Ad un secolo da quegli avvenimenti, un libro ne raccoglie i riferimenti che paiono funzionali a comporre una significativa sintesi di documenti riguardanti l’esperienza bellica, vissuta anche in Valle Camonica, da parte del noto scrittore Carlo Emilio Gadda (1893 – 1973), allora giovane volontario nei reparti territoriali delle truppe alpine, durante la Grande Guerra (1915 – 1918).

Per le edizioni della “Compagnia della Stampa”, gli autori, Giancarlo Maculotti e Pierangelo Ferrari, sviluppano le circa duecentocinquanta pagine del proprio lavoro d’analisi, ispirandosi ad una diretta fonte autobiografica, sottoscritta dal famoso personaggio considerata, relativamente al suo “Giornale di guerra e di prigionia”, quale vibrante raccolta memorialistica aleggiante sull’intero volume in una efficace soluzione storica narrante.

A proposito di questa importante traccia d’ispirazione cospicua, nel libro stesso si legge, fra l’altro, che “Il Giornale non è tra le opere maggiori dello scrittore, ma oltre ad essere una delle testimonianze più significative dell’esperienza della Grande Guerra, è certamente il testo più importante per rilevare la matrice della morbosa sensibilità e della misantropia che esploderanno nelle pagine della maturità e che lo condizioneranno per l’intera esistenza”.

La guerra bianca di Gadda“La Guerra Bianca di Carlo Emilio Gadda – La permanenza in Valle Camonica nelle note del Giornale di Guerra e di Prigionia 1915 – 1916” denomina a chiare lettere un’iniziativa editoriale tutta bresciana che, dopo l’introduzione a firma congiunta di Simona Ferrarini, presidente del “Distretto Culturale di Valle Camonica” e di Pier Luigi Milani, presidente del “Circolo Culturale G. Ghilslandi”, esplica il proprio specifico approccio di ricerca, patrocinato da tali istituzioni valligiane verso il particolare nesso storico trattato, localizzandolo in un dato territorio montano.

Tale contestualizzante trattazione evoca, fra l’altro, in quel tempo, una serie di aspetti connotativi dell’area camuna, posti a caratteristica cornice dei fatti concernenti ciò che è stato pure in origine documentato nell’insieme progressivo di una spontanea dinamica di appunti e di considerazioni salienti, ora presenti in una edizione di stampa suddivisa in due parti, rispettivamente affidate a Giancarlo Maculotti per “le pagine camune del testo, quelle che vanno dall’agosto 1915 al febbraio 1916”, ed a Pierangelo Ferrari per ciò che, procedendo da questi ravvisati scritti diaristici, attiene, invece, “un profilo dell’autore, dal punto di vista della personalità e della concezione della vita”.

Ne consegue che, “La vita militare” e “La vicenda umana” si compenetrano fra loro a vicenda, risultando utilmente distinte per una estemporanea versione istantanea rispetto a quei frangenti marziali nei quali un futuro esponente della letteratura italiana metteva alla prova la scelta di un proprio diretto coinvolgimento nell’immane cimento, assimilandola ad un effettivo riscontro personale, frapposto alla retorica nazionale, nell’adesione patriottica a quella propugnata risoluzione armata che, fra l’altro, l’avrebbe pure riguardato per la subentrata prigionia subita, in un’inesorabile cattività bellica, secondo un precipitare d’avvenimenti condivisi anche da tanti altri commilitoni.

La pubblicazione verte, in particolar modo, sull’intenso periodo di esordio della partecipazione al conflitto bellico da parte del protagonista di questo studio, soppesato in riferimento a quanto vi risulta fedelmente attestato in attinenza, di cui una dozzina abbondante di capitoli ne includono vari ed interessanti spunti di pertinenza, anche ricorrendo ad una utile opportunità di lettura e di consultazione, accuratamente affidata ai dettagliati riferimenti delle pagine della “Bibliografia” e di un “Indice dei nomi”.

