Brescia. Giovani, ambiente, cultura, sostenibilità e promozione del territorio per il futuro dei rifugi; un rapporto rinnovato con l’ambiente alpino e appenninico è nell’agenda delle priorità del CAI, uscito del convegno a “Cime a Milano” presso l’Università Statale del capoluogo. Sulle montagne bresciane i rifugi e i bivacchi sono circa una quarantina, di cui quasi la metà di proprietà del CAI. Inoltre Edolo, in Val Camonica, è sede dell’Unimont, Università della Montagna.

Va rivista, secondo la presidenza CAI, in primis la funzione di cerniera ricoperta oggi dai rifugi, diventati non solo punto di partenza degli alpinisti per le loro salite, ma anche punto di arrivo degli escursionisti. Pur rimanendo fondanti le caratteristiche di sobrietà ed essenzialità che i rifugi del CAI devono mantenere, per non farli diventare degli alberghi ad alta quota, ciò non significa che non possano essere organizzati eventi e manifestazioni legati alla cultura dei territori circostanti, come concerti, esibizioni teatrali, laboratori e letture di libri, che però non devono avere caratteristiche di mondanità.Necessario coinvolgere i giovani e le scuole con iniziative di educazione ambientale e culturale da organizzare nei rifugi stessi, cosa che sta già accadendo in qualche struttura. “I giovani sono al centro delle nostre priorità, lo dimostrano le tariffe agevolate per la frequentazione 2018 che il CAI ha esteso dagli under 18 agli under 25”, ha confermato Giacomo Benedetti, presidente della Commissione centrale rifugi.

“E’ poi importante ridurre il consumo di acqua e la produzione di rifiuti, favorire l’uso di energie rinnovabili, assicurare servizi di qualità tutelando l’ambiente e valorizzare il ruolo dei rifugisti, attraverso la creazione di tavoli per condividere interventi, iniziative e responsabilità”. Per reperire le risorse necessarie a questi tipi di interventi è poi auspicabile sensibilizzare le istituzioni sulla funzione di presidio delle montagne ricoperta dai rifugi. In questo la giovane generazione può riservare una grande risorsa.Collaborazione, condivisione di esperienze e competenze, non solo con i rifugisti, ma anche con le Università, promozione delle produzioni locali e della frequentazione consapevole delle montagne sono concetti che sono stati ribaditi in tutti gli interventi. Senza dimenticare la comunicazione, con l’importanza del racconto, della narrazione, della creazione di uno story telling della montagna per catturare l’interesse di giovani appassionati e neofiti delle terre alte.

I nuovi rifugisti devono essere uomini del territorio, capaci di accoglienza, ospitalità e attenzione, per i soci e i non soci. I frequentatori contemporaneamente devono auto educarsi ed educare su quello che ci si deve aspettare dai rifugi CAI, che non sono alberghi. Solo così si creerà empatia e sarà possibile vivere una vera atmosfera da rifugio e una rinnovato rapporto con l’ambiente della montagna.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.