Bergamo. La GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea presenta la prima grande mostra antologica “La fotografia del no”, dedicata al lavoro fotografico di Mario Cresci, la cui figura artistica può essere considerata tra le più ricche e complete della scena italiana a partire dagli anni Sessanta.

La mostra, a cura di M. Cristina Rodeschini e Mario Cresci, offre una panoramica completa della poetica dell’artista, dalle origini del suo lavoro fino a oggi, evidenziandone l’attualità della ricerca nel contesto delle tendenze artistiche contemporanee.

Cresci utilizza il linguaggio della fotografia per approfondire aspetti legati alla memoria, alla percezione, alle analogie, in un’analisi suggestiva che diventa un invito a confrontarsi in modo inedito con la realtà, con i luoghi, intesi come deposito di relazioni, memorie, tracce.

Il titolo della mostra, “La fotografia del no”, si rifà al libro di Goffredo Fofi “Il cinema del no”. Visioni anarchiche della vita e della società, che rispecchia in gran parte il pensiero dell’artista riguardo alla fotografia, intesa come mezzo privilegiato, ma non unico, per le sue scelte di vita e di relazione con gli altri.

Mario Cresci nasce a Chiavari nel 1942. Dalla fine degli anni Sessanta ha sviluppato un complesso corpo di lavoro che varia dal disegno, alla fotografia, all’installazione. Il suo lavoro si è sempre rivolto a una continua investigazione sulla natura del linguaggio visivo usando il mezzo fotografico come pretesto opposto al concetto di veridicità del reale.

Nel 1969 realizza la prima installazione fotografica in Europa alla Galleria Il Diaframma di Milano esponendo, nel rapporto tra produzione e consumo, un migliaio di cilindri trasparenti contenenti altrettante fotografie anch’esse trasparenti intese come frammenti del consumismo di allora nel dualismo tra immagini della ricchezza e della povertà.

Nel 1974 alcune sue fotografie sono acquisite dal Moma di New York. Nel 1975 ha pubblicato la ricerca “Matera, immagini e documenti” e nel 1979 il libro “Misurazioni”, a conclusione di due anni di lavoro in un laboratorio-scuola da lui ideato per la Regione Basilicata. Dagli anni Novanta a oggi, dopo aver diretto dal 1991 al 2000 l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo e aver organizzato numerosi eventi culturali dedicati ai giovani artisti, come Arte e Impresa, Clorofilla e Accademie in Europa, in collaborazione tra gli altri, con Vittorio Fagone e la Gamec di Bergamo, riprende il suo lavoro d’autore.