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Brescia – Con il 2012, a Maclodio coincidono i numeri dispari, della settima edizione della manifestazione quinquennale, evocativa della pugnace ed omonima ricorrenza, con quello dalla cifra invece pari, attraverso la duplice e congiunta proposta dei due libri dal titolo, rispettivamente, di “Maclodio e la sua battaglia – Immagini e divagazioni”, realizzato a cura di don Giuseppe Fusari e di Elena Frosio, e “Gli Ottone – La battaglia della vita”, romanzo storico, di Pietro Orizio.

L’iniziativa libraria bifronte intende ulteriormente fissare, sul piano documentale, il lavoro di ricerca colto sul versante della storia, della letteratura e dell’arte, nel riflesso culturale, desumibile a proposito della fatidica battaglia che è stata combattuta in terra bresciana, fra milanesi e veneziani, il 12 ottobre 1427, secondo quell’ingente proporzione destinata, fra l’altro, a continuare a confermare nel tempo la propria storica individuazione, in un modo coincidente con la denominazione della tradizionale località, ad essa da sempre corrispondente, in una precisa ed in una comprovata contestualizzazione.

Entrambi pubblicati dalla Compagnia della Stampa di Roccafranca (Brescia), ambedue i libri sono stati presentati nella medesima sede divulgativa, nell’ambito di una stessa corale presentazione, avvenuta, nel corso degli appuntamenti celebrativi, approntati per la settima rievocazione, nel “Castello di Maclodio”.

Grazie alla collaborazione della locale famiglia Zanotti che ha reso disponibile il salone dell’antica struttura gentilizia, insieme al sindaco Marcello Orizio, la folta rappresentanza dei relatori, intervenuti nella particolare circostanza, ha interpretato i termini dell’interesse espresso da parte della cittadinanza che, tra il numeroso pubblico, ha sperimentato la specifica corrispondenza nella proposta presentata di Amministrazione Comunale, Pro Loco, Comitato Culturale, “Rotary Club Brescia Sud Ovest Maclodio” e “Fondazione Lorenzo Zirotti”, a regia di una riuscita aderenza con il proprio territorio di pertinenza.

Dopo le parole introduttive e di benvenuto del locale assessore alla Cultura, Andrea Loda che ha, tra l’altro stabilito nel “riverbero della battaglia” il campo della ricerca, a favore della fissità durevole della documentazione tradotta nel libro “Maclodio e la sua battaglia – Immagini e divagazioni”, alla quale si accompagna l’interessante reinterpretazione del medesimo evento, nell’ambito di una vicenda di fantasia scritta nel romanzo “Gli Ottone – La battaglia della vita”, la presidente della “Pro Loco”, Maria Cristina Rivetti, ha precisato come, la stampa delle due opere pubblicate, fosse un traguardo ormai atteso, per dare corso al lavoro coltivato per il tramite della laboriosa applicazione degli studiosi che ne hanno reso possibile il risultato ed anche per incontrare, al giro di boa del lavoro ultimato, i nuovi talenti e le giovani personalità d’impegno coinvolte nel progetto.

Progetto nel quale il presidente del “Comitato Culturale”, Angelo Ravelli, ha identificato nei giovani, nella qualità degli autori dei saggi inseriti nell’articolato paradigma del testo, il valore aggiunto del libro, dedicato alla trattazione dei vari contesti culturali nei quali l’eco della battaglia di Maclodio si è infissa in modo diverso, stemperandosi in un vasto complesso, utile ad essere da innesco a studi dedicati alle diramazioni di una stessa base, ispirata a quel particolare contesto in cui anche la narrativa, alla quale la storia ha derogato maggior margine di immaginazione, ha contribuito, con un appassionante romanzo d’invenzione, ad una eloquente traccia di intellettuale affezione e di apprezzata partecipazione, parallelamente al generale lavoro invece di ricognizione, effettuato da alcuni esponenti locali delle attuali giovani generazioni universitarie.

A questi protagonisti delle ricerche funzionalmente espletate, suddivise armoniosamente per aree macrotematiche, si è riferito, durante la presentazione, don Giuseppe Fusari, docente universitario e sacerdote al vertice del Museo Diocesano di Brescia, attribuendo loro il risultato “bello ed importante” di un “livello buono”, riguardante un libro che “doveva uscire con uno spessore tale da potere essere da contrappunto alle immagini che andava ad evocare e che al tempo stesso avrebbe dovuto fornire immagini più ampie rispetto al solo paese d’analisi ed ai personaggi trattati che in effetti non si sono rivelati solo locali”.

Ancora sul mondo giovanile alla ribalta di una elogiata, incoraggiata ed accolta produzione di stima deduttiva, d’ascendenza archivistica e di elaborazione documentaristica, ha posto l’accento Camillo Barbera, appassionato cultore di storia locale ed autore, fra l’altro, della nota introduttiva al libro “Una storia una tragedia – Maclodio 1427”, pubblicato anche nella veste di ristampa anastatica de “Il conte di Carmagnola” di Alessandro Manzoni, nel settembre del 1997, in occasione di una fra le trascorse edizioni della rievocazione storica, messa in atto nel paese teatro del quattrocentesco scontro fra le confinanti parti avverse dal quale ne è sortito il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia sul territorio bresciano per i vari secoli a seguire.

Augurando che alla festa celebrativa, approntata per il 2012 ne possano seguire altre, Camillo Barbera ha spiegato come contestualmente al lavoro di un gruppo di giovani si possa rilevare nel libro la persistenza del messaggio che la stessa opera manzoniana, dedicata al condottiero vittorioso nella battaglia, esprime nei valori, fra gli altri, dell’abolizione della tortura, della critica verso la guerra, anche e, se soprattutto, avvinghiata alla violenza fra connazionali.

