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Vallecamonica (Brescia) – Il fiume Oglio e le montagne camune. Una località, come Pontagna, abbarbicata su quelle alture ed il miracolo di una sorprendente e di una insperata guarigione.

Al centro la devozione a Maria, per altro, storicamente suffragata, sul posto, dalla dedicazione della parrocchia stessa a tale mistica figura, posta a riferimento di un contesto locale dove l’ispirazione mariana conservava, pure in quella metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, più di un segno riconducibile ad una fede religiosa, sviluppata in una sentita tradizione.

Il luogo in questione è in prossimità del fiume Oglio, caratterizzante l’intera estensione di quel territorio, legandosi, nel caso specifico, alla presenza di un ponte vicino, nelle vicinanze del quale è avvenuto il fatto descritto dal “Giornale di Brescia” nella duplice edizione sia di venerdì 14 dicembre 1956 che del mercoledì successivo.

Il miracolo aveva fatto notizia, lì, in alta valle, da dove la sua eco, seguendo il corso del grande fiume, aveva poi preso un ulteriore spazio di notorietà anche in pianura, materializzandosi nella stampa diffusa in provincia, per l’informazione che ne aveva implicitamente fissato in memoria una significativa traccia inspiegabile della sua stessa natura.

La ragazza era guarita in modo subitaneo, nei pressi dell’edicola mariana, indicatale in sogno dalla sua madre defunta. Una volta recatasi sul posto, la giovane Clarice Sandrini, all’epoca dei fatti diciottenne, era ritornata in piena salute, dopo essersi raccolta in preghiera con i suoi familiari che l’avevano seguita nella sospirata impresa.

Detto, fatto. Il miracolo era avvenuto, come anche, può, forse in parte sorprendere che, fatte le debite distinzioni, un evento, poi assorbito da una sfera per lo più privata, abbia a documentare ancora la sua curiosa e benigna portata, per il tramite dell’indiretta pertinenza documentaristica di una sopravvissuta carta stampata.

In tale fonte scritta, secondo pure l’attinenza di un inesaurito e sempre attuale messaggio di speranza, coessenziale alla stagione corruttibile della fugace stagione umana, si legge, per il tramite di una non meglio identificata firma, espressa nei termini di “C. Belletti”, che: “(…) Una ragazza di Pontagna, Clarice Sandrini di anni 18, secondogenita di nove figli, orfana della mamma, in seguito ad una caduta dalle scale avvenuta nove mesi fa, riportava una lesione al femore, lesione riscontrata nelle lastre del medico condotto locale il quale invitava l’infortunata all’ospedale di Brescia dove le ingessavano la gamba. Dopo la rottura del gesso, il femore presentava ancora lo stesso difetto e la Sandrini non poteva camminare normalmente; zoppicava e la gamba dolorava maledettamente.Pare che, nella clinica del prof. Mandruzzato, Clarice avesse avuto la certezza che il suo male fosse inguaribile.

Il medico condotto, dott. Scola di Pontedilegno apriva, così, la pratica perché tutto fosse tentato per il ritorno alla normalità della gamba della Sandrini, inviandola all’Istituto Rizzoli di Bologna. Infatti, tutto era già stabilito per la partenza, ma proprio la notte della vigilia, la Sandrini, in sogno, vide la mamma che la invitava a desistere dal viaggio ed, invece, la esortava ad avere fede nella Madonna, fonte sicura per la sua guarigione. “Alzati – le dice la mamma – e con il tuo papà ed i tuoi fratelli, va subito a pregarla presso la santella vicino al ponte”.

La ragazza si sveglia tutta agitata e con i familiari si reca nella piccola Cappella della Vergine, zoppicando nella notte fredda e stellata. Dopo avere recitato alcune Ave Maria, ecco che la prende un grande dolore e cade svenuta, ma rimessasi in piedi dopo pochi istanti, non sente più nulla e può camminare speditamente. La meraviglia e la gioia sono facili ad immaginarsi. Il dottore l’ha visitata oggi di nuovo ed ha trovato la gamba normale, ma per maggiore sicurezza, domani, le farà subire una visita di controllo a Brescia, presso la stessa clinica dove venne curata tempo addietro(…)”.

La compiutezza della strabiliante vicenda descritta ha in pegno la dimensione della fede, unita a quella onirica, quale via praticata nel sogno dalla coscienza per concorrere a quell’interazione ultraterrena che, in una materna soluzione, si era manifestata come motivo di incontro con il portento miracoloso di una trascendente sollecitudine, da sempre venerata ed invocata, in una orante mediazione, nella serafica figura mariana, promossa religiosamente a tale ruolo comprovato, in una evangelica ed in una spirituale attribuzione.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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