Tempo di lettura: 2 minuti

Era l’8 agosto 1916, in piena prima guerra mondiale. Quel giorno il poeta fiorentino Vittorio Locchi, responsabile postale della XII divisione di stanza in Friuli Venezia Giulia, incontra un cane.

Forse un randagio abbandonato. Forse un cane arruolato in un’altra divisione e che si era perso. Lo chiamerà Isonzo quel bel cane e lo terrà con sé per sempre. E Isonzo diventò la sua ombra, in trincea come in prima linea.

Sono loro, Locchi e Isonzo ad accompagnarci in un viaggio emozionante che è anche una mostra singolare e preziosa che racconta con altri occhi la prima guerra mondiale. Una guerra vista con gli occhi degli animali.

Cani, muli, cavalli. Ma anche colombi.Oltre 16milioni furono i pelosi in guerra, di cui 11 milioni di equini, centomila cani e 200mila piccioni.

Un esercito silenzioso protagonista di una mostra – “1914/18:la guerra e gli animali. Truppe silenziose al servizio degli eserciti” – che è partita da Gorizia e sta girando l’Italia.

Centoventi fotografie originali che in gran parte appartengono a collezionisti messe insieme da Serenella Ferrari, anima del comitato “Amici dell’Arte Felice” , un gruppo di affezionati clienti del Hic Caffè di Gorizia che da qualche anno mettono a disposizione le loro diverse professionalità organizzando nel locale mostre, eventi culturali, laboratori creativi per bambini, concerti, conferenze.

“Fin dall’antichità l’uomo ha usato gli animali in guerra – spiega Serenella che incontro circondata da immagini di cani in divisa, cavalli che trainano i cannoni, piccioni viaggiatori con tanto di macchina fotografica legata al petto, come antichi droni.

“Omero narra di carri trainati da cavalli durante l’assedio di Troia – aggiunge – Alessandro il Macedone affronta i Persiani in groppa al suo mitico Bucefalo, Annibale valica le Alpi con trentasette elefanti da guerra per non dimenticare le oche sacre del Campidoglio che scongiurarono l’assalto da parte dei Galli di Brenno.

muloAnche nel corso della Grande Guerra, nonostante l’impiego di armi sempre più sofisticate e trasporti motorizzati, l’uomo non ha potuto fare a meno degli animali impiegandoli nelle mansioni più diverse per sostenere letruppe di tutti gli eserciti: cavalli, buoi, cani, gatti, muli e piccioni, animali da lavoro, da cibo e da affezione in guerra CON e PER l’uomo, trasportando armi, munizioni, equipaggiamenti, ma anche liberando le trincee dai ratti, ritrovando e soccorrendo i feriti o facendo giungere ordini e comunicazioni da e per il fronte”.

La maggior parte di questi animali – cani, cavalli e muli che la popolazione civile aveva l’obbligo di consegnare all’esercito – non fece più ritorno a casa.

Morirono sui campi di battaglia, morirono esposti senza protezione ai gas tossici, morirono per gli stenti, per le pandemie o sacrificati dai loro stessi camerati umani disperatamente affamati.

I fotografi di guerra hanno lasciato una testimonianza preziosa. Hanno documentato quale fosse davvero il ruolo che questi animali hanno avuto a fianco dei soldati di tutte le nazionalità.

Eppure, sorride amaramente Serenella l’animalosa, questi animali non vengono ricordati nei libri di storia. Restano eroi silenziosi.

CONDIVIDI
Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *