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La sua sigla richiama vagamente una nota musicale, adagiata su un rigo che si slancia nello spazio acquisito di un immaginario spartito.

Sono le iniziali dell’apprezzato artista romano Bruno Ciccacci ad accompagnare l’apporto visivo del materiale divulgativo che riguarda un suo ulteriore appuntamento espositivo, previsto a Roma, con l’inaugurazione, alle 17.30 di sabato 23 febbraio, fino al 23 marzo, lungo l’epilogo invernale che il 2019 evolve nella stagione primaverile, attraverso tutto un mese, posto a scavalco con l’incipiente periodo coniugato con le ricorrenze marzoline.

Sede dell’iniziativa è il “Museo Storico dei Granatieri di Sardegna”, al civico 7 di piazza Santa Croce in Gerusalemme, dove la rappresentazione artistica della “Grande Guerra” da parte del pittore Bruno Ciccacci, costituisce la materia attrattiva per una personale proposta evocativa di tale contingenza bellica, tradotta nella mediazione espressiva di numerose opere, visitabili, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 12, nell’ambito di una mostra, promossa da Nicolò Falchi Delitala e realizzata pure in collaborazione con Gianfranco Roscilli.

Tale interessante proposta d’incontro con quest’arte figurativa, costituisce il vernissage di una recente parte significativa della sollecitudine creativa dell’affermato pittore, accompagnata, per l’occasione, dall’introduzione storica, curata da Roberto Stopponi: “Sono evocate sofferenze e vicende umane che ci portano a riconsiderare quella orribile e drammatica realtà attraverso motivazioni storiche complesse, eterogenee, ambigue. In questo senso, sono raffigurate le ansie, il terrore, l’inconsapevolezza, la paura, il coraggio e la speranza dei protagonisti; l’invito è quello di “leggere” i contenuti delle opere esposte con la consapevolezza che, passati cento anni, non abbiamo più chi ce li potrebbe raccontare o descrivere in prima persona. A tal proposito, il lavoro dell’artista è un viatico di sentimenti umani e profondi per un viaggio tormentato della natura umana attraverso la storia. (…)“.

Bruno Ciccacci – “Gli Alpini, le Montagne e il Cielo” – 2019 – rosso acrilico, biro nera e pastello su cartone cm50 x cm70

L’accuratezza della mostra si manifesta, pure, per il tramite della disponibilità, in loco, di particolareggiate didascalie che sono esplicative delle rispettive opere raccolte in altrettante prospettive, sviluppate in una copiosa serie di emblematiche rappresentazioni diffusamente evocative, alle quali, il periodo storico che vi è trattato, rimanda a peculiari caratterizzazioni descrittive.

Ogni opera è un mondo a sè. Non si tratta di un ciclo meramente aneddotico, in avvicendamento lungo un illustrativo paradigma d’approfondimento storico, ma di una intensa applicazione personale circa un itinerario di autonome fonti di ispirazione, libere, fra loro, secondo quel partecipato anelito di autentica immedesimazione che offre maggior risalto al singolo tema, affrontato nell’ottica di una specifica ed appropriata contestualizzazione.

In questo modo, pare si offra voce alla molteplice gamma di quelle differenti memorie che possono concorrere a creare un vasto mosaico d’insieme, fatto da tante minuziose testimonianze che risultano raccolte in una medesima proporzione d’appartenenza a quella coniugazione storica dove reciproche assonanze ingiungono la cifra del profilo tematico che le rende intese in soluzioni funzionali a poterle intendere fra loro comprese.

Una laboriosa e propedeutica applicazione, eseguita nell’assimilazione della documentazione dell’epoca considerata, quale patrimonio di corrispondenze per esprimere consone e calzanti valenze evocative, va a merito dell’artista, per aver, con un bagaglio di conoscenze in materia, dato corso al notevole valore di una caratura pittorica dedicata alla “Grande Guerra”, esprimendosi, in una appassionata interpretazione di tale capitolo di storia patria, nell’estemporanea prerogativa compositiva che risulta propria di una carismatica sintesi artistica.

L’unicità del manufatto artistico è il valore aggiunto di una dedicazione ai singoli particolari interpretati, nei vari livelli attuativi di un’ottica disincantata ai quali appaiono associati, perchè, al di fuori di una possibile e pur giustificata retorica, gli stessi elementi si manifestino tecnicamente del tutto riattualizzati, in tecniche compositive sopraggiunte e personalizzate, secondo la percezione contemporanea dell’incombente versione stilistica mediante la quale tali aspetti risultano narrati.

Lo stile di Bruno Ciccacci si differenzia da quello preponderante negli anni del Primo Conflitto Mondiale che, ad esempio, ha figurativamente accompagnato molte edizioni della “Domenica del Corriere”, nel dettagliare le allora evoluzioni in atto sui campi militari, sebbene una certa analogia lo conduca, fatte le debite distinzioni, verso la corrispondenza a comunque descrivere le caratteristiche di un’epoca, sempre rivisitabile in tipiche peculiarità da poter fare illustrare.

In questo senso, paiono trovare posto, fra l’altro, sia i ritratti, come quello del caporale Giovanni Zolo e, naturalmente, fra altri ancora, del comandante Leonardo Motzo, e, su un piano fattibile di un riscontro commemorativo, come possibili esempi, anche un’affascinante e fantasmagorica proposta della “Beffa di Buccari”, e, su un versante, figurativamente più tradizionale, l’opera dal titolo “La battaglia di Bligny”, mentre, in un’elaborazione settoriale, si staglia in mostra pure la simbolica rappresentazione de “Gli alpini, le montagne ed il cielo”, profilandosi in un perdurante messaggio che abbraccia tale tradizione militare nell’alveo della storia nazionale, attraverso i più disparati ruoli d’ingaggio, in pace ed in guerra, dove il suo riconosciuto profilo, nel tessuto sociale, ne custodisce l’impronta sostanziale.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

1 commento

  1. INVITO TUTTI A VISITARE LA MOSTRA.VI IMMERGERETE ATTRAVERSO LE IMMAGINI IN EPISODI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE E SARÀ UN PIACERE RIVIVERE QUEI PERIODI .

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