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Sesto giorno. Una breve visita all’ospedale “Un canto a la Vida” è l’ultima, ma non per importanza, dimostrazione di come il principio di mutualità internazionale da noi promosso può dare soddisfazioni meravigliose, se copri di terra un piccolo seme, lui ti darà i suoi frutti e, in dieci anni, i risultati di questa collaborazione si sono raccolti insieme alla soddisfazione di vederli crescere. Ma non c’è più tempo, le somme sono state tirate, gli amici salutati, i luoghi lasciati.

Non ho fatto i bagagli prima di partire, li ho svuotati per far posto agli occhi sorridenti di Luis, al calore dell’abbraccio di Isabel, all’amicizia di Diego, al sorriso di un bambino al quale ho regalato una caramella, alla sincerità di Paola e dei suoi fratelli più piccoli che, grazie a lei e al suo libero sacrificio, finiranno tutti la scuola, all’ospitalità di Bepi, allo sguardo austero e amorevole della Virgen della Ciudad, alla quieta potenza del Chimborazo, al fiero orgoglio delle comunità di campesinos che mi hanno dimostrato, senza grandi gesti, che è possibile vivere in piedi anche nei momenti più difficili e a tutti colori dell’Ecuador; Guayasamin diceva che se guardi nel profondo di ogni persona puoi vedere un colore, beh, secondo me, questo non vale per l’Ecuador, perché a lui può corrispondere solo tutto l’arcobaleno!

Con lo sguardo perso nella sala d’attesa di un aeroporto del Sud del mondo, cerco i volti dei miei compagni di viaggio, gli stessi che una settimana fa, arrivati a Quito si spogliavano di maglioni e camicette “perché al Sud fa caldo”, “noi, quelli di allora, non siamo più gi stessi” diceva Neruda, ed è vero. In una fresca sera di metà settembre, in una piccola chiesetta di Pujili, uno sperduto pueblo andino, un saggio vescovo diceva “chi se ne va dall’Ecuador, torna a casa migliore di quando è partito” e questo è quello che auguro a me e a tutti i miei companeros de viaje. Io non so ancora perché chi viene qui, decide quasi sempre di restare, non ho trovato la risposta alla mia prima domanda, ma adesso so un po’ meglio dove cercarla!

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Claudia Corini
Claudia è laureata in lingue e letterature straniere e diceva che "non avrebbe mai lavorato in banca" ;). Collabora saltuariamente con Popolis. Ama i viaggi, la lettura, la fotografia e ascoltare musica rock! Dice di lei "potrei definirmi in mille modi...ma ce n'è sempre +1"!

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