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Brescia – La Madonna era apparsa a Cossirano, nel territorio del Comune di Trenzano, nella zona campestre che confina con Castrezzato, in pieno ovest bresciano. A riferirlo era “Il Giornale di Brescia” del 30 giugno 1953 che si faceva editorialmente portavoce della novità, allora ormai deflagrata dalla località interessata, nel modo in cui la stessa contingenza era stata sul posto rilevata, attraverso la conclamata esperienza di quei fanciulli dai quali era stata affermata.

Nel tempo a venire, di un’antica santella, il profilo della strada di campagna che era stata teatro della visione a più riprese sperimentata, ne ha poi proporzionato la presenza di un’altra, d’analoga matrice devozionale, poco distante da quella che, insieme all’accennata apparizione, era risultata correlata.
Due sono attualmente i differenti manufatti che innalzano, da un lato all’altro dei bordi rasenti i fertili appezzamenti coltivi, le sedi di alcuni manifesti segni religiosi, contraddistinguenti le vicinanze con la cascina “Fenil Nuovo” attraverso ispirati riferimenti contigui.

Come solitamente accade nelle dinamiche nelle quali la realtà trascendente pare sia catturata da una convinta asserzione circa un intercorso contatto con la dimensione promanante dalla verità immanente, materializzatasi nell’evanescenza di una manifestazione mistica corrispondente, l’autorità di pubblica sicurezza ne aveva monitorato l’effettiva portata incombente, anche per appurarvi, circa questo caso, se si trattasse o meno di vizi, da virtù travestiti, nella loro compenetrata espressione coesistente.

Relativamente a questo aspetto, fra le righe dell’articolo del giornale accennato, messo in pagina con il titolo “L’estate accende un’immagine negli occhi azzurri di una bambina”, era rappresentata “una gran folla trattenuta dai carabinieri ai margini di un campo di granoturco appena spuntato, e nonostante il blitz dell’Istituto dell’Arma, i ragazzi riescono a filtrare, si inoltrano dentro l’ombra fitta di un filare e s’addentrano di corsa, invano chiamati dalle loro mamme”, alludendo all’immagine di un composito tripudio di persone dove il tema religioso pare facesse vibrare, insieme al movimento di un incontenibile trasporto popolare, anche il concomitante dispiegamento delle forze dell’ordine che, della Benemerita, erano istituzionalmente in capo ad un locale bacino d’afferenza territoriale, gestito dai militi nella caratteristica divisa d’antico stampo militare.

Cappella_votivaL’estensore della menzionata fonte giornalistica, probabilmente intervenuto sul posto di persona, inseriva, nell’affresco delle impressioni rilevate a margine delle tante sfumature che all’apparizione parevano rapportate, anche la spontanea considerazione maturata sul campo da chi cercava di affrontare questa evenienza per nulla preventivata: “Il brigadiere Tarcisio Giomo che sembra il personaggio di un film di Folzano dice che questa non ci voleva, siamo appena in sei alla “stazione” e dobbiamo badare a sei Comuni ed altrettante Frazioni: C’è sempre qualche novità!. L’affittuale Vignoni è più ottimista. Dice che passate queste feste la gente tornerà a lavorare e avranno finito di pestargli il granoturco appena nato e se qualcosa c’è di vero la rivelazione verrà dalla Provvidenza”.

Nelle fasi tumultuose di quei giorni lontani di inizio estate, durante i quali un gruppo di fanciulli asseriva di vedere, in certi momenti, la Madonna, in prossimità della santella di “San Brancato”, sembra che il compito di svelare la veridicità della loro intemerata condotta di incontenibile fascinazione, abbia avuto nei Carabinieri i primi interlocutori ufficiali per cercare di dipanare i fatti e la natura della misteriosa situazione, come ancora si legge tra le pagine dell’allora unico quotidiano bresciano, nell’edizione rinvenuta, circa questa circostanza persa fra le cronache del 1953, dal giovane Michael Tran che, a Travagliato, collabora con una avviata regia di ricerca storica, promossa da Giuseppina Verzeletti, per la restituzione al presente di quanto era stato di pertinenza con quel fenomeno sorprendente: “(…) Ci fermiamo invece al punto d’erba del sunnominato brigadiere Giomo il quale ha interrogato a lungo, nella sua dichiarazione, non solo la bambina Maria Targa, ma anche quattro piccoli compagni che erano con lei giovedì a far pascolare le oche nei pressi dell’albero fronduoso: la sorellina Agnese, Matteo Bianchi, Paola Boni, Luigia Marchina. I piccoli, pur minacciati di grandi castighi, qualora avessero raccontato bugie, sono stati concordi nel riferire, in ogni particolare, come si è svolta davanti ai loro occhi la Folgorante Visione. E tutto ciò sta scritto a verbale”.

In questo modo, fra quel tipo di incartamenti che solitamente erano intrisi dei più disparati eventi, legati anche ai più drammatici ed ai più prosaici frangenti, spesso rilevati a ridosso delle azioni di malviventi, ci finivano, invece, come Gesù, in mezzo ai ladroni, pure la Madonna con i suoi piccoli discepoli accondiscendenti.

Sembra fossero quattro, Cascina_FenilNuovoal tempo dell’uscita in stampa di quest’edizione giornalistica del 30 giugno 1953, le avvenute apparizioni: la prima, attribuita alle ore 16 del 25 giugno, seguita da altre due nei giorni a venire, fino a quella del 29 giugno successivo che, fra l’altro, era spiegata nell’articolo sopra citato con la relativa ed, a quanto pare, ormai ricorrente descrizione, pure correlata dalla specificazione, invece, propria del giorno corrispondente alla sua recepita manifestazione: “La bella Signora, vestita di bianco che sfolgora in un alone di luce, cinta alla vita da una serta di fascia azzurra, dietro le mani giunte si scopre la corona del rosario, e un’aureola di stelle fa da cornice ai capelli. La signora parla sommessamente e raccomanda la preghiera. Ieri, la Signora ha detto alla piccola Maria di pregare per “chei che va drè ai ris”, che sarebbero poi le mondine”.

Come attestato anche nel “Giornale di Brescia” dell’indomani, primo luglio, la giovane protagonista, catapultata alla ribalta dell’intreccio dei fatti rasenti uno sguardo incantato verso il cielo, era “Maria Targa, la bambina tredicenne che in questi giorni “vede” una “Signora di luce” accanto ad un’antica cappella di Cossirano”, pure descritta nel giornale del giorno prima, mediante quanto di lei era parso rimarchevole al cronista: “E’ una bambina di tredici anni ( e ne mostra un paio di meno) dagli occhi azzurri e furbeschi, dai capelli biondi e ispidi, vestita con abito azzurro di disegno scozzese”.

La sua storia si era spinta oltre quel “filare di platani”, dove sembra si sia verificata l’apparizione “presso il tronco di uno degli alberi che si alza poco discosto da un’antica “Santella” dedicata ai morti di San Brancato”, catturandole lo sguardo verso l’alto, nel periodo del solstizio d’estate che, alla luce straripante relega la maggior parte del tempo, gravitante nella proiezione di quei giorni risolti, in questo documentato fenomeno, anche nel coinvolgimento del popolo devoto, in seno al materno ideale mariano, fideisticamente inteso in un monito supremo di speranza perenne.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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