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Milano – Fino al 29 febbraio 2016 la casa museo di via Manzoni presenta riunite, dopo più
di quarant’anni, le opere della collezione di Giacomo e Ida Jucker nella mostra “L’incanto dei
Macchiaioli nella collezione di Giacomo e Ida Jucker”.

“Per la raffinata rassegna – spiega Annalisa Zanni, direttore del Museo – il Poldi Pezzoli si rivela
indubbiamente la sede più consona, per l’ideale ponte che unisce Gian Giacomo Poldi Pezzoli,
fondatore della casa museo, a Giacomo Jucker, riconoscendo in questi un degno erede della grande
tradizione del collezionismo lombardo”.

La mostra racconta la straordinaria avventura collezionistica di Giacomo Jucker, esponente della nota
dinastia imprenditoriale affermatasi a Milano agli inizi del Novecento. Nella famiglia Jucker,
originaria della Svizzera tedesca, figurano anche altri importanti imprenditori, mecenati e
collezionisti.

Nipote di Giacomo era ad esempio Riccardo Jucker (1909-1987), la cui importante
raccolta di opere dei primi decenni del XX secolo ‒ del Futurismo e delle altre avanguardie storiche
‒ è stata acquisita dal Comune di Milano ed è oggi conservata al Museo del Novecento, di cui
costituisce uno dei nuclei principali.

Al nome di Giacomo Jucker (1883-1966) ‒ e della moglie Ida Saibene (1890-1963) ‒ è legato il
collezionismo di opere d’arte del secondo Ottocento italiano, in particolare dei Macchiaioli.

Dell’importante scuola pittorica Giacomo ha puntato, soprattutto, a quei capolavori ancora custoditi
nelle collezioni storiche, tanto da influenzare con le proprie scelte il gusto e il mercato.

Una passione e un impegno che raggiungono il culmine nel periodo a cavallo della Seconda guerra mondiale, quando a confortarlo sono due referenti e consiglieri d’eccezione, i critici Emilio Cecchi e,
soprattutto, Enrico Somaré.

Il risultato è una raccolta eccezionale, la prima dedicata al secondo Ottocento italiano di rilevanza e
fama davvero internazionali (come dimostra la presentazione di una parte di essa nel 1949 a New
York presso la Galleria Wildenstein e il Metropolitan Museum of Art).

Una collezione in grado di costituire un vero e proprio modello anche per altri collezionisti, in cui sono rappresentati con opere di grande qualità e importanza tutti i maggiori esponenti della scuola dei Macchiaioli e in cui spiccano in particolare, come due poli contrapposti, i magnifici nuclei di dipinti di Giovanni Fattori e di Silvestro Lega.

Nel 1968 ‒ dopo la morte di Giacomo e Ida ‒, la raccolta viene generosamente resa accessibile al
pubblico dagli eredi dei collezionisti, per tre ore la domenica pomeriggio, al terzo piano del palazzo
di Via Mauro Macchi a Milano, edificato dallo stesso Giacomo negli anni Venti.

L’apertura al pubblico della “Galleria Giacomo e Ida Jucker” costituisce forse l’ultimo capitolo di quel fulgido
periodo del secondo dopoguerra a Milano, permeato di mecenatismo e di profondo senso civico.
Dopo sei anni di vita, nel 1974, la “Galleria Giacomo e Ida Jucker” chiude al pubblico e la raccolta
va incontro a un progressivo smembramento.

Oggi l’ambizioso progetto espositivo del Museo Poldi Pezzoli, realizzato in collaborazione con
l’Istituto Matteucci di Viareggio, offre al pubblico l’opportunità di rivedere, dopo oltre quarant’anni, finalmente di nuovo ricomposta questa collezione.

In mostra cinquantacinque opere di eccezionale qualità e importanza, tra le quali, della scuola dei Macchiaioli: Costumi livornesi, Silvestro Lega che dipinge sugli scogli, Signore in giardino, Il pittore Eugenio
Cecconi che dipinge, La strada che sale, Cavalleggeri in avanscoperta, Ritratto di popolana e
Cavallo al sole di Giovanni Fattori; Curiosità, Lettura romantica, La signorina Titta Elisa Guidacci,
La bigherinaia, Profilo di donna di Silvestro Lega; Il Chiostro di Santa Croce, Stradina al sole, Il
Campanile di Badia e Il Mugnone alle Cure di Giuseppe Abbati; Stradina al sole, Settignano, Una
via di Edimburgo, Bapin del Lilela e Strada alla Capponcina di Telemaco Signorini; Tramonto
sull’Arno di Giovanni Costa; La raccolta del grano sull’Appennino di Odoardo Borrani; Lungomare
di Vincenzo Cabianca.

E inoltre altre celebri gemme del secondo Ottocento italiano, quali Che freddo! di Giuseppe De Nittis,
Autoritratto giovanile di Giuseppe Carnovali detto Il Piccio, La Principessa Antonietta Tzikos di St.
Léger di Daniele Ranzoni, La bottega della fioraia e Il micio sulla Biancheria di Giacomo Favretto,
Sole d’inverno di Antonio Fontanesi, La chiesa di San Giovanni a Carbonara di Giacinto Gigante,
Scugnizzo col salvadanaio di Antonio Mancini, Gioia del colore di Giovanni Segantini.

La casa dei collezionisti è stataà ricreata nelle sale del Museo Poldi Pezzoli grazie all’allestimento
ideato da Nour Abi Saad, una giovane laureata in Interior Design presso la Scuola del Design del
Politecnico di Milano, vincitrice di un concorso appositamente istituito per l’occasione sotto l’egida
dei professori Beppe Finessi e Matteo Pirola.

Il progetto ha idealmente ricostruito l’abitazione di Giacomo e Ida Jucker di Via Mauro Macchi e la disposizione delle opere nei vari ambienti del loro appartamento.

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Stile Arte
Stile arte viene fondato, a Brescia, nel 1995 da una giovanissima équipe di storici dell’arte e giornalisti culturali, guidati da Maurizio Bernardelli Curuz. Il gruppo si autofinanzia e, nel volgere di meno di un anno, grazie a una nuova modalità di affrontare l’arte, rifiutandone i luoghi comuni, si sviluppa un periodico di grande valore e di indiscussa autorevolezza.

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