Si parte da una serie di riflessioni sulla vita per arrivare alla famiglia e, da questa, focalizzare le sinergie propositive funzionali a valorizzarne il ruolo nella società, utile per il “bene comune”.

E’ questa, in sintesi, la progressione dei contenuti trattati a palazzo Bertazzoli di Bagnolo Mella, nell’ambito del primo incontro attraverso il quale il 2015 ha inaugurato, nel penultimo sabato di gennaio, il corso delle iniziative in programma da parte della sezione Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (Ucid) di Manerbio – Bassa Bresciana, presieduta dal dr. Giuseppe Pozzi, secondo una serie di specifiche tematiche d’interesse, rispettivamente sviluppate da alcuni qualificati relatori che, in questo caso, in relazione a “La famiglia nella costruzione del Bene Comune”, hanno coinciso con gli esponenti delle espressioni bresciane di un paio di istituzioni a caratura nazionale, nelle persone del dr. Gabriele Zanola, presidente del Centro Aiuto alla Vita, e del dr. Daniele Torri dell’Associazione Scienza e Vita, mentre lo spazio per l’atteso intervento di don Maurizio Funazzi, direttore dell’Ufficio per la Salute della Diocesi di Brescia, personalmente impossibilitato a partecipare alla manifestazione, è stato caratterizzato da alcune considerazioni di don Daniele Saottini, assistente ecclesiastico dell’Ucid, con incarico in seno alla Cei per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, espresse in particolar riferimento al concetto di famiglia, nelle correlazioni aperte pure al mondo dell’impresa e della scuola.

E’ questo l’ambito di un filo intenso di collegamento fra queste realtà, ripercorrendo il quale si constata, fra l’altro, come la famiglia sia dentro un orizzonte più grande, rispetto alla deviazione individualista in atto nella società, secondo quelle prerogative riprese anche da papa Francesco in alcuni fra i suoi pronunciamenti a riguardo.

Proprio nell’intento di cogliere e di condividere qualche suggestione dai discorsi inerenti la famiglia da parte del pontefice, don Daniele Saottini ha evocato la sequenza evangelica della “storia di San Giuseppe” nella quale il sogno vocazionale, fatto da questo protagonista di un importante mandato aderente alla vita di Gesù, pone in risalto la famiglia, come realtà attraverso la quale, ancor oggi, è possibile rimodulare una scala d’ordine di valori che si ispira alla sua ideale affermazione.

Assecondando l’invito del papa ai coniugi del “non smettere di essere fidanzati”, alla famiglia compete la sfida dell’interpretare una “voce profetica contro la colonizzazione ideologica del pensiero”, comunicando l’esperienza sperimentata nel proporzionare un “ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore” dove vi si possa riscontrare una “scuola di comunicazione, in un intreccio di linguaggi e di corpi” che sanno coerentemente esprimersi in un modo inclusivo.

L’invito è, fra l’altro, di reimparare a raccontare la vita, nel suo valore supremo che si incontra in questa visione di famiglia, come “preziosa” manifestazione da ricapitolare nella figura di Gesù Cristo, affermata in un nuovo umanesimo cristiano.

Moderatore dell’incontro, il dr. Giuseppe Pozzi, al vertice dell’Ucid organizzatore dell’iniziativa, ha dato la parola al sindaco di Bagnolo Mella, Cristina Almici per un contributo d’idee introduttivo e, nel porgere il saluto ai numerosi presenti, fra i quali Fra Marco Fabello dell’ordine dei Fatebenefratelli, ha pure invitato il consigliere regionale Fabio Rolfi, convenuto all’incontro, a svolgere un intervento all’inizio della manifestazione, imperniata su un tema sociale ed aperta a tutto il panorama istituzionale.

Al dr. Gabriele Zanola, presidente del Centro di Aiuto alla Vita, con sede nelle strutture di via San Clemente e di San Polino, è spettato l’addentrarsi nello sviluppo di una tematica trattazione affermando, fra l’altro, che, per cercare di capire dove stiamo andando come società, bisogna essere solidali con la vita. Una considerazione connessa al messaggio propositivo volto all’impegno di un’attenta analisi applicata alle diverse situazioni ed alle molteplici dinamiche personali nelle quali è necessario sapere riconoscere e sovvenire i punti deboli che portano avanti la vita.

