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Modena. La Galleria civica di Modena entra a fare parte del progetto Level 0, promosso da ArtVerona, in collaborazione con 14 musei e istituzioni d’arte contemporanea italiani, per offrire supporto e visibilità ai giovani artisti esposti in occasione dell’ultima edizione di ArtVerona.

I musei coinvolti quest’anno sono 14, ognuno dei quali si impegna a promuovere un giovane artista entro il 2017 all’interno della propria programmazione attraverso un talk, una presentazione o una mostra.

La Galleria civica di Modena ha scelto Marco Maria Zanin, proposto in fiera da Spazio Nuovo, Roma.

Marco Maria Zanin, nato a Padova nel 1983, si laurea prima in Lettere e Filosofia, poi in Relazioni Internazionali, ottenendo un master in psicologia. Sviluppa contemporaneamente l’attività artistica, e compie numerosi viaggi e soggiorni in diverse parti del mondo, mettendo in pratica quell’esercizio di ‘dislocamento’ fondamentale per l’analisi critica dei contesti sociali, e per alimentare la sua ricerca tesa a individuare gli spazi comuni della comunità umana. Mito e archetipo come matrici sommerse dei comportamenti contemporanei sono il centro della sua indagine, che si snoda sull’osservazione della relazione tra l’uomo, il territorio e il tempo. Vive e lavora tra Padova e San Paolo del Brasile.

Sceglie come strumento privilegiato la fotografia, che è spesso usata mescolando tecniche diverse e superando i confini di altre discipline artistiche. Scrive del suo lavoro: “La fotografia mi aiuta a riallacciare la realtà fisica a spazi metafisici che si mescolano con i luoghi più profondi dell’identità umana, dove il silenzio, più di ogni descrizione, è la via per avvicinarci a toccare ciò che ci circonda”.

Ad ArtVerona 2016 ha presentato nello stand della galleria Spazio Nuovo di Roma alcune opere della serie “Lacuna ed equilibrio”, in cui dopo aver raccolto dei frammenti tra le macerie di edifici demoliti a San Paolo del Brasile, li ha collocati in uno spazio neutro e atemporale e li ha fotografati.

Come scrive la critica d’arte brasiliana Ana Luisa Lima: “Sotto il calore di un’altra luce, che ha portato sulla sua fotografia, l’artista punta verso l’Italia della sua memoria. E così, detriti raccolti per le vie di San Paolo diventano, per l’incanto delle forme, una pittura di Morandi. Le nature morte di Zanin ora però non parlano più del genere pittorico reso immortale dal pittore italiano, ma dell’insuperabile condizione umana che è l’anelito verso la costruzione dei suoi significati. In questa ricerca, in quanto popolo, partiamo dalle rovine. In quanto individui, dagli album ingialliti dal tempo e dalla polvere”.

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