Moglie addio. A te, adesso, pensa l’abissino.
Entro questi termini pare, forse, abbia deciso il tal marito che, a detta delle cronache del suo tempo, aveva venduto la moglie, una volta che si era con lei trasferito in Africa, dalla patria lontana.

A cercare di porre rimedio alla riprovevole faccenda, l’allora prefetto di Brescia, Agostino Soragni (1829 – 1898) chiamato in causa, plausibilmente per le sue origini emiliane, dai parenti della parte lesa, per liberare la donna sfortunata, ormai al centro di un’insolita contesa.

Dalla provincia confinante a quella di Modena, dove era nato questo prefetto, giungeva la notizia, esotica nel suo contesto e singolare per la drammatica deriva esorbitante da tutto quanto vi risultava connesso, che era documentata da più testate giornalistiche, fra le quali, con un prudente accenno dubitativo, stante l’estrema stravaganza della stessa, anche quella del quotidiano “La Provincia di Brescia” del 16 giugno 1889: “La moglie di un italiano venduta ad un abissino. La notizia viene da Reggio Emilia e noi la riportiamo per debito di cronisti senza garantirne la veridicità. Un operaio di Villa Bibbiano si era recato a cercar fortuna in Africa, conducendo seco la moglie, una bellissima fanciulla che aveva sposata da pochi mesi. Laggiù, sotto il sole africano, un ricco abissino fu preso dalla bellezza della bella italiana e non riuscendo ad ottenerne le grazie alla maniera africana, ne parlò al marito, il quale accondiscese a cedergli la bella creatura per 5 mila lire. L’ardente abissino sborsò il denaro e il marito, condottagli in casa la moglie non più sua, scappò in America. Il cambio di marito pare non garbasse alla bella italiana, malgrado lo splendore asiatico e le tenerezze di che la ricolmava l’abissino, perchè un bel giorno, eludendo la vigilanza dei suoi custodi, potè scrivere ai parenti che la venissero a liberare della sua felicità. I parenti sperano di riuscire coll’intermezzo del prefetto”.

Il presunto accaduto era già stato ripreso da un altro giornale locale, nell’edizione in stampa il 14 giugno precedente, che, lungo l’affermata tradizione del servizio d’informazione promosso sotto la denominazione di “La Sentinella Bresciana”, includeva, nella cronaca trattata lungo il profilo di quanto era riferito in capo a quella giornata, gli stessi particolari propri della dinamica sopra precisata, anticipandone lo spiraglio di speranza nell’epilogo dell’articolo pubblicato, anch’esso evocativo dell’intervento prefettizio, annunciato in un’esplicita azione indirizzata all’auspicato miglior effetto conclusivo: “(…) I parenti della giovane ricorsero al nostro prefetto perchè provveda alla liberazione”.

Era l’anno del cosiddetto trattato ufficiale di Uccialli, dal nome della località etiopica dove tale documento era stato formalizzato tra Regno d’Italia e Impero d’Etiopia, anche in relazione all’ormai persistente presenza italiana in Eritrea, secondo un accordo che certamente non prevedeva compravendite sponsali, ma che politicamente si profilava in un ambito dove un certo retaggio d’antiche schiavitù pare riesumasse, a volte, i difficili travagli patiti dalle persone maggiormente indifese, nel corso storico delle più oscure stagioni umane di dignità vilipese.

Intanto, a Brescia, come ovunque, nel mondo, l’istituto matrimoniale seguitava a proporzionare i propri sviluppi, nell’assodato vincolo di una conclamata responsabilizzazione intesa pure ad ingente ricaduta sociale, al punto da suscitare la sistematica comparsa, fra le pagine del giornale, della pubblicazione di quanti contraevano, in tale città, il legame coniugale, come, a titolo di esempio, appare, nella fedele trascrizione dei coniugi che son stati, per qualcuno, parte dei loro antenati, essendo che, da quel 10 giugno 1889, di tempo ne è seguito, pure a grande distanza da ogni edizione quotidiana de “La Provincia di Brescia”, in un’inarrestabile corsa, carica delle speranze delle quali, ancora, la costante inquietudine umana risulta gravida, secondo quella tormentata gestazione che ne incorona il dibattersi, attorno ad una irrefrenabile vitalità sovrana: “Matrimoni – Atti di prima pubblicazione affissi all’Albo Comunale il 9 giugno corrente. Antoniucci Francesco armaiuolo con Miola Arpalice casalinga – Castellini Andrea domestico con Corradi Rosa cuoca – Stoperle Faustino calzolaio con Vaiarini Laura domestica – Marchina Vincenzo negoziante con Baroni Elisabetta casalinga – Fattori d.r. Paolo medico chirurgo con Bettoni Lucia possidente – Guarneri Angelo macchinista con Ferrari Giuseppa fruttivendola – Pavesi Luigi orologiaio con Zanetti Luigina civile – Orizio Angelo arruotino con Morandi Barbara agricola”.