«Credo che il pubblico mi riconosca una certa onesta’ intellettuale. Non sono ne’ un filosofo ne’ un politico, ma una persona che si sforza di restituire, sotto forma di spettacolo, le percezioni, gli umori, i segnali che avverte nell’aria
Giorgio Gaber

Manerba del Garda (Brescia) – Una voce scomoda, contro tutto e tutti. Un interprete, un autore teatrale fuori dal coro, acuto e attento, abilissimo nel dipingere e ironizzare sui comportamenti umani di una certa Italia conformista e rampante. Giorgio Gaber faceva parte di una razza in via di estinzione, quella di coloro che pensano con la propria testa. Insieme a Sandro Luporini, suo fedele collaboratore per tutta la vita, ha scritto canzoni e monologhi che costituiscono un materiale prezioso per capire l’evoluzione della società italiana.

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Manerba del Garda in collaborazione con l’Associazione “Viva Valtenesi”, presentano una serata dedicata a Giorgio Gaber, personaggio importante non solo per lo spettacolo, ma anche e soprattutto per la cultura italiana, a dodici anni dalla sua morte.

Lo spettacolo, composto da parti recitate e cantate, alterna una serie di riflessioni e suggestioni ironiche e porta in luce sapientemente gran parte della “filosofia gaberiana” con analisi dirette sulla società e sulla natura degli individui che la compongono.

E’ questo il filo conduttore della performance, intitolata “La Libertà (non è stare sopra un albero)”, che Sabato 26 settembre alle ore 21.00, sarà in scena al Teatro Parrocchiale di Manerba.

Ad omaggiare il grande Gaber sarà Sergio Mascherpa, attore professionista e abile interprete umoristico con capacità di interpretazioni fortemente drammatiche.

Mascherpa è un attore che pone l’accento sulla ricchezza del linguaggio presente nell’ampia e varia produzione artistica del sig. G. ,  scegliendo di parlare delle sue relazioni, dei rapporti con la famiglia e dell’Uomo.

La sua lettura è un omaggio alle parole di un grande artista, all’intima voce di un uomo allenato a guardarsi nel “di dentro” e restituire al “di fuori” senza tanti peli sulla lingua.”