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La crisi può essere anche una grande opportunità. Per reinvertarsi, trovare nuove strade, stringere alleanze impensate e solidali. Nasce da questi presupposti la rete d’impresa del “Canale Zimella”, prima rete d’imprese agricole in Emilia Romagna e tra le prime a livello nazionale. Un progetto che interessa un territorio compreso tra Rubiera, Reggio Emilia, Scandiano e Correggio, dove anticamente scorreva il Canale Zimella.

Rubiera (Reggio Emilia) -Nel 2013 il termine più gettonato è stato crisi e mentre pensavo a come impostare questo articolo mi sono chiesta cosa voglia dire questo termine e quale sia la sua etimologia. Detto, fatto. Dopo la trascrizione fonetica leggo che l’etimologia è greca e sinceramente mi colpisce la definizione e la superficialità con cui usiamo questo sostantivo.

“Crisi” la troviamo dal decorso di una malattia, alla vita di un governo, dal turbamento davanti a certi problemi ad una ciclica patologia dell’assetto economico, di certo non è una parola simpatica. Rappresenta un momento difficile, duro, spiacevole e ne faremmo volentieri a meno ma quello che che l’etimologia ci racconta è che la crisi altro non è che un momento di scelta, di decisione.

Se proviamo a “ripulirla” dal connotato pessimista che si concentra sul dolore o su un venturo esito funesto, ci renderemmo conto che la parola crisi ha insito in sé il pericolo e l’opportunità di una scelta che siamo chiamati a fare. Ed è proprio da qui che bisogna partire, dall’opportunità che un gruppo di persone sta cercando di concretizzare per sviluppare un progetto ambizioso e di grande valore.

E’ la rete d’impresa del “Canale Zimella”, prima rete d’imprese agricole in Emilia Romagna e tra le prime a livello nazionale. Un progetto che interessa un territorio compreso tra Rubiera, Reggio Emilia, Scandiano e Correggio, dove anticamente scorreva il Canale Zimella.

Chi ci racconta la storia di questo progetto è il presidente della rete d’impresa, Flavio Bursi. Nel 2009, ben 22 imprenditori agricoli della zona si riunirono spontaneamente per trovare risposte alle difficoltà quotidiane nell’ambito agricolo. Così decisero di aderire al progetto della Provincia di Reggio Emilia nell’ambito del Programma di sviluppo rurale 2007/2013 per “l’acquisizione di competenze e animazione” che permettesse loro di iniziare con uno studio approfondito del territorio partendo da fonti storiche e, allo stesso tempo, di partecipare a corsi di formazione sul marketing territoriale.

Il Canale Zimella correva lungo questa zona e proprio sulle sue sponde sorgeva il primo di 7 mulini che ha lasciato a questi imprenditori in eredità sia i vecchi usi e le vecchie consuetudini agricole che l’arte di macinazione di raccolto e di produzione, sapientemente tramandate e “protette” per far arrivare sulle nostre tavole prodotti di qualità che con i profumi, i colori e i sapori ci parlano di un territorio che può offrire tanto anche dal punto di vista paesaggistico, culturale e storico.

Flavio continua il suo racconto mostrandomi la brochure frutto di questo programma provinciale: ci sarebbero voluti due lunghi anni prima di capire quale formula di aggregazione avrebbe potuto essere più idonea a dar voce alle necessità di collaborazione, di identificazione col territorio, di coesione fra i vari partner e di adesione a progetti e a fondi regionale, nazionali ed europei. Nel frattempo molte aziende si sono ritirare, scoraggiate davanti alle prime difficoltà e responsabilità di scelta.

Quando finalmente va delineandosi la forma della rete d’impresa agricola, i partner presenti sono 5:Prateria agriturismo, Aziende agricole Fontranesi Valter, Bonomi Gianluca, Guglielmi Paolo e Daniel, Corte aperta vaie.

“Una bella scrematura”, affermo e Flavio subito mi risponde: “L’esiguo numero non ci ha spaventati, anzi ci ha incoraggiati a proseguire”.

Allora incalzo chiedendogli cosa sia esattamente questa formula e lui mi spiega che una rete d’imprese è un accordo, o meglio, un contratto, che consente alle imprese di mettere in comune delle attività e delle risorse allo scopo di migliorare il funzionamento di quelle attività, il tutto nell’ottica di rafforzare la competitività dell’attività imprenditoriale.

La grande innovazione è in effetti la possibilità di coniugare indipendenza e autonomia imprenditoriale con la capacità di acquisire una massa critica di risorse finanziarie, tecniche e umane, o di know how, in grado di consentire il raggiungimento di obiettivi strategici, altrimenti fuori portata per una piccola impresa.

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