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di Stefano Boffini, in missione in America Latina con Cassa Padana
Fiducia è la parola chiave che esce da tutti gli incontri di questa missione argentina e del resto è risuonata anche a Lima e sull’altopiano del Lago Titicaca.

Cominciamo con Bepi Tonello. Ho fatto le scuole “alte”, ma non quelle “altissime” di impostazione umanistica, però ho colto ugualmente la sua provocazione. Diretta, illuminante, devastante nella sua semplicità. ”Non disconosco il valore della tecnica e della normativa, però attenzione a non fare diventare il “credito” un’altra cosa rispetto a quello per cui è nato. La radice latina di “credito” significa fiducia – credere in una persona – e non “rischio”, come una deriva solo tecnicista ci induce a considerare”. (per i tecnici del settore come me, ogni riferimento a “Basilea 2” è puramente “causale”!!!!).

Fiducia è la condizione per far ripartire le casse di credito in Argentina.
Prima dei soldi, le casse intermediano fiducia. Fiducia interpersonale, fiducia del risparmiatore, fiducia nel controllore, fiducia negli altri e nella comunità.

Si può misurare la fiducia? Non so, però si vede bene quando non c’è. La chiamiamo anche capitale sociale, l’insieme di relazioni positive all’interno di una comunità che fanno migliore la qualità della vita, tanto quanto la ricchezza economica.
Quando un’istituzione – peggio se bancaria per quanto detto sopra – fa una “porcata” si arriva quasi sempre a valutare il danno patrimoniale. Danno al risparmiatore, danno economico all’azienda. Si arriva anche a valutare il danno reputazionale all’istituzione stessa.

Ma l’erosione di fiducia, del capitale “sociale” è spesso ben piu’ grave e marcata. Piu’ difficile da ripianare che ogni perdita economica di bilancio, anche se subito non appare evidente. In un attimo la perdi, però riacquistarla è piu’ oneroso che mille investimenti patrimoniali, infrastrutturali o del sistema di controlli. Vale per tutti i campi, dall’economia alla finanza, dalla politica allo sport, dal diritto alle relazioni interpersonali.

Teoria pura? No, concretezza assoluta. Venire in Argentina aiuta a capire e per certi versi può fungere da antidoto al far “porcate”. Che non sia mai l’Italia il “luogo” dove fare questo poco allegro esercizio di consapevolezza.

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Elisabetta Berto
Mantovana d'origine, cittadina del mondo per necessitá. Dopo gli studi a Milano intraprende un personale percorso di approfondimento della finanza per lo sviluppo che la porta prima in Kosovo, poi in Ecuador e, infine, in Argentina. Lí ritrova se stessa. Adora i tortelli di zucca, non può fare a meno del canto e dello spagnolo. Calvino il primo amore, Borges un compagno per la vita. Colore preferito: rouge d'Armani 400.

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