Trattasi, nell’opera, di un interessante avvicendarsi d’anni di guerra, dei quali alcuni mesi sono affrontati in una serie di località della Valle Camonica, come Edolo, Ponte di Legno, Precasaglio e Vezza d’Oglio, che in questo libro, fra altri molteplici aspetti, sono poste in relazione al serrato impatto esperienziale, nella divisa grigio-verde, riversatosi a ricaduta su “un uomo mite e cerimonioso, impacciato e indifeso, avendogli la vita, a partire dall’infanzia e dall’adolescenza, inibito quella fiducia in se stesso così necessaria per affrontare le durezze della vita”.

Gadda_Edolo
Gadda militare a Edolo (Brescia)

Eppure, pare che, ancora leggendo l’argomentato contributo al volume di Pierangelo Ferrari, “i due anni di guerra, compresi i mesi vissuti in alta Valle Camonica, giovane sottufficiale spedito sul fronte del Tonale, siano stati i più felici della sua infelice vita (come egli stesso ammise, del resto) e che soprattutto in quella valle egli abbia ritrovato quei modi non d’oggi a cui si sentiva legato e da cui venne strappato troppo presto e troppo atrocemente”.

L’odissea bellica di Carlo Emilio Gadda era iniziata con il servizio militare a Parma, poi, dalla pianura transpadana, era seguita la conseguente assegnazione fra le file dell’esercito mobilitato sull’ossatura dell’arco alpino, attraverso le rispettive fasi di assestamento sull’Adamello, proseguendo, poi, altrove sull’Altipiano dei Sette Comuni, sul Carso, sul monte Sabotino e nei pressi del fiume Isonzo, dove la disfatta di Caporetto (“dodicesima battaglia dell’Isonzo”: 24 – 26 ottobre 1917) ne aveva rimbalzato, infine, il peregrinare combattentistico, rovesciandolo tra lo schieramento, invece, opposto, nella detenzione in Germania, sia a Rastatt che a Celle-Lager.

Il prodigarsi per una ricostruita disamina circa questo scrittore di origine milanese è sottoscritto, in un appaiato ed in un comune lavoro con Giancarlo Maculotti, da Pierangelo Ferrari, motivandone la scelta al lettore anche per il fatto che “Gadda appartiene alla non folta schiera di scrittori italiani del Novecento che ci hanno consegnato una morale delle opere degne di essere ricordate e una morale spendibile: Come Beppe Fenoglio, Ennio Flaiano, Luigi Meneghello e pochi altri”.

La considerazione, in una singolare prospettiva di concomitante recupero del ruolo, a vario livello, avuto dalla Valle Camonica, anche per alcune note personalità che vi sono gravitate attraverso il susseguirsi di una, rispetto a loro, esorbitante contingenza storica, si accompagna pure alla dichiarata sottolineatura, circa lo scrittore in questione, autore, fra l’altro, di romanzi, come, “Il castello di Udine”, “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” e “La cognizione del dolore”, secondo la quale “Chi più di lui colse, fin dalla giovinezza, uno dei tratti più peculiari dell’antropologia nazionale? Perchè il disordine nella vita quotidiana, nelle attività pratiche e nelle abitudini personali, rimanda a un più intimo disordine esistenziale e morale. Senso del dovere e autodisciplina presidiavano la sua personalità e, nello stesso tempo, naturale corollario, davano vita a un acuto fastidio per le vacue ed esibite convenzioni sociali”.

Il libro è impostato in una sorta di binari intercorrenti nell’ambito di una parallela sequenza di puntuali citazioni tratte dalla materia stessa autobiografica esaminata, con un particolare snodo di esposizione che è cruciale al contenuto narrato, a sua volta caratteristico di quella sensibile capacità di saper mettere in risalto la complessità del reale, quale intricato insieme eterogeneo di inestricabili fattori che, nella pubblicazione attesta al 18 agosto 1915 l’arrivo di Carlo Emilio Gadda ad Edolo, come “(…) ragazzo di meno di 22 anni, essendo nato a Milano il 14 novembre 1893, che ha in uggia il chiasso e le balordaggini della vita militare e preferisce spesso la solitudine, la meditazione, la lettura e la scrittura agli sgangherati divertimenti della truppa seppur selezionata per il comando (…)”.