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Parma – La duchessa Maria Luisa d’Austria, più conosciuta come Maria Luigia di Parma, moglie di Napoleone Bonaparte, ha lasciato un segno tangibile nella cultura della città emiliana. La “buona duchessa”, così viene ricordata, arrivò a Parma nel 1916 e vi rimase fino alla morte.

Dopo i numerosi eventi e manifestazioni che la città le ha dedicato lo scorso anno in occasione del bicentenario dal suo arrivo nel ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, il Cai di Parma propone un nuovo approfondimento: “La montagna e la duchessa”, un’iniziativa che vuole porre l’accento su un aspetto marginale, ma tuttavia significativo di quanto fosse importante per lei il viaggiare, un aspetto che solo in parte è stato toccato nelle celebrazioni le gite alle montagne del Ducato. Furono non solo viaggi di piacere, momenti di svago lontano dal cerimoniale di corte, ma anche di conoscenza del territorio e del modo di vivere dei suoi abitanti.

Il programma prevede lo studio e la presentazione dei viaggi della duchessa sui monti del parmense. I primi viaggi che saranno approfonditi sono quelli al Lago Santo, non solo perché sono i più famosi e meglio documentati, ma anche perché l’Alta Val Parma è certamente uno degli angoli più suggestivi dell’Appennino parmense.

Maria Luigia si recò una prima volta al Lago Santo nell’agosto del 1821. Partita da Sala, luogo di soggiorno prediletto, giunse a Corniglio il 18 agosto accompagnata dal sempre presente Neipperg, dalla contessa Wallis e dal pittore Giuseppe Boccaccio, oltre alla servitù. A Corniglio prese alloggio nel castello. Il giorno dopo si recò al Lago Santo e, senza porre indugi, salì sul Monte Braiola, non solo per godere di uno splendido panorama, ma anche probabilmente per verificare i confini di questa zona, ponendosi il monte all’esatta confluenza del confine tra il Ducato di Parma e Piacenza e il Granducato di Toscana, nonché dei comuni di Corniglio e Pontremoli. Ritornata a Corniglio per passarvi la notte, tornò a Sala il giorno successivo.

A memoria di questo evento gli abitanti pensarono di costruire un monumento al Lago Santo, che tuttavia non fu poi realizzato. Al suo posto fu collocata una lapide sopra la porta di accesso al cortile del castello, oggi murata sotto il portico del tempietto a fianco del maniero, il cui testo fu scritto dal celebre epigrafista Ramiro Tonani.

Maria Luigia tornò al Lago Santo nel 1827. Partita sempre da Sala con il suo seguito il 3 luglio, arrivò a Calestano accolta dal marchese Tarasconi nel suo palazzo. Nello stesso giorno salì sul Monte Montagnana, dove si trovavano riuniti gli abitanti impegnati nello sfalcio dell’erba. Di qui attraverso il Monte Cavalcalupo arrivò in serata a Corniglio per soggiornare nel castello. Il giorno dopo si recò al Lago Santo per tornare ancora a Corniglio per passarvi la notte. Il 5 luglio fece ritorno al Casino dei boschi a Sala.

Giovedì 9 Marzo, presso la sede del Cai di Parma, Gabriele Nori e il Gruppo ONC CAI presentano il progetto: “I viaggi di Maria Luigia al Lago Santo”,  mentre Giovedì 16 marzo i professori Carlo Alberto Gemignani e Davide Papotti dell’Università degli Studi di Parma condurranno un incontro dal titolo: Le strade della montagna: Corniglio e il suo territorio, una serata dedicata della viabilità storica dell’Alta Val Parma, presentando i tanti sentieri che ancora oggi portano i nome dell’amata duchessa.

Inoltre, Giovedì 20 aprile sarà inaugurata una mostra presso l’Archivio Storico di Parma,  un’esposizione in grado di recuperare avvenimenti storici, dimenticati o ignorati, e di valorizzare oltre al patrimonio archivistico anche quello paesaggistico del territorio sulla scorta di materiale documentario, cartografico e fotografico, in gran parte inedito. La mostra sarà poi trasferita presso il Comune di Corniglio.

Infine, domenica 11 giugno è proposta un’escursione da Bosco di Corniglio al Lago Santo lungo il sentiero CAI 723, detto appunto ‘di Maria Luigia’.

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Daniela Iazzi
Cremonese di origine, studentessa a Milano e residente a Fidenza. Frequenta la Bocconi e si specializza in Arte, cultura e comunicazione. Lavora dal 2005 presso la Fondazione Dominato Leonense di Leno, dove promuove la storia del Monastero benedettino “Ad Leones” e attività di promozione del territorio.

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