Brescia – Otto come i figli di Lech Walesa. Tanti sono stati i viaggi che Gabriele Abastanotti, già segretario generale della FIST CISL (Federazione Italiana Sindacati Trasporti – Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori) di Brescia, ha compiuto in Polonia negli anni coevi all’affermarsi del sindacato polacco “Solidarnosc”, al fine di solidarizzare con tale nuovo corso popolare, instauratosi nel cattolico Paese dell’Oriente europeo, pure particolarmente considerato da papa Wojtyla in una solidale compartecipazione, a favore dell’emancipazione sociale e democratica della propria terra natìa.

La sintesi di una vicenda personale, vissuta in una condivisione plurale, secondo un’organizzazione strategicamente vocata ad un fine valoriale, è racchiusa nel libro dal titolo “La mia Polonia – Diario di viaggio 1982 – 1991” che Gabriele Abastanotti ha scritto a margine di tale sua pluriennale esperienza, confezionata infine nella veste tipografica realizzata dalla “Compagnia della Stampa”, in collaborazione con la “Fondazione San Benedetto – educazione libertà sviluppo”, attraverso il coordinamento editoriale di Piergiorgio Chiarini e per il tramite del qualificato supporto offerto dalla giornalista Maria Paola Pasini, per i preziosi suggerimenti forniti all’autore.

Centosessanta pagine, illustrate da varie immagini che documentano didascalicamente l’evolversi di un circoscritto spettro temporale, aprono un varco oltre quel confine tra sistemi contrapposti che definiva lo scacchiere geopolitico dell’epoca trattata, secondo una significativa e diretta testimonianza contestualizzata nell’insieme contemporaneo ai fatti stessi con i quali tale esplicita realtà è evocata.

Quanto è attestato nell’eco delle ingenti manifestazioni delle maggiori cronache polacche del tempo è pure rapportato all’interazione che con esse l’autore ha imbastito a più riprese, come scintilla aleggiante su un vasto crepitare di fiamme accese, quale trasposizione simbolicamente figurativa degli allora sommovimenti in atto per le molteplici rivendicazioni nazionali che in tali frangenti si trovavano sospese.

A tal proposito scrive, fra l’altro, Gabriele Abastanotti nella premessa del suo libro: “Il contenuto di questo manoscritto non ha particolari ambizioni, se non quella di trasferire su carta le motivazioni che mi hanno indotto a promuovere e partecipare a iniziative solidali con i lavoratori, le famiglie e le Parrocchie polacche”. Una precisazione che, nell’efficace piglio di uno stesso esordio narrante, l’autore esplicita fin dalle righe iniziali del primo, fra gli otto capitoli, con i quali i suoi ricordi pubblicati risultano complessivamente strutturati: “Al fine di non dimenticare una fra le migliori esperienze che ho potuto realizzare nel corso della mia attività sindacale, cercherò qui di seguito di narrare quanto vissuto nei miei ripetuti viaggi di solidarietà verso le famiglie polacche, sostenuto dal Gruppo di Solidarietà Internazionale, promosso e costituito presso la Cisl del Comprensorio Sindacale del Garda – Alto Mantovano”.

Questo intento memorialistico, oltre ad una rosa di personalità concorrenti a dar sostanza agli stessi eventi, pare abbia anche un “nume tutelare”, come autorevole figura verso la quale Gabriele Abastanotti rivolge al lettore l’evidente indicazione per un’ulteriore interpretazione, espressa nella chiave ideale di quei riferimenti che hanno concorso a creare la ramificazione degli interventi da lui promossi in quella terra straniera, caratterizzata da una storica contingenza implosa a suo snodo epocale, in relazione alla quale scrive nella pagina, appena dopo il titolo dell’opera, che “Voglio dedicare questo libro alla memoria dell’amico Giacomo Rosini, prematuramente scomparso, con il quale ho condiviso svariate iniziative solidali e del quale conservo tuttora un chiaro e meraviglioso ricordo”. Parlamentare bresciano, pure vicepresidente della “VI Commissione Finanze e Tesoro” per la IX e per X Legislatura, Giacomo Rosini (1942 – 2001) è per l’autore un emblematico esponente del fulcro significante di quanto il giornalista Massimo Tedeschi, nell’introduzione al libro “La mia Polonia”, spiega nel focalizzarne il nucleo argomentativo, precisandone il più saliente richiamo a cui lo stesso mezzo narrante si rende esemplificativo: “Solidarnosc in polacco significa “solidarietà” e proprio la solidarietà – con tutto ciò che di spontaneo, immediato, bello ed umano comporta – è il vero tema di questi diari di viaggio che annoverano incontri e piccoli gesti, disagi e grandi paure, sospetti e forti idealità che si riflettono nei tre incontri con Lech Walesa, fino al quarto – mancato – con l’amico elettricista, ormai non più capopopolo a Danzica, ma presidente a Varsavia”.

