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Gussago (Brescia) – “Dormi sepolto in un campo di grano/ non è la rosa, non è il tulipano/ che ti fan veglia dall’ombra dei fossi/ ma son mille papaveri rossi”, e di questi fiori, cantati da Fabrizio De Andrè nella “Canzone di Piero”, ne fa un ordinato sfoggio l’antica chiesa di San Lorenzo, ormai sconsacrata, affacciata sull’omonima piazza del centro di Gussago, quale simbolica coreografia di un mirato allestimento, realizzato dal locale gruppo alpini per una mostra interattiva, dal titolo “La memoria delle donne”, in occasione del centenario dalla conclusione della Prima Guerra Mondiale.

L’iniziativa fa parte di un più diffuso ed articolato programma di proposte d’approfondimento, circa il tema trattato, profilandosi nell’ambito delle manifestazioni commemorative racchiuse nell’insieme di una serie di appuntamenti culturali denominato “1918 – 2018 La guerra taciuta”, facenti, fra l’altro, rispettivamente capo alle proiezioni di due significative pellicole sull’argomento, previa introduzione del critico cinematografico Massimo Morelli: il film di Ermanno Olmi “Torneranno i prati”, alle ore 20.30 di martedì 30 ottobre, e, nella serata di giovedì primo novembre, alla medesima ora, il film “Soldato semplice” di Paolo Cevoli e Alessio De Leonardis.

Venerdì 2 novembre, è, invece, atteso il recital “Sospiriam il lieto giorno di Luciano Bertoli, pure stimato interprete dello stesso spettacolo, con l’accompagnamento del locale coro alpino “Zerla”, nella sala civica “Togni”, al civico 12 di via Perracchia di questa località della Franciacorta, per altro, contestualmente interessata, in tale sede comunale, dalla presenza della mostra “La Grande Guerra tra mare cielo e terra”, a cura dei gruppi “Bersaglieri”, “Carabinieri” e “Marinai” gussaghesi e delle “Guardie del Pantheon”.

A seguire, nella stessa sede della mostra “La memoria delle donne”, già caratterizzata presso il suo abside alla proiezione, non solo dei film accennati, ma pure di un documentario storico sul periodo oggetto dell’esposizione, per il tramite di un circuito sviluppato in una costante riproposizione, è prevista una pubblica conversazione con Vittorio Nichilo, alle ore 20.30 di sabato 3 novembre, annunciata con il titolo di “Storie di confine. Brescia durante la Grande Guerra”.

Quest’esposizione è aperta, con cadenza quotidiana, dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 17.00 alle ore 20.30, con ingresso libero e gratuito, presentandosi pure nei termini testualmente espressi da un apposito stampato divulgativo messo a disposizione dagli organizzatori della manifestazione: “(…) Fotografie in bianco e nero, con alcuni elementi colorati, oggetti che si tingono di “normalità”, quando nulla è più simile, a com’era prima. Sei storie di donne, poco narrate, poco conosciute e con le loro vite i loro cimeli, a ricordarci che la storia lascia sempre i suoi segni. Dalle case, non rimane che qualche brandello di muro, ma quante croci dovremo ancora piantare? Ma quante guerre dovranno ancora segnare il nostro destino? Un corridoio di papaveri rossi e qualche papavero nero, perchè, fra i dimenticati, qualcuno, fu più dimenticato di altri”.

Il percorso della mostra segue le pareti dell’ampia struttura ospitante. Principiando da sinistra per poi dar di schiena all’allestimento e far riprendere i propri passi all’uscita, una volta superato, nel lato di destra, quanto vi risulta approntato. Anche nel mezzo dell’edificio è stato realizzato un nucleo circolare attrattivo, con la proposta, insieme ad alcuni interessante reperti d’epoca, dei rispettivi pannelli afferenti le figure femminili che sono state qui focalizzate, mediante le chiare tracce di lettura che vi risultano argomentate.

Questi testi riguardano rispettivamente: Luisa Zeni, “Spia italiana durante la Grande Guerra (…)”, Ernesta Bittanti Battisti, “Giornalista, insegnante, intellettuale, più conosciuta come la moglie di Cesare Battisti. (…)”, Virginia Tranquillini, “(…) la Anna Frank italiana (…)”, Clelia Pizzigoni, “la madre dei fratelli Calvi (…)”, Maria Bergamas di Trieste, “(…) Suo figlio Antonio viene arruolato nell’esercito austriaco. Nel 1916 diserta, fugge in Italia e si arruola nel Regio Esercito. (…)”, andando pure, in altra versione, posta altrove, a specificare, su altro versante, che “(…) Le crocerossine rappresentano l’avanguardia dell’enorme sforzo delle donne italiane a sostenere la guerra. Ma una sola donna è sepolta a Redipuglia, insieme con centomila caduti tutti uomini: Margerita Keiser Parodi (…)”, attraverso un pannello in cui si legge anche a proposito dell’altro ruolo femminile che qui si è inteso mettere in luce: “(…) la donna non è solo custode della patria e della casa, né semplicemente angelo che dà sollievo e conforto, è anche oggetto di desiderio. (…)”.

Per tutte, pare, ci fosse, il, parimenti detto, “Decalogo della donna italiana durante la guerra”, anch’esso riportato in mostra, nella forma di una riproduzione anastatica su altra fonte esplicativa dei contenuti di quest’iniziativa che, dopo un lungo picchetto di manufatti floreali, nella fattispecie dei già citati papaveri rossi, termina, non a caso, con un grande manifesto incorniciato nella vitrea teca di un enorme quadro: quello che racchiude “I caduti di Gussago nella Grande Guerra”, per il tramite di una stampa d’epoca, in bianco e nero, a medaglione fotografico per ciascun personaggio, abbinato a brevi note biografiche e, naturalmente, ai rispettivi connotati del nome e del cognome.

A tutti quanti loro, militari gussaghesi deceduti nel periodo bellico della “inutile strage”, come, papale papale, aveva usato definire questa guerra il pontefice Benedetto XV, come insieme, cioè, dei morti con le “stellette”, durante tale conflitto per il quale sono dettagliati nella settuplice sequenza dislocata nella relativa esposizione del manifesto in questione, si rivolge la dedica testuale, ivi scritta: “i vostri compagni ricordandovi, con ammirazione ed affetto, hanno raccolto le vostre care effigi” ed, in una stentorea nota celebrativa, anche la frase solenne, espressa nei termini di “la civiltà futura avrà le radici nelle vostre tombe”.

Anche in relazione a tali ispirazioni, come anche in riferimento all’intera generalità composita della mostra stessa, un cartellone è presente al termine dell’esposizione, per dare la possibilità a chiunque di apporvi una propria riflessione o una traccia, comunque, di una spontanea impronta di partecipazione, quale interattiva dinamica di una libera condivisione.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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