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Mantova – Gli spazi esterni di Palazzo Ducale si accendono con le opere luminose di importanti artisti italiani e internazionali.

L’iniziativa, in programma fino al 7 ottobre, fa seguito alla prima esperienza di Art Light nel 2016 che, con la mostra intitolata “…e quando il sole cade, la città si accende”,  regala a Mantova un nuovo e originale skyline impreziosito da sculture luminose che occhieggiavano nel loggiato della Cavallerizza.

L’esposizione, curata dal critico d’arte Vittorio Erlindo, realizzata con il sostegno di Eni, partner dell’evento, presenta le creazioni luminose di Donatella Schilirò, Federica Marangoni, Nicola Evangelisti, Massimo Uberti, Edward Shuster + Claudia Moseley, Marco La Rosa, Davide Dall’Osso, Romano Mantovani Boccadoro, David Dimichele, Fardy Maes, inserite nel contesto storico della reggia gonzaghesca.

La rassegna può essere visitata dall’esterno percorrendo i sentieri che costeggiano il Castello, la Cavallerizza e il Portico della Rustica.

Le opere d’arte contemporanea dialogano quindi con la bellezza antica dei prospetti medioevali e rinascimentali. Guardando la città dal ponte di San Giorgio, cittadini e turisti potranno godere di nuovi scenari notturni, accolti dalle architetture illuminate del complesso museale e da figure immaginarie che animeranno le acque dell’ampio fossato.

“La Biennale – spiega Peter Assmann, direttore del Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova – illumina creativamente alcuni dei più prestigiosi spazi esterni di Palazzo Ducale: il prato della Cavallerizza e il loggiato di Eleonora, il porticato sotto la Palazzina della Rustica opera di Giulio Romano e il fossato del Castello di San Giorgio”.

“La luce disegna e colora le cose, i paesaggi, gli ambienti, le città e la vita degli uomini – sottolinea Vittorio Erlindo, curatore e ideatore della manifestazione. La sfida eterna tra il buio e la luce è in continuo divenire e mai si concluderà. L’uomo, nella breve storia della sua apparizione sulla terra, si è reso protagonista di continue invenzioni che ci consentono oggi di illuminare ed essere illuminati 24 ore su 24.

Dopo secoli di studi e ricerche per avere più luce artificiale, tuttavia, è propria di questo tempo la costruzione in laboratorio del buio assoluto, che sembra tuffarci in quella tenebra primordiale che la scienza ha immaginato esistere prima della comparsa delle stelle, e che sembra riportarci all’origine profonda di noi stessi e dell’universo. Un altro modo per rammentarci che, senza il buio, la luce non apparirebbe e che, senza luce, nulla sarebbe accaduto nella lettura dell’universo: entrambe essenze inscindibili della natura, indispensabili per comprendere il contemporaneo”.

A corollario della Biennale, sono previste la produzione di un docufilm e la pubblicazione di un catalogo con immagini e testimonianze, in grado di documentare l’intero progetto attraverso lo sviluppo delle singole opere, dalle fasi iniziali sino all’installazione finale.

 

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