Gabbioneta Binanuova (Cremona) – Purtroppo – ha detto Don Thomas aprendo il momento di riflessione sul Mistero dell’Incarnazione, nel pomeriggio di martedì 26 dicembre nella chiesa di Binanuova – motivi organizzativi ci hanno portato a rinunciare alla proposta del presepio vivente che si organizzava ormai da alcuni anni, ma abbiamo trovato la disponibilità di persone, quali la Dottoressa Elena Piccioni per l’arte e il liutaio Marcello Villa per la musica, che si intercaleranno, tra la presentazione dei vari pittori, con musiche Natalizie e ci saranno d’aiuto nel percorso di riflessioni che ci siamo proposti“.

La Natività – ha precisato la Dottoressa Piccioni, aprendo il suo intervento che riportiamo in sintesi – ha affascinato pittori di ogni epoca e, nel vasto panorama, non è stato facile arrivare a selezionare le sei opere da presentare e scelte nel periodo compreso dal Medioevo al Novecento, illustrando il significato dell’opera e un minimo d’informazione sul pittore e sui suoi criteri di lavoro“.

Così è passata alla presentazione della prima opera: la “natività di Gesù” realizzata da Giotto da Bondone nel 1313 circa. Un affresco che si trova nella Basilica di San Francesco ad Assisi. L’opera fa parte di un ciclo di affreschi raffiguranti le “storie dell’infanzia di Cristo” attraverso i quali Giotto raggiunse risultati mai visti, l’unico affresco al mondo nel quale viene rappresentato un presepe con due bambinelli, una lettura spirituale, la natura di Cristo: umana e divina.

A questo punto era il liutaio Villa ad interpretare, con le armoniose note del suo violino, la prima musica della serata, alla quale seguivano il “Te Deum” di Carpentier, la ”Beata Virgo Maria” di anonimo, “Tu scendi dalle stelle”, “Notte placida”, “Astro del ciel”, la ”Suonata Pastorale“ di Tartini, e “gli Angeli delle campagne”.

L’adorazione dei Magi” è stata la seconda opera presentata da Elena Piccioni. Si tratta di un dipinto a olio su tavola e tempera grassa, è conservata nella Galleria degli Uffizi a Firenze e fu realizzata da Leonardo da Vinci nel 1481 su incarico dei monaci di San Donato a Scopeto, ma dopo vari studi, rimase incompleta, dovendo trasferirsi lui nel 1482 a Milano. Come in altre sue opere decise di centrare l’episodio in un momento preciso, ricercandone il più profondo senso religioso. Una sensazione di bellezza terrena, emana, in prospettiva quasi perfetta, dai colori sontuosi e cangianti degli abiti dei personaggi e degli angeli dall’umanità che ne è protagonista.

L’adorazione dei pastori” è la terza opera presentata, autore Antonio Allegri, detto il Correggio, si tratta di un olio su tavola, chiamato “la notte” e realizzato tra il 1525 e il 1530 e si trova a Dresda nel Germaldegalerie. E’ in assoluto uno dei capolavori dell’artista e uno degli esempi più affascinanti del genere notturno nell’arte italiana del cinquecento. Un’adorazione notturna resa estremamente suggestiva dagli effetti della luce, che irradia dal Divin Bambino, centro della composizione e si riverbera tutt’intorno. La luce è venuta nel mondo, come proclama il Vangelo di San Giovanni, un’idea che il pittore pone al centro della realizzazione semantica di un dipinto assolutamente unico nel suo genere.

Di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio la quarta opera “Natività con S.Francesco e San Lorenzo un olio su tela del quale non c’è la data esatta della sua realizzazione, trafugato la notte tra il 17 e il 18 Ottobre 1969 dall’Oratorio di S.Lorenzo a Palermo e non più ritrovato, nella vicenda si parla di interventi di grossi personaggi politici, della mafia e di trafficanti d’opere d’arte. Sembra che l’anno di realizzazione dell’opera sia il 1609, un periodo nel quale è latitante per un omicidio commesso nel 1606. La tela racconta la nascita di Cristo, traducendo un realismo autentico che rende l’episodio vero. I personaggi rappresentati hanno le fattezze degli emarginati, dei poveri che egli bene aveva conosciuto durante il suo periodo di latitanza che lo portò a fuggire per tutta l’Italia.

Le Due Madri”, la quinta opera presentata, è stata realizzata da Giovanni Segantini nel 1889 ed è custodita nella Galleria d’Arte Moderna di Milano. L’opera non rappresenta chiaramente la Natività, ma un umile scena notturna in una stalla, scarsamente illuminata da una rustica lampada ad olio, l’autore ha voluto compiere un parallelismo tra la maternità umana e quella animale, ritraendo in quell’umile ambiente due madri, una mucca con accanto il vitellino e una giovane contadina che tiene in grembo il suo bambino. Un messaggio che diventa universale, legato al tema della maternità e della sacralità della vita.

La Dottoressa Piccioni ha concluso la sua parte presentando la “Natività” di March Chagall del 1941. Uno dei pochi esempi, della Natività, nell’arte contemporanea, arriva nell’opera dell’artista che pur essendo russo di nascita (Bielorussia) ha trascorso tutta la sua vita nelle campagne della Francia provenzale. Nelle sue opere convivono tematiche legate a tre diverse patrie, unitamente a un amore sconfinato per la bella moglie e quello malinconico per la sua infanzia e la sua arte nasce dalla necessità di dimenticare le miserie e le sofferenze vissute. La sua arte poetica si concretizzò nelle opere a sfondo religioso , come la serie sulla vita di Mosè e la stessa Natività, nella quale con una tecnica fedele ai soggetti laici, onirica e quasi fiabesca. Oggi un soggetto millenario, dove la nascita del Redentore, presagisce il mistero della sua morte e resurrezione. Un Cristo in croce che indossa il tallent, lo scialle rituale della preghiera ebraica, che gli ricorda le persecuzioni che subì anche lui, fuggendo poi negli Stati Uniti agli inizi degli anni ’90.

Dopo l’ultima interpretazione del liutaio Villa è Don Thomas ad esprimere un grazie agli ospiti e a tutti i presenti invitandoli a partecipare al rinfresco organizzato dai volontari dell’Oratorio.