Brescia – Una mostra che ricostruisce attraverso oltre 150 immagini percorsi tematici e stilistici, interessi, sensibilità, legami culturali di un protagonista della fotografia italiana, da cinquant’anni attento osservatore e narratore della società e delle sue contraddizioni.

Al bar "Il posto delle fragole" nell'ex ospedale psichiatrico, Collina di San Giovanni - Trieste, marzo 1988
Uliano Lucas – Al bar “Il posto delle fragole” nell’ex ospedale psichiatrico, Collina di San Giovanni – Trieste, marzo 1988

Una mostra che racconta il debito di Lucas verso il mondo intellettuale della Milano della fine degli anni Cinquanta e l’influenza da esso esercitata sulla ricerca formale delle sue prime fotografie e sulla sua stessa scelta di dedicarsi alla fotogiornalismo.

Segue la svolta rappresentata dai profondi cambiamenti sociali e di costume e dalle battaglie politiche e civili degli anni Sessanta e Settanta che portano alla nascita di un nuovo modo di raccontare del fotogiornalismo italiano.

Nella ampia rassegna che Tatiana Agliani e Renato Corsini gli dedicano al Ma.Co.f (Centro Italiano di Fotografia) c’è una sintesi, necessariamente parziale, di 50 anni di fotografia, impegno sociale e grandissimo giornalismo d’inchiesta condotto per immagini di Lucas. Dietro a queste immagine c’è anche tutta l’avventura di un uomo.

Rivivono la Milano dell’immigrazione e del boom economico, il mondo degli “altri”: le carceri, gli ospedali psichiatrici, l’altra faccia del benessere. Le contestazioni del ‘68 vissute in presa diretta. Volti anonimi o già famosi o destinati a diventare tali in una città che “viveva” le sue contraddizioni.

Immigrato sardo davanti al grattacielo Pirelli, Milano, 1968
Uliano Lucas – Immigrato sardo davanti al grattacielo Pirelli, Milano, 1968

Ma non solo Milano. l’Etiopia affamata e la nuova Cina alla scoperta del capitalismo e la tragedia di Sarajevo.

I servizi di Lucas sui grandi periodici e sui quotidiani hanno aperto potenti finestre sull’attualità del mondo. Il suo personale impegno sociale lo ha portato sino agli ultimi degli ultimi in India, Corea, Etiopia, a contatto con bambini senza storia e senza futuro.