Per l’intraprendente compagine bresciana il primo viaggio si compie nell’ottobre del 1986, con partenza da Desenzano del Garda ed arrivo nella città di Lodz in terra polacca, dopo aver oltrepassato i confini dell’Austria e delle allora Germania dell’Ovest (BRD) e Germania dell’Est (DDR), avvalendosi della partecipazione di un gruppo di volontari, tra i quali Enzo Torri, attuale segretario provinciale della Cisl, mentre nella continuità di un riuscito impegno, sancito dai contatti con gli esponenti locali di Solidanosc e con le autorità ecclesiastiche del posto, la seconda trasferta si concretizza nell’estate del 1987, ma è con il terzo viaggio, del giugno del 1988, che si circostanzia a Gdansk l’ormai ennesimo incontro fra i bresciani e Lech Walensa, già insignito del Premio Nobel per la Pace nel 1983, con il distinguo però, in tale occasione, di una più formale cornice istituzionale, essendo che, nella delegazione, era pure presente l’onorevole Giacomo Rosini, latore, fra l’altro, di un messaggio al leader polacco: “L’incontro presso la Parrocchia di Santa Brigida si svolge nella massima disponibilità delle parti. Per l’occasione Lech Walensa si presenta deciso e pieno di energie senza alcun timore di parlare e rispondere a ognuno di noi e senza minimamente pensare alla differenza dei ruoli. Nonostante il peso dei mille impegni che lo assillano, con molta chiarezza e semplicità traccia un quadro degli obiettivi che si prefigge per l’imminente futuro e quanto Solidarnosc nel suo insieme stava perseguendo. Dal canto suo l’on. Rosini, prima di concludere l’incontro, gli consegna un messaggio del presidente del Gruppo Democristiano alla Camera, on. Mino Martinazzoli, al quale lo stesso Premio Nobel si impegna a valutarne i contenuti e rispondere personalmente”.

Il libro ha avuto stampa accurata e piacevole estrinsecazione tematica pubblicata nel tempo in cui sono disponibili ora quei mezzi, anche sofisticati che, all’epoca dei fatti documentati fra le sue pagine, non erano ancora strumenti di massa, nella misura nella quale oggi paiono pure scontati ed inflazionati, come, nel campo della comunicazione, il cellulare, e nell’ambito degli spostamenti, il navigatore satellitare, nel contesto di un’opportunità di viaggio e di contatti che allora si scontravano con il monolite politico di un’estesa fetta d’Europa contrapposta, nel proprio baricentrico oriente, a quella dell’occidente atlantico, più che mediterraneo.

Tempi nei quali, pure osservando la cartina geografica europea, subentrava una lettura potenzialmente pervasa da un fascino esotico circa quelle terre che la scuola, i mass media, la politica spiegava seguissero altri metodi di organizzazione e di differente schieramento internazionale, tanto che i subentrati cambiamenti poi a venire, oltre a rappresentare le novità implicite di un rimodulato assortimento, hanno sdoganato notorietà e conoscenza, attraverso un vicendevole scambio culturale diversificato in un ineluttabile ed in un perdurante corso di molteplice abbinamento, a vari livelli di interagente appaiamento.

Con i mezzi, allora a disposizione, i vari convogli di aiuti umanitari dei motivati volontari, coordinati da Gabriele Abastanotti, hanno attraversato quella fase storica che era giunta nell’imminente gemmazione di un passaggio dall’effetto transnazionale che, anche al di fuori dei confini polacchi, ha riversato il significato della propria determinante portata sostanziale che, in un affresco diaristico, anch’esso attinto ad esempio dal terzo viaggio compiuto, offriva intanto all’autore il poter scrivere: “In prossimità delle frontiere e prima di entrare in Polonia, la carovana si divide al fine di facilitare sia al gruppo di Luigi sia al mio, il rispetto degli itinerari in precedenza fissati. Con me vengono Chiara, che viaggia al mio fianco sul furgone concessoci dalla USSL n. 39 di Gavardo, e Quinto con Sergio che viaggia sul furgone messo a disposizione dalla USSL n. 46 di Castiglione delle Stiviere. Mentre il gruppo guidato da Luigi entra in Polonia per effettuare una prima consegna alla parrocchia di Szprotawa, il mio prosegue fino a Szczecin. Successivamente loro avrebbero proseguito alla volta di Lodz dove erano attesi da don Ireneo Kulesza per un primo incontro con i locali dirigenti di Solidarnosc”.

Tra ricordi, fra molti altri, di aurore boreali, nidi di cicogne sui camini delle case, sterminati campi di fragole, carri trainati da cavalli carichi delle diffuse barbabietole da zucchero, l’inspiegabile “miracolo delle ciliegie”, la memoria dell’autore struttura nel libro specifiche contestualizzazioni legate anche alla realtà religiosa incontrata, come nelle località di forte devozione mariana, esemplificabile fra tutte con Czestochowa presso la cattedrale di Jasna Gora, e connesse ad un tessuto sociale che si andava ad abbracciare in assonanza all’ispirazione di quella solidarietà, assurta a “nomen omen” della denominazione stessa del noto sindacato polacco, protagonista dei fatti tumultuosi sui quali riversava i propri intenti, che pare potersi trovare simboleggiata nel significato del dono che i nostri volontari, in trasferta con Gabriele Abastanotti, hanno consegnato a Lech Walesa, nel dicembre del 1988, nei termini di “una spilla in oro raffigurante una colomba in volo. Per noi stava a significare la libertà che sognavamo per una nuova Polonia”.

Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.