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Brescia – Giovan Battista Manzini nasce a Padenghe del Garda il 10 luglio 1814 da una famiglia facoltosa. Si laurea a Padova nel 1841 e sarà inizialmente medico condotto a Desenzano. Manzini è anche un vero patriota: nel 1849 prende parte alle Dieci Giornate di Brescia e per questo verrà decorato con una medaglia commemorativa e nel 1859 è in città come assistente ai feriti delle battaglie della II Guerra d’Indipendenza.

Socio dell’Ateneo di Brescia, fra il 1857 ed il 1887 è primario presso il Manicomio Provinciale di Brescia. Qui conduce esami e sperimentazioni “sui bruti” – come si scriveva al tempo – lasciando diverse relazioni mediche legate alla psichiatria ed al trattamento dei pazienti.

Sono proprio i suoi esperimenti a dare il via ad una organica sperimentazione della trasfusione. Un aspetto della storia bresciana sconosciuto a molti, ma che merita almeno per sommi capi di essere narrata. Esso rappresenta infatti il primo serio tentativo, condotto su più ampia scala, dell’applicazione del metodo della trasfusione, prima di sangue animale e quindi umano, a fini curativi realizzato non solo a Brescia.

Offre anche un interessante spaccato di storia il web magazine La Goccia ideato, scritto e pubblicato dai volontari dell’Avis Provinciale di Brescia.

Una piazza di conoscenza e informazione a tutto tondo sul mondo Avis che dà conto delle donazioni, della formazioni, di bilanci, progetti e iniziative dell’associazione bresciana.

Grazie a La Goccia sappiamo oggi che sono numeri importanti ed in crescita quelli della raccolta di plasma (in Italia il 2018 ha visto un aumento delle donazioni di plasma di 4.000 kg rispetto all’anno precedente, per un totale di circa 840.000 kg), che purtroppo il numero di sacche raccolte è in diminuzione ormai dal 2015, che i soci attivi nel bresciano sono 34.382 mentre i soci non donatori sono 1.593 e che i nuovi iscritti sono passati  da 2.880 nel 2017 a 2.941 nel 2018.

E ancora che è un’associazione sempre più giovane – il 68% dei nuovi iscritti ha infatti meno di 35 anni di età – e cosmopolita visto che tra i nuovi donatori si affacciano sempre più numerosi i cittadini non italiani: il 5%.

Da oggi alcune delle notizie de La Goccia verranno pubblicate anche su Popolis. Una partnership importante che ci vedrà al servizio di un obiettivo di solidarietà e attenzione al bene comune.

Perché, come spiegano gli amici dell’Avis, donare il sangue è un gesto di solidarietà.

Significa preoccuparsi di chi sta soffrendo.

Perché il sangue non è riproducibile in laboratorio ma è indispensabile alla vita nei servizi di primo soccorso, in chirurgia nella cura di alcune malattie come quelle oncologiche e nei trapianti.

Perché tutti domani potremmo avere bisogno di sangue per qualche motivo.

Perché la disponibilità di sangue è un patrimonio collettivo di solidarietà da cui ognuno può attingere nei momenti di necessità.

Per questo le donazioni di donatori periodici, volontari, anonimi, non retribuiti e consapevoli rappresentano una garanzia per la salute di chi riceve e di chi dona.

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