La natività è uno dei soggetti più antichi e più rappresentati nella storia dell’arte cristiana. Con essa si vuole commemorare la nascita di Gesù in modo ora narrativo, ora celebrativo, simbolico o figurativo, a seconda delle finalità e della sensibilità di ciascun artista. Il desiderio di celebrare e raffigurare la magica notte del Natale ha origini molto lontane.

Quando nasce questa tradizione? Chi sono i primi pittori che hanno raffigurato la natività?
Impossibile rispondere in termini precisi in quanto si tratta di un tema sempre presente nella storia dell’arte e sempre di attualità: ad esempio una rappresentazione della Natività di Marc Chagall, uno dei protagonisti dell’arte del XX secolo, scomparso nel 1985 all’età di 98, presenta similitudini compositive con la Natività di Cristo realizzata da Bonanno Pisano per la porta di San Ranieri del Duomo di Pisa nel 1190! Come vede, pur essendo trascorso tra le due opere quasi un millennio, la raffigurazione della Natività resta un tema perennemente attuale.

Nella lunga storia dell’iconografia della Natività, la Madonna ha sempre avuto un ruolo di protagonista e una posizione centrale nella scena.
Sono d’accordo con lei. Infatti nonostante le norme della Controriforma imponessero la rappresentazione della figura di Maria in adorazione di Gesù neonato, il quale pertanto sarebbe dovuto risultare sempre al centro della scena in ogni componimento pittorico, in realtà nella maggioranza dei dipinti che conosciamo sul tema della Natività, e sono moltissimi, è la figura di Maria a essere dominante.

Vincenzo Foppa fu uno dei più grandi esponenti del Rinascimento italiano. Originario di Bagnolo Mella, in provincia di Brescia, interpretò magistralmente il tema della natività.
Il dipinto di Foppa, “Natività di Gesù” custodito nella chiesa di Santa Maria Assunta a Brescia, è una delle rappresentazioni più intense e qualitativamente più rilevanti del tema della Natività nell’ultimo millennio. E conferma sostanzialmente quanto riferivo prima, cioè la scelta della Madonna come figura centrale della composizione pittorica. E’ un’opera straordinaria, che si rivela di qualità elevatissima in ogni sua parte, anche in quelle che costituiscono, in un certo senso, un’appendice alla scena, come ad esempio lo splendido paesaggio di fondo.

Quali sono gli elementi che lo contraddistinguono rispetto ad altri pittori dell’epoca?
A mio parere il tratto più caratteristico della rappresentazione di Vincenzo Foppa è la resa plastica della figura di Maria, che pare emergere in rilievo dalla superficie pittorica, quasi si trattasse appunto di un bassorilievo. La stessa conformazione la ritroviamo in altre opere note di Foppa, come nella Madonna del Libro, alla Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano, o nella Madonna con il Bambino e un angelo, alla Galleria degli Uffizi di Firenze. E’ sicuramente un tratto che caratterizza le composizioni del grande pittore bresciano e ne evidenzia le straordinarie doti tecniche.

Nella società di oggi c’è ancora spazio per la natività?
C’è e ci sarà sempre spazio per un tema che, per i suoi profondi significati umani e religiosi, ha sempre affascinato tutti nel corso dei secoli. Purtroppo ciò che forse manca oggi è la presenza di artisti della straordinaria levatura di Vincenzo Foppa e di tutti gli altri grandi geni del passato, che hanno scritto pagine probabilmente insuperabili nella storia dell’arte. Però questa mia considerazione non è da intendersi solo negativamente, quasi fosse un presagio pessimistico sul futuro dell’arte. In effetti sono convinto che anche oggi ci siano personalità artistiche potenzialmente molto interessanti, però è il mercato dell’arte che troppo spesso ne condiziona la produzione e a volte ne soffoca la creatività. Assistiamo al sopravvento del mercato sulle idee e sulla libera manifestazione del pensiero e ciò costituisce il limite odierno.

Lei ha avuto un primo contatto con la nostra Fondazione nella primavera scorsa, quando è venuto a Villa Badia per presentare un libro scritto dal principe Maurizio Gonzaga. Posso chiederle che impressione ha tratto della nostra istituzione?
E’ stato un incontro molto positivo e sono stato colpito e profondamente ammirato da questa vera e propria “fucina” di manifestazioni culturali. Confesso che non conoscevo prima la Fondazione Dominato Leonense, anche se ne avevo sentito parlare positivamente all’Accademia di belle arti LABA di Brescia dove ho tenuto workshop, ma non sapevo del complesso di attività promosse dalla Fondazione e dall’università LUBES. Spero di avere in futuro l’occasione di collaborare ancora con le vostre istituzioni, la cui dinamica attività è resa possibile dal sostegno di Cassa Padana Bcc che in questa meritoria iniziativa dimostra una notevole lungimiranza culturale che spero possa essere imitata anche da banche di altri territori. In questo momento ce ne sarebbe un gran bisogno.