Il fascino immaginifico di una “musa equestre” suscita, del cavallo, quell’interpretazione che, nei suoi riguardi, si profila sul piano terrestre. Dell’animale, una ricorrente ispirazione creativa sembra contemperarne la presenza, considerandola insieme ad altri aspetti folcloristici di pertinenza, focalizzati a lettura della sua versatile incidenza che è riscontrabile in una storica ed in una diffusa persistenza.

Tutto ciò sembra accadere anche quando la fantasia delinea, nella stigmatizzata definizione grafica di una nuova figura, il mite emergere di una sagoma che si presta ad essere rappresentativa di ogni razza equina.

Pare sia questo il caso di “Travallino”, liberamente tratto dall’ormai assodato retaggio della manifestazione fieristica bresciana della “Travagliatocavalli”, alla quale tale adattamento figurativo, rispetto ad un immaginario equino antropoforme, reca, in occasione della trentottesima edizione della fiera medesima, il funzionale avvio di un’immagine propagandistica, ispirata all’inventiva di una caricaturale riuscita divulgativa, limitatamente all’evento stesso legato all’ippica, a favore del quale, tale creazione, è stata congetturata in un’emblematica immagine caratteristica.

Novità, rivelatasi nell’annuale avvicendarsi delle rispettive proposte primaverili grazie alle quali questa fiera qualifica il proprio mandato speso a riferimento di numerose attrattive equestri, che, con il 2017, entra negli annali di una tradizione locale, valorizzata ulteriormente da un accresciuto messaggio, apportatore di una serie di aspetti allegorici.

Aspetti come quello di un cavallo che, metaforicamente, si conferma amico degli uomini, vestendone gli abiti, sotto i quali si muove eretto a due zampe, corredando l’abbigliamento con un pari genere di copricapo, nella fattispecie di un vistoso cappello da cow boy sulla criniera, mentre dispensa saluti e segni di simpatica vicinanza, nella praticata buona creanza di una socievole e di una itinerante baldanza.

Opera di Carlotta Ghisolfi

Di tale indovinata personalizzazione, partorita, con tanto di nome, dalla sinergia di una duplice vena di immaginazione, non è mancata una puntuale presentazione descrittiva, tra le pagine illustrate che, della fiera di Travagliato, ne hanno raccolto i numerosi particolari dei cinque giorni riservati alla ormai compiuta trentottesima edizione, rimanendovi attestati nella monografia di una omonima pubblicazione: “(…) La volontà di concepire la mascotte della TravagliatoCavalli nasce da un progetto di comunicazione firmato dal giovane architetto travagliatese Gianni Naoni ed è stato abbracciato da subito, con grande entusiasmo, dal Vicesindaco dott.ssa Simona Tironi e dall’Amministratore Unico di AST dott. Ennio Marchetti. L’idea è quella di dare uno slancio dinamico all’immagine della fiera, puntando ad un simpaticissimo cavallo dal mantello baio, la criniera bionda e la spilla da “sceriffo della contea travagliatese”. Un magnifico costume, creato ad hoc grazie all’abilissima matita del fumettista Andrea Marchetti, lo renderà dinamico su tanti fronti di comunicazione, sempre riconoscibile, unico e soprattutto interattivo con i grandi e, in particolare, i piccini”.

Contestualmente, l’idea di considerare il cavallo quale soggetto mirato per una propria interpretazione creativa, ha dato pure modo di contemplare, in tutt’altro genere d’inventiva, l’esemplificazione, in una pacata compostezza classicheggiante, di una efficace figurazione pittorica, secondo una specifica stilistica espressiva che, nella nitidezza cromatica dei dipinti di Galiya Khamatshina Allegro, ha, fra l’altro, rivelato, in una sua mostra allestita in fiera, la dimestichezza con la padronanza di una raffinata tecnica compositiva dove l’apporto delle affascinanti rappresentazioni, derivanti dalla tradizione equestre, è, fra l’altro, manifestato in minuziosi tratti decisi che sono individuabili in una cristallina mediazione coloristica, d’appagante percezione introspettiva.

Altra opportunità, nel potere riuscire a contemplare l’impressione soggettiva suscitata dall’incombere di un’orma equestre, è stata riscontrata anche nelle opere, realizzate in tecnica mista, da parte di Carlotta Ghisolfi, pure presente in un apposito spazio fieristico espositivo a Travagliato, dove l’estro di quest’artista è stato rappresentato da una serie di manufatti espressivi, realizzati nella compenetrazione onirica di vibranti temi figurativi, dedicati anche ad altri animali, oltre al cavallo, che sono contraddistinguenti il ciclo di una produzione inneggiante alla natura, in una fascinosa sollecitazione ideativa che è sviluppata nell’eclettico eco operosa della medesima autrice, abile referente anche di una serie di lavori con porcellane, come pure di decorazioni con resine, di restyling e di complementi d’arredo.