In Italia la famiglia ha un peso relazionale e sociale elevatissimo, ben più che in molte altre nazioni. Pare che i giovani italiani tendano ad abbandonare tardi il caro, dolce, comodo nido e si avventurino nel mondo con meno spensieratezza dei loro coetanei, che so, tedeschi, svedesi o americani.

Che sia per quell’immagine di mammoni che si portano dietro, indole, cultura, esigenza economica non importa poi molto all’evidenza dei fatti. Tutto questo con buona gioia delle classiche mamme italiane: lasciare andare i propri cuccioli non è per niente facile, anche se fa parte del ciclo della vita e anche se, probabilmente, prima succede e meglio è.

Abbiamo la festa della mamma, quella del papà e anche la festa dei nonni. Nonostante il nostro attaccamento alla famiglia, questa festa non l’abbiamo inventata noi. L’abbiamo dovuta importare dagli Americani.

I nonni sono una presenza importantissima. Lo sono sempre stati, specie nelle società contadine, ma lo sono anche oggi e lo diventano sempre di più, purtroppo per le motivazioni sbagliate.

Ricordo ancora adesso le giornate passate dai miei nonni, anche se ora non ci sono più, e guardo con molta tenerezza al rapporto che mio figlio ha sviluppato coi suoi, vivendolo, a volte, con un po’ di gelosia, con la sensazione che loro siano quelli buoni e io l’arpia che lo obbliga a fare tutto ciò che non vuole. Pazienza, abbiamo ruoli diversi.

Il compito dei nonni non è educare, per quello ci sono i genitori. I nonni hanno già fatto il loro dovere coi propri figli (chi più chi meno, visti i risultati, ma questo è un altro discorso), ora possono permettersi un rapporto più rilassato coi nipoti, senza troppi doveri e godendosi l’affetto e il legame speciale che, in genere, si crea.

Pazienza se loro saranno i ‘buoni’ che le danno tutte vinte e i genitori saranno i ‘cattivi’ che impongono regole da rispettare e sonori ‘no’ all’occorrenza. I nonni devono essere amorevoli e accondiscendenti.

Bisognerebbe imparare a goderseli e a rubare loro tutti i bei momenti e gli insegnamenti possibili, perché poi, pian piano, se ne vanno. C’è poco da fare. Ma rimangono i ricordi, quelli speciali di quando sei bambino e vedi tutto con occhi sinceri.

Ricordi la nonna dolce, quella un po’ acciaccata, con problemi di salute da sempre, che ha dedicato la sua esistenza alla famiglia, sentendosi forse, in cuor suo, un pò in debito per i sacrifici che ha dovuto chiedere a marito e figlie per le cure e per i periodi di lontananza. Tu la vedi ogni giorno ed è lì, va avanti nonostante tutto e ti sembra così forte. Magari è proprio lei, col suo esempio, ad averti insegnato la perseveranza e l’importanza di farsi forza nei momenti difficili.

Ricordi il nonno patriarca, abituato a comandare e ad essere ubbidito, con tanta voce e altrettanta voglia di raccontare. Aveva fatto la guerra, aveva tanti aneddoti, tanti episodi, tanti ricordi. Momenti di vita e di guerra vera, non per sentito dire, vissuti in prima persona.

Capisci solo in seguito quanto sia importante avere a disposizione questa memoria storica, ma nel tuo inconscio si insinua e si radica una naturale avversione alla guerra che nessuno potrà più eliminare. Senza queste testimonianze viventi, come si insegna ai giovani l’orrore per la guerra? Oggi si vedono immagini orribili ogni giorno, ma è tutto lontano, non è come la guerra che ha fatto soffrire persone a te care e volti pagina senza pensarci troppo.

Ricordi il nonno taciturno e tanto buono, pieno di rispetto: quello che per te è il vero “uomo di una volta”. Amante della lettura. Lo ricordi seduto su un ceppo di legno, chino su un libro (preferibilmente un giallo) in ogni momento libero, là sotto il portico dell’orto, solo e in pace con se stesso.

Solo molti anni più tardi ti troverai a scoprire che quando da bambina, pretendendo di essere già grande, volevi tornare a casa da sola, ti seguiva a distanza per accertarsi che arrivassi sana e salva, ogni giorno.

Ricordi la nonna espansiva, quella con la battuta pronta che riesce a chiacchierare con tutti. Ricordi i suoi aneddoti e le risate. Ricordi la storia della cagnolina quando rimanevi a dormire a casa sua, anche quando tu eri già grande ma volevi sentirla lo stesso e lei, ormai anziana, si addormentava, così finiva che l’ultima parte la raccontavi tu ad entrambe.

Ricordi i dialoghi con le sue vicine di casa, cosa che sarebbe abbastanza normale, se non fosse per il fatto che ognuna se ne stava nel proprio cortile, con rete e muraglia in mezzo. Ma quale telefono?! Ma quale cellulare?! Si sentiva un sonoro :”Mariaaa”.

Se Maria dall’altra parte non rispondeva subentrava Bianca, due cortili più in là :”La ghè mia, l’è ndada a fa la spesa. Gigna, te che fet de desnà?”…e via così, ma nessuno si stupiva, era normale. Adesso saresti passibile di denuncia per schiamazzi.

Un altro mondo, un altro modo di vivere il paese, il vicinato. Una realtà ancora rurale, quasi da cascina, in cui si era più vicini, più presenti, più solidali. Si cercava di aiutarsi un po’ tutti.

Ecco, a questo servono i nonni: a mostrare un mondo diverso, il loro, spesso molto lontano da quello dei nipoti. Servono a darti la cognizione di ciò che era prima e, probabilmente, anche del perché tu sei così.

Adesso, purtroppo, servono ad altro: sono diventati un appoggio malauguratamente indispensabile per le famiglie. Politiche sociali inadeguate o inesistenti rendono spesso impossibile lavorare per entrambi i genitori, avere dei figli ed essere autonomi.

Gli asili spesso non ci sono o hanno costi inaccessibili. Dove li lasci questi figli? Ti trovi a dover valutare se sia il caso di continuare a lavorare per poi dover girare lo stipendio al nido. E se il bambino si ammala e al nido non ci può andare? E quando è più grande, come si fa ad andarlo a prendere a scuola? E mille altri piccoli e grandi problemi. La scuola, in primis, non è fatta per i genitori che lavorano.

Ci si riempie tanto la bocca con la storia dell’emancipazione della donna e poi ti ritrovi nella situazione in cui la tua emancipazione dipende da mamma e papà, semplicemente dal fatto che possano o meno prendersi cura di tuo figlio mentre lavori.

Direi che viene meno la libertà di scelta di tutti, anche dei nonni che, probabilmente, farebbero tutto nello stesso modo, ma per volere non per dovere.

Così i nonni stanno diventando sempre più importanti, ma per il motivo sbagliato.
E allora questa festa un po’ americana diventa l’occasione per ringraziarli per tutto quello che fanno, perché non è scontato che siano sempre presenti e che corrano in aiuto. Un’occasione per regalare un po’ di affetto e per restituire, almeno per un giorno, tutto ciò che fanno da una vita per noi.

Stefania Comincini
Sono nata e vivo da sempre nel bresciano. Una laurea in economia e un lavoro centrato sull'efficienza, sulla precisione, sui numeri. L’esigenza di esprimere altro, di far emergere la parte meno razionale di me. La voglia di scoprire un mondo diverso dove la mente non comanda, dove padroni sono il cuore, le sensazioni, la fantasia. Ho trovato questo mondo nei colori scoprendo un amore incondizionato per l'arte.

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