Lo sfondo della riflessione, contestualizzata nel pensiero del relatore, è stato da lui spiegato non solo nell’interrogativo “Che mondo lasceremo ai figli?”, ma anche nella domanda di prospettiva “a quali figli lasceremo il mondo?”. L’obiettivo preminente della salvaguardia della vita si esplica nel concomitante rispetto della libertà della donna che, per il tramite dei vari servizi proposti dal “Centro Aiuto alla Vita”, è accompagnata a trovare la parte migliore di sé che tale può definirsi in quanto studi scientifici hanno dimostrato che, quando è percepito un certo stato di armonia o di benessere, si faccia strada la tendenza naturale alla procreazione, come una sorta di “bisogno di gravidanza”, vissuto ad emanazione di un intimo istinto alla trasmissione di sé, in un germinativo processo di adiacente enucleazione, anche alla luce del fatto che il bambino lascia spazio nella propria vita in crescita a colui che ha accanto.

In una visione globale, citando le parole di papa Francesco, che “i bambini e gli anziani costituiscono il futuro dei popoli: i bambini perché porteranno avanti la storia, gli anziani perché trasmettono l’esperienza e la saggezza della loro vita”, il dr. Gabriele Zanola ha complessivamente presentato le attività cardine della propria benefica organizzazione, anche per il tramite della proposta della proiezione di un filmato documentario, recante le dirette testimonianze, raccolte da Mariangela Musolino del “Centro Aiuto alla Vita” di Perugia, sulla base di quanto riferito da alcune mamme intervistate, circa il loro personale percorso che le aveva, a suo tempo, condotte ad incontrare quella via solidale, promossa da personale qualificato e da volontari, grazie alla quale hanno portato a termine la gravidanza, sperimentando quanto “la maternità sia la gioia più bella e l’esperienza più grande”.

A fronte dei cinque milioni di interruzioni volontarie di gravidanza intercorse in Italia dal 1978, il “Centro Aiuto alla Vita” di Brescia stima in circa un centinaio di creature, il prezioso risultato raggiunto nel numero delle nascite alle quali ha contribuito, grazie ai propri servizi espletati, attraverso la collaborazione delle donne presentatesi a riscontro della profferta di sostegno promossa dal sodalizio, anche nella cultura dell’educazione all’affettività ed alla procreazione responsabile.

Dr. Daniele Torri - Associazione  Scienza e Vita
Dr. Daniele Torri – Associazione Scienza e Vita

Parlare della famiglia “alla luce di Paolo VI e della sua antropologia” ha, invece, rappresentato l’altra importante traccia di riflessione, sviluppata nell’incontro a palazzo Bertazzoli di Bagnolo Mella, da parte del dr. Daniele Torri dell’associazione “Scienza e Vita” della quale, per la sezione bresciana, è presidente il prof. Massimo Gandolfini.

Centrale, in questa analisi, la messa in luce dell’enciclica “Humanae Vitae”, scritta da Paolo VI nel 1968, sulla scorta degli anni definibili “profetici” per i mutamenti contemporanei nella società, a motivo di tutto quanto avrebbero poi rivelato rispetto all’opportunità di tale documento, dedicato alla dottrina sul matrimonio, pure concepibile a riscontro delle contingenze attuali, intuite nella loro complessità.

Un’attualità pervasa dalle “crisi antropologiche del XX secolo: dal sesso senza figli, ai figli senza sesso”, rispetto alla quale, in riferimento alle problematiche concernenti la famiglia, fin dal suo stesso costituirsi, con la paura di un legame definitivo, e con le stime del crescente epilogo delle separazioni, come pure assediata dalle scelte alternative manifestate nell’affermazione delle tendenze di genere (gender) e del ruolo mononucleare dei “singles”, appare l’interrogativo enunciabile nei termini: “Se l’Humanae Vitae fosse stata accolta, oggi la situazione della famiglia sarebbe la stessa?”.

L’insegnamento dell’enciclica promuove, fra l’altro, la visione di quel vincolo nuziale in cui gli sposi, avendo fatto esperienza di essere stati amati, sono, a loro volta, chiamati ad amare, sperimentando il dono della speranza, secondo il piano di Dio che è quello di farci partecipi della sua stessa natura che è amore: “il matrimonio non è quindi l’effetto del caso o prodotto dell’evoluzione di inconsce forze naturali: è una sapiente istituzione del Creatore per realizzare nell’umanità il suo disegno d’amore” da cui poi l’attestazione che “l’esercizio responsabile della paternità implica dunque che i coniugi riconoscano pienamente i loro doveri verso Dio, verso sé stessi, verso la famiglia e verso la società, in un giusta gerarchia di valori (…)”, dal momento che, come pure affermato da Benedetto XVI, a proposito dell’attualità dell’Humanae Vitae, “i figli non sono più l’obiettivo di un progetto umano, ma sono riconosciuti come un autentico dono da accogliere, con atteggiamento di responsabile generosità verso Dio, sorgente prima della vita umana”.