Al contributo apportato da Mauro Berselli, tra le circa centotrenta pagine del libro “Maclodio e la sua battaglia – Immagini e divagazioni”, don Giuseppe Fusari ha attribuito gli aggettivi di “frizzante nello stile espositivo” e di “puntualissimo” nei rilievi desunti dalla ricerca storica, rivolta ai fatti che hanno costruito il passato di Maclodio dalle prime testimonianze nel secolo appena seguente l’anno Mille, fino all’epoca contemporanea, come due facce di uno studio che si può compendiare in una riuscita duplicità di funzionale esposizione, circa la qualità fruibile nell’elaborazione nozionistica complessiva.

La storia, osservata sul territorio, ma analizzata nell’ambito specifico di una plurima fonte archivistica, distribuita in varie sedi istituzionali di conservazione della memoria, ha avuto una peculiare e solida materia di attinenza con quanto desunto da Gloria Maria Tenchiri, a tutto campo d’azione, circa il vasto raggio maggiormente rilevabile possibile, riguardo l’insieme di ciò che a Maclodio conduce in notizie, tratte da molteplici documenti antichi, sia presso l’Archivio di Stato di Brescia, quanto anche, in altre forme d’approccio analitico, negli Archivi di Stato, rispettivamente sia di Milano che di Venezia, come pure in ambito strettamente locale, in quello della parrocchia di Maclodio, dedicata a San Zenone, e di quello comunale, oltre agli ambiti mirati, per un’analoga ricerca di ricognizione contenutistica, nelle omologhe sedi diocesane.

L’arte affiora in modo caratteristico, legata all’invalso retaggio folcloristico, ed al tempo stesso connessa allo studio tecnico compositivo e stilistico, attraverso la dotta parte che Elena Frosio dedica nel libro, pubblicato a compendio delle opere di più autori, in merito al quadro, collocato sul soffitto della “Sala del Maggior Consiglio” nel Palazzo Ducale di Venezia, che, per mano del pittore Francesco Bassano rappresenta fin dall’anno della sua realizzazione, stabilito nel 1578, l’iconografica celebrazione della vittoria delle truppe veneziane su quelle milanesi, nella conclamata battaglia di Maclodio, omaggiata dall’artista cinquecentesco, secondo un impianto espressivo in cui sembrano esserci, oltre agli elementi cari alla committenza voluti per l’opera, anche quei curiosi aspetti legati all’intelligenza creativa dell’estensore del manufatto artistico nei quali trovare allusione a motivi di intrigante e di simbolica compenetrazione.

Ancora nell’arte, la celebrata ricorrenza del cinquecentottantacinquesimo anniversario della battaglia di Maclodio, ha trovato riferimento per ciò che ha ispirato la ricerca di Tiziana Ravelli in ordine al contribuito figurativo offerto dall’artista Cento Rossi di Lograto (Brescia), riguardo l’interpretazione pittorica che l’autore ha voluto rendere all’evento militare Basso medioevale, secondo una visione che pare porsi fra il contemporaneo ed il classico, utilizzando, attraverso la tecnica dell’affresco una pacata narrazione espressiva “dal segno realistico, ma non reale”, con allusioni alla metafisica del tratto stilistico, pure accarezzante modelli di fattura quattrocentesca, nei quali è visibile l’idea della battaglia sviluppata “nell’aura del classico, nel segno contemporaneo”.

Durante la presentazione del libro “Maclodio e la sua battaglia – Immagini e divagazioni”, l’argomento di ricerca recante per lo più evidenza, invece, alla tragedia, scritta da Alessandro Manzoni, nel merito del condottiero che a Maclodio aveva guidato le forze del Leone di San Marco alla sospirata vittoria, dal titolo “Il Conte di Carmagnola”, è stato proposto all’attenzione dei presenti, nella divulgazione dei due saggi, su di esso ricorrenti nella pubblicazione, per il tramite di quanto scritto sul tema, tanto da Mauro Berselli, a proposito della biografia manzoniana, legata alla ricostruzione della tragedia, documentando alcune lettere dell’epoca, quanto da Tiziana Ravelli, nell’assicurare alla sfera della letteratura l’immagine di ciò che in tale disciplina, a proposito della nota battaglia, più vi si configura.

Ad ulteriore trattazione dell’insieme artistico, stagliatosi a sfondo dell’alone di storica reminiscenza pervadente la tensione rievocativa dell’antica contingenza, don Giuseppe Fusari, offre, nella pubblicazione della “Compagnia della Stampa”, un’analisi di critica d’arte riguardante due opere distinte, ma dallo stesso titolo di “La Battaglia di Maclodio”, che l’artista bresciano Oscar Di Prata (1910–2006) aveva rispettivamente dedicato, l’una con un dipinto ad olio e l’altra con un guazzo, a quanto, in un’analoga ispirazione, anche il pittore Giovanni Repossi di Chiari (Brescia) aveva pure affrontato, a suo modo, sul campo della propria intuizione creativa, attraverso la realizzazione invece di un’acquaforte su zinco.

Con quest’opera, l’autore pare abbia trasposto lo scontro delle armate, confliggenti sulla pianura di Maclodio, “sul piano dell’evocazione leggendaria, baluginante”, come, tra l’altro, scrive Fausto Lorenzi, nel suo contributo di riflessioni, rivolto al compianto autore clarense, scomparso ad inizio del 2012, ed a cui il libro riserva un apposito capitolo, contiguo a quello riferito a Di Prata, per l’attestazione delle espressioni dei due autorevoli esponenti dell’arte bresciana, limitatamente ad un evento, celebrato a quinquennale scorrimento nelle locali manifestazioni, per un eclettico intento di assolvimento culturale e di sinergico assortimento, speculare alla cultura del tempo.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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