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E’ in corso a Cosenza la mostra “Mc Mafia: mafia, camorra e ‘ndrangheta nella storia del fumetto” allestita nel Museo del fumetto gestito dalla cooperativa Cluster e dalla provincia di Cosenza.

Si tratta della prima mostra-racconto, un’ampia e ricca vetrina, sul fenomeno criminale e sull’impegno della società civile contro le mafie. Un excursus storico e socio-culturale raccontato con i fumetti: dalle storie fantastiche di Dylan Dog alla reale esperienza di don Peppe Diana, Peppino Impastato, Falcone e Borsellino e tanti altri ancora.

In mostra anche una sezione speciale con storici oggetti appartenuti a Lollò Cartisano, Giuseppe Tizian, Rocco Gatto, Cecè Grasso, tutte persone che la mafia l’hanno vista in faccia e l’hanno combattuta; alcuni di loro ne sono pure rimasti vittima.

“Mc Mafia – spiegano gli organizzatori – è uno sguardo inedito e globale sulla rappresentazione delle mafie nella produzione fumettistica che va dal secondo dopoguerra ad oggi. Un grande lavoro di ricerca che raccoglie le opere originali, 90 di oltre 40 autori, distanti tra loro per provenienza e stili, con l’obiettivo di mostrare come i fenomeni criminali siano stati raccontati nel corso degli anni e come è cambiato l’immaginario”.

Dalla narrativa pura al giornalismo d’inchiesta e alla satira, tre le sezioni in cui si divide “Mc Mafia”: la prima comprende le strip realizzate nel secondo dopoguerra, con le tavole di storici personaggi come Dylan Dog dove appaiono surreali rappresentazioni del fenomeno mafioso e si prosegue con le avventure poliziesche dell’agente della squadra omicidi della polizia di New York, Nick Rider, lo storico personaggio nato dalla matita di Claudio Nizzi che pagina dopo pagina si muove in atmosfere che ricordano la Little Italy raccontata ne “Il Padrino” di Francis Ford Coppola.

La seconda sezione è invece dedicata alla satira e realizzata con l’aiuto dei giornalisti Giampiero Cardarella e Sergio Nazzaro.

Ospita le opere di autori come Riccardo Mannelli, Natoli, Mauro Biani e Natangelo: la mafia in questi casi non è più rappresentazione del male ma racconto della realtà, cronaca del quotidiano e memoria da conservare del tempo in cui le mafie si sono radicate nel nostro Paese.

In mostra anche illustrazioni e disegni che raccontano la parte più intima e più nascosta del fenomeno.

La terza sezione, infine, racconta il presente attraverso l’esposizione di tavole tratte da fumetti più recenti. La maggiore attenzione verso le tematiche dell’antimafia, ha infatti portato molti fumettisti a mettere da parte il racconto di “padrini” e “picciotti” per disegnare vita e memorie di chi le mafie ha provato a combatterle.

È il caso delle ‘graphic novel’ pensate dall’Associazione daSud ed edite nella collana “Libeccio” di Round Robin Editrice o come nelle monografie pubblicate da Becco Giallo con fumetti dedicati alla vita di Pippo Fava, Peppino Impastato, Don Peppe Diana e altri eroi dell’antimafia.

La mostra resta aperta fino al 26 marzo.

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Redattore Sociale
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