera a lui ispirato che, in tale giornata, ha testualmente in calendario, alle ore 18e15, la tripartizione di quanto sinteticamente elencato, in una locandina divulgativa circostanziata sul piano di quell’incontro che appare cadenzato in un “affidamento al Santo, presentazione delle intenzioni di preghiera, benedizione con l’olio e bacio della reliquia”.

In questa chiesa cittadina, si erge una statua a san Charbel in prossimità dell’altare dedicato a san Daniele Comboni (1831 – 1880), religioso bresciano, esponente delle missioni evangelizzatrici in Africa, anch’egli, come il monaco accennato che è espresso in una emblematica riproduzione statutaria della propria figura, vissuto nel Diciannovesimo secolo.

A proposito di san Charbel Makhlouf esiste, fra l’altro, una pubblicazione di mons. Fracantonio Bernasconi, accompagnata dalla sintetica esplicitazione di copertina di “Le virtù nascoste e il trionfo del soprannaturale”, stampata per l’editrice “Velar”.

Tra la cinquantina di pagine illustrate di questa biografia, si legge, fra l’altro, che “(…) Charbel era il nome di un martire antiocheno dell’epoca di Traiano ucciso per la fede nel 107; portare quel nome era una sollecitazione a vivere da martire. Un martirio sui generis fatto ad arte, ben segnato dalla Regola che ordinava alzate notturne, preghiere in ginocchio, magri pranzi, lavoro duro nei campi, letture e servizi umili rivolti ai confratelli più anziani o alla comunità intera. (…)”.

Tale nome era subentrato a quello battesimale di Youssef Antoun, come nel costume della consacrazione religiosa, ad espressione della quale si instaura un’identitaria riedificazione personale nella nuova definizione vocazionale data alla propria vita, in questo caso, significativa pure del fatto che “(…)

L'altare della Chiesa del Buon Pastore a Brescia
L’altare della Chiesa del Buon Pastore a Brescia

L’Ordine religioso libanese di Sant’Antonio, in cui entrò il nostro Youssef, affondava le sue radicii nella tradizione antica dei Padri del deserto, più volte ripresa soprattutto in Oriente, con varie modalità. In questo vetusto fiume di grazia si era anche inserita l’esperienza di San Marone che nel quarto secolo sull’Oronte, in Siria, interpretò la vita monastica in modo singolare e diede avvio, divenendone capostipite, alla Chiesa maronita (…)”.

A riscontro di questa testimonianza, i devoti di tale esponente della chiesa cristiana maronita, da sempre unita a quella di Roma, elencano i propri impegni costitutivi, anche a conseguente appello per un proselitismo volto alla condivisione del proprio specifico obiettivo, volto ad una cura spirituale, spiegando, in quel della parrocchia poco distante da dove consuetudiariamente si evolve, in partenza, la nota manifestazione bresciana della “Mille Miglia”, che “Il gruppo di preghiera “San Charbel” si propone di far conoscere la vita, il messaggio, la spiritualità del Santo Libanese e promuoverne il culto.

Chi desidera far parte del gruppo si rivolga al parroco. Segreteria al mattino, tel 030.364081. Impegni: Secondo le proprie possibilità e le proprie condizioni, ciascuno si impegna a: condurre una vita cristiana coerente con i principi evangelici. Partecipare alla S. Messa “votiva”. Praticare il pio esercizio della “Coroncina”. Pregare per gli ammalati, la pace e i cristiani del Medio Oriente. Per chi desidera, sostegno a eventuali progetti di carità”.

Il rosario è recitato ricorrendo ad una coroncina, contraddistinta da grani rispettivamente di colore nero, rosso, bianco ed azzurro, dai vari significati, a seconda della propria natura: se riferiti al Padre Nostro, nel nero, come pure, nel caso del rosso, alla contemplazione delle virtù vissute dal santo in relazione alla castità, all’obbedienza ed alla devozione eucaristica, mentre, con l’azzurro, si intende indugiare nel considerare, meditando in preghiera, la fedele venerazione del medesimo monaco, invocato pure a motivo del carisma taumaturgico della sua figura propiziatrice, per Maria Santissima.

CONDIVIDI
Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *