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Brescia – La creatura leggendaria che abita gli abissi del lago di Garda esiste. Esiste in alcuni racconti appena accennati. Sopravvive in alcune cronache pubblicate.

E’ raccontata da certe sedicenti testimonianze conclamate.

Permane nel riflesso fugace della materia esorbitante nel sogno, come fa l’onda che si compone e si annulla distendendosi, analogamente al vento che fa massa sulla vastità a pelo dell’acqua per flettersi nel nulla sulla pancia del lago, imitando, nell’aria inafferrabile, la luce pallida della luna che, algida nel buio, disegna vaghi contorni fluttuanti nello specchio mutante lacustre, dove poi passa al sole, per l’alba a sua volta inebriante di nuove forme, quelle ombre di riflessi che paiono animate da sagome modellate dal momento di passaggio che le affonda nell’oblio di un’immagine a cui l’ultima percezione le appunta secondo un’impressione congiunta.

La creatura misteriosa che è rimbalzata tra le curiose notizie del 2012, per la caccia attuata con sistemi di rilievo tecnologici, attraverso i quali una singolare iniziativa ne ha proporzionato i termini di una ricerca nel lago, fa da eco a questo vibrante insieme di reali approssimazioni, parallelo a quella vita contrariamente manifesta che il sole segna nella meridiana del tempo dell’uomo, rappresentandone il piano a contrappunto di un occulto bacino atavico di esistenze, rimaste invece avvinte a ritmi di realtà inviolate ed a specificità proprie di quintessenze remote.

Il tempo ha un altro significato per i miti che lo sopravanzano, giganteggiando sui minuti secondi dei quali si nutrono per nascondervi il varco aperto all’invisibile di quella dimensione senza età dove albergano le molteplici evoluzioni ermetiche di una medesima complessità.

Negli antri cavernosi dell’isola del Garda, sotterranei in cunicoli misteriosi fino a sotto le più insondabili profondità dell’ultimo strato, a lembo oscuro dell’estrema epidermide del fondale lacustre, c’è stato chi, come il cronista Bongianni Grattarolo (1519 – 1596?,1599?), vi aveva individuato lo spazio ad ultimo recesso, vagheggiato per quella creatura che pare suscitasse spavento ai frati francescani, allora residenti sul circoscritto piano asciutto dell’agglomerato isolano, durante il tratto del Sedicesimo secolo in cui prende vita la nota opera documentaristica dal titolo “Historia della Riviera di Salò”: “In questo loco alcuni curiosi, disiando sapere quanto ci fosse profonda l’acqua (che è fama che ci sia profondissima) con una corda calarono giù uno, che facea professione di star sotto, come faceva Colapesce Napolitano a i dì nostri, et anticamente fin al tempo di Xerse Scilla Sicionio; il quale quando fu disceso per buona pezza, diede segno che lo traessero; Lo trassero mezzo morto dallo spavento, e tosto ch’ebbe detto haver veduto sotto l’Isola in alcune caverne oscurissime certi pesci, o più tosto certi Mostri smisurati, e deformissimi, finì di morire. Ci sono ancora di frati che dicono havere notato sotto acqua, ne’ tempi de gran caldi, et haverci veduto di quei Mostri, et essersene spaventati talmente, che non hanno più osato di tornarci”.

Nella penetrante e concomitante persistenza di un pugno di notizie, rimaste accennate ed abbozzate nell’indefinita piega dipanata nella fluidità di una consistenza rivolta ad abbarbicarsi nel turbine opaco vacante da ogni certezza di fondatezza, nella stessa sostanza che vi si attribuisce immedesimata, altre episodiche e rare attestazioni hanno reciso il sottile velo di confine che separa lo scenario della materializzazione mitica di quella creatura che, come nella sua corrispondente leggenda, è ignota pertinenza di una immaginaria coesistenza posta, a fluttuante natura misteriosamente invisibile, a ridosso dell’ovvio visibile.

E’ nell’estate del 1965 quando il “Giornale di Brescia” si occupa del caso segnalato nelle due sue distinte edizioni che le pagine del quotidiano locale hanno esplicitamente trattato sabato 19 agosto e mercoledì 25 agosto di quell’anno.

Nel primo caso, ai lettori, di quella metà degli anni Sessanta del Novecento che separa di oltre mezzo secolo le perlustrazioni ricognitive effettuate nel 2012 tra le acque del lago, si sottoponeva un articolo di tre colonne, sormontate dal titolo interrogativo di “C’è un mostro nel lago di Garda?”, che sviluppava poi la notizia rappresentata dai termini di “Un animale mostruoso, di forma e di dimensioni inconsuete, sarebbe stato visto nelle acque delle Sirene presso Punta S. Vigilio, da numerosi turisti italiani, tedeschi e americani. L’animale sarebbe stato visto alcuni giorni fa, ma se ne è avuta notizia soltanto oggi, poiché i testimoni temevano di non essere creduti, di essere presi per dei visionari.
Lo strano animale, secondo la descrizione che ne è stata fatta, appariva come un rettile di almeno dieci metri di lunghezza con pelle liscia di colore scuro, e una grossa testa, simile a quella dei sauri erbivori, scomparsi prima dell’età glaciale. Molti delle persone che hanno visto l’animale tornano ogni giorno sul luogo, muniti di macchine fotografiche e cineprese, nella speranza di rivedere il “mostro”, fotografarlo e documentarne così l’esistenza
”.

Nell’altro caso, introdotto da una cauta espressione analogamente interrogativa, la stampa locale bresciana precisava che ulteriori elementi sembravano essere emersi in ordine allo stesso argomento, per il tramite di quanto poi era riferito nell’articolo in cui, al di sotto del titolo “Il mostro del Garda visto a Gargnano?” si leggeva che “L’avrebbero scorto in tre, a duecento metri dalla riva – La prima volta sarebbe stato notato nei pressi di punta San Vigilio”, elaborando quindi il resoconto dei particolari, affidati al dettaglio delle righe pubblicate, attraverso le quali si appurava un insolito affresco di dinamiche immerse nella natura di una tratto di lago, individuato in una ben precisa località:“Gargnano, 24 agosto. Il famoso mostro del Garda che alcuni villeggianti erano andati con le loro imbarcazioni a cercare, ieri, nelle acque di san Vigilio, sulla sponda veronese, è stato visto qui a Villa di Gargnano. Il signor Nigegermann di Colonia che da sei anni è fedele ospite, durante l’agosto, della Pensione Maria Pia, scrutava il lago dalla terrazza, forse per uscire col suo motoscafo a fare un po’ di sci nautico con la moglie e le due figlie. Ad un tratto vide, a centocinquanta metri circa di distanza che la placida distesa delle acque era, in un tratto, turbata da onde. Quale la causa di esse? Non c’era battello o imbarcazione alcuna….ma ecco: emergeva una grossa testa nera….Chiamò Alfredo, il giovane direttore. Ma mentre lo Zerneri accorreva, la grossa massa nera scomparve e il lago ridivenne liscio. Dieci minuti dopo, la madre di Alfredo, Maria Pia, s’affacciava alla sottostante terrazza della sala da pranzo col signor Dallera di Milano. Erano le 11 e 25: una grande massa oscura, nera, emerse; quindi si tuffò, poi riemerse di nuovo, per scomparire verso sud in direzione di Desenzano, provocando onde sulla superficie immobile dell’acqua. “Io non soffro di allucinazioni!” dichiarò poi il signor Dall’era. “Era una massa oscura, lunga forse, un metro e mezzo: a circa 200 metri di distanza, non ho potuto capire se fosse una pinna dorsale o la testa. Non saprei dire cosa fosse, ma ho visto: era qualcosa di eccezionale”. Gli ospiti hanno scrutato a lungo il lago, tutto il giorno; ma….il mostro (se è lui) chissà dove è andato”.

La specificità gardesana della forma di vita non identificata, compatibile a quegli abissi che in un contesto di varietà zoomorfa generale anche la Bibbia tratta nel Salmo 148 e nel Cantico di Daniele, a proposito dei “mostri marini” e di “quanto si muove nell’acqua”, si presta forse ad una curiosa analogia di presunta affinità con quanto ancora il “Giornale di Brescia” ha restituito alla ribalta della cronaca, nell’edizione di lunedì 10 agosto 1998, pubblicando la notizia desunta da una storia simile a quella del lago di Garda, ed ai suoi presaghi e contemporanei prosiegui, in merito a ciò che, in quel caso, era attinente invece ad un lago scandinavo: “Oslo – Un mostro simile alla famosa Nessie di Loch Ness abita sul fondo del lago di Seljord, nel Sud della Norvegia. Ne sono convinti dodici uomini che stanno setacciando con sonar e sottomarini le acque del lago alla ricerca del mitico e sconosciuto animale di cui nella zona si parla da due secoli e mezzo. Il mostro avrebbe la forma del serpente e sarebbe lungo dai tre ai dieci metri. Qualcuno lo descrive come una lunga onda nera che all’improvviso si leva dal lago e che subito dopo torna a dormire sul fondo. La ricerca, seguita da una troupe televisiva britannica di Discovery Channel,durerà due settimane e il capo spedizione, lo svedese Jan-Ove Sundberg, è deciso a tutto per dimostrare che nelle acque del lago profonde centossessanta metri si nasconde una creatura misteriosa”.

Serpiginosa da immedesimarsi al ricorrente profilo delle onde, mimetizzata nell’immemore moto perpetuo delle acque distese a specchio della volta del cielo e sfuggente al corso del tempo in cui si raggomitola nella diluizione di incommensurabili stagioni, la creatura abnorme delle profondità imprendibili del lago pare perpetuarsi nell’alveo leggendario di una camaleontica espressione di vita che si attesta a possibile metafora dell’anima degli esseri viventi che, nonostante sia invisibile, è reale nel dibattersi dell’esistenza tra i vari piani della sua implicita consistenza.

Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.