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Trieste – Una mostra necessaria Imaginary Mountains della fotografa e giornalista Linda Dorigo ospitata al Teatro Miela.

Con l’avvio dell’operazione militare turca “Primavera di Pace” nel nord-est della Siria, i curdi si preparano a resistere alla “lotta contro il terrorismo” voluta da Ankara per distruggere le milizie alleate del Pkk in Siria.

Al centro dello scacchiere mediorientale, oggi come cento anni fa quando fecero le spese dell’accordo Sykes-Picot, i curdi, alleati degli Stati Uniti nella guerra all’Isis, vivono un nuovo tradimento da parte delle potenze occidentali. La storia si ripete, e la paura è quella di un ulteriore eccidio etnico in una Siria già devastata da otto anni di guerra.

La mostra Imaginary Mountains della fotografa e giornalista Linda Dorigo indaga l’identità curda in Iran, Iraq, Siria e Turchia a partire dalla montagna. Montagna che, oltre a rappresentare l’elemento fisico naturale in cui vivono queste popolazioni, costituisce la chiave attraverso cui i curdi sono stati rappresentati dai primi viaggiatori occidentali in Mesopotamia. La stessa chiave interpretativa fatta propria dagli stessi curdi che, per descrivere la propria condizione di popolo tradito, ancora oggi usano lo slogan “non abbiamo altri amici se non le montagne”.

Il progetto fotografico si è sviluppato tra il 2014 e il 2019 con l’intento di costruire un racconto lontano dagli stereotipi preesistenti e da quelli prosperati con l’ascesa dello Stato Islamico.

Il lavoro ha visto la partecipazione diretta delle comunità, che sono state invitate a riflettere sulla montagna e sulla propria identità in maniera partecipativa. Oltre che dalle immagini scattate dalla fotografa, la mostra si compone anche di disegni, mappe, poesie e materiali d’archivio che gli stessi curdi hanno realizzato e donato allo scopo di veicolare una narrazione di sé stessi. Un racconto corale necessario per evitare di ricadere in una visione fatta “da fuori” in cui li stessi protagonisti non avrebbero trovato voce.

Linda Dorigo, giornalista, fotografa e documentarista, ha lavorato negli ultimi dieci anni in Medioriente combinando il racconto sociale e antropologico con l’approccio dello slow-journalism. Le sue ricerche si sono focalizzate sulla fede e le minoranze etniche e religiose. Ha pubblicato il libro “Rifugio” (Schilt Publishing, 2015) dedicato alle comunità cristiane del Medioriente. Come fotogiornalista ha coperto i conflitti in Iraq e Siria e collaborato, tra gli altri, con Le Monde, L’Espresso, Die Zeit, Al Jazeera e Marie Claire.

 

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