C’è chi fin da ragazza aveva il sogno di aprire una parafarmacia e chi invece il mestiere se lo è ritrovato strada facendo, quasi per caso, lavorando in una pasticceria e progettando di aprirne una tutta propria.

C’è poi chi ha aperto una libreria in un piccolo borgo facendo da polo di attrazione anche per altre attività commerciali e chi progetta di mettere in piedi un ristorante conviviale all’interno di un’iniziativa di agricoltura sociale.

Tante storie, tutte diverse, con un solo denominatore comune: la fiducia in se stessi e l’aiuto ricevuto. Un aiuto chiamato microcredito.

Persone che hanno fatto da testimonial nel corso di un convegno organizzato alla Camera dei deputati per illustrare lo stato della situazione delle iniziative del microcredito in Italia.

La normativa prevede che si possano ottenere un microcredito nel settore produttivo (massimo 25 mila euro) o per finalità di tipo sociale (massimo 3 mila euro), erogati in un’unica soluzione con restituzione in 5 anni (produttivo) o 3 anni (sociale) con rate mensili e tassi agevolati.

Federica ha sempre amato fare la farmacista: si è laureata in farmacia e ha lavorato come dipendente per 16 anni, facendo anche la direttrice di una parafarmacia.

“Quando si inizia ad arrivare ai 40 anni e cambiano anche le esigenze personali in termini di orari, ho visto maggiori difficoltà nel settore, anche perché con la crisi molte farmacie hanno chiuso”.

E allora ha coltivato il suo sogno, quello di “aprire una parafarmacia ed erboristeria con attenzione particolare ai prodotti naturali”. Il microcredito produttivo ottenuto (25 mila euro) le ha dato un aiuto e da circa due settimane, in zona Eur a Roma, ha aperto la sua parafarmacia.

“Sono stata accompagnata nel percorso, non sono una imprenditrice ma sono stata aiutata in tutto: ora devo onorare le mie responsabilità”.

Virgilio guida invece una cooperativa sociale che in provincia di Viterbo ha avuto assegnati tre ettari di terreno con immobili confiscati nel 1998 alla mafia. Ne è nato un progetto di valorizzazione di agricoltura sociale che anche grazie al microcredito si sta avviando. “La buona terra”, è il progetto, e pensa ad un ristorante inclusivo e conviviale, in cui lavorino persone svantaggiate ma in cui “si generi a nostra volta valore sociale”.

Pensano a serate dedicate per facilitare la relazione fra persone con patologie specifiche, a eventi di cucina etnica, ai “lunedì dell’accoglienza” in cui chi non può pagare può mangiare e passare delle ore in compagnia. Il microcredito ha aiutato.

Enrique viene invece dal Venezuela e vicino Roma, a Santa Marinella, aprirà una pasticceria. Quando è arrivato in Italia ha fatto molti lavori, era un buon pizzaiolo, ma quando poi si è imbattuto nel lavoro da pasticcere la cosa ha preso mano e gli è piaciuta al punto da ipotizzare l’apertura di una sua attività.

In una bacheca del comune di Santa Marinella ha letto della possibilità del microcredito: “Sono stato aiutato in tutto, nel progettare il business plan e nella pianificazione delle varie attività: la parte più complicata deve arrivare, quella di portare avanti l’impresa ogni giorno”. Ha la sua famiglia vicino, sua figlia è nata in Italia e qui hanno scelto di vivere.

Sempre a Santa Marinella c’è la storia di Angelo, che ha una libreria, “Il filo di Sofia”, nel centro del paese.

“Non c’era una libreria, mi sono detto che ci voleva e grazie al microcredito ho avuto ulteriore forza per andare avanti”.

Il borghetto antico del paese si stava svuotando, la presenza della libreria – “sulla quale nessuno scommetteva e che io tengo aperta tutta l’estate fino a mezzanotte” – ha invece dato nuova linfa al luogo, e negli ultimi mesi anche altre attività sono state avviate laddove sembrava dovessero solo esserci saracinesche chiuse. “Il borghetto è vivo, anche grazie al microcredito”.