Tempo di lettura: 4 minuti

Molti lo chiamano il trenino più bello del mondo. Questo forse anche per il fatto che i binari di questo favoloso trenino rosso portano il turista a toccare quasi il cielo. Il percorso contribuisce sicuramente al fascino di questa linea: si leva dal fondovalle valtellinese ai boschi della Val Poschiavo, sino a salire tra i ghiacciai e le vette del Bernina per poi scendere nella sempre incantevole Engadina, sino a Pontresina e Saint Moritz.

Foto di Olu
Foto di Olu

Il nostro indimenticabile fine settimana inizia alla stazione ferroviaria di Tirano. Alle ore 10.50 precise il treno del Bernina, composto da confortevoli carrozze retrò, lascia questa graziosa cittadina per iniziare un viaggio mozzafiato su pendenze del 70 per mille (senza cremagliera) sino ad un’altitudine di 2253 metri s.l.m., una cosa unica in Europa.

Dopo pochi chilometri troviamo subito una meraviglia: il viadotto di Brusio, una rampa elicoidale all’aperto. Oltrepassata Poschiavo, capoluogo dell’omonima valle con le sue belle dimore patrizie, raggiungiamo Alp Grùm, eccezionale punto panoramico. Superato il valico a quota 2253 m s.l.m., presso Montebello si offre all’osservatore l’impressionante vista sul ghiacciaio del Monteratsch e sul gruppo del Bernina, coi suoi “quattromila” scintillanti di nevi eterne. La linea ferroviaria conclude la sua corsa nella rinomata cittadina svizzera di St.Moritz; noi ci fermiamo invece alla stazione precedente: Pontresina, una ridente stazione turistica centro di sport invernali. Siamo nel cuore delle Alpi, immersi nella neve tra montagne ghiacciate e pinete abbaglianti, in un paesaggio da fiaba.

Per addentrarci nella Val Roseg dobbiamo seguire un sentiero vietato agli automezzi che può essere percorso solo a piedi, con sci di fondo, con carrozze o slitte trainate da cavalli. Noi abbiamo optato per una “romantica” slitta.
Alla stazione ci attende la nostra “cocchiera” con la slitta trainata da 2 cavalli, rigorosamente scoperta. Adeguatamente protetti dal freddo, sotto pellicce e pesanti coperte, partiamo per la Val Roseg. Costeggiamo il torrente Roseg per circa 7 km, percorrendo in un’oretta i 200 mt di dislivello che ci separano dall’hotel Roseg Gletscher a 1999 metri di altitudine.

Sotto una leggera nevicata godiamo di questo paesaggio incontaminato: camosci fanno capolino tra i fitti e verdi abeti il tempo sufficiente per essere intravisti; immobili cascate di ghiaccio sembrano turchesi incastonati tra le rocce. Dopo una dolce salita la valle si apre: al centro della piana, chiusa a sud dai ghiacciai del Bernina, scorgiamo il nostro hotel. Sbrigate rapidamente le formalita’, moon boot ai piedi passeggiamo tutto il pomeriggio nei dintorni, completamente avvolti dalla neve. Scoiattoli neri sfrecciano veloci tra gli alberi, stambecchi e cervi sfidano la paura avvicinandosi all’hotel in cerca di cibo; tutto è incontaminato, quasi irreale.

Foto di Olu
Foto di Olu

Percorrendo a ritroso il sentiero dell’andata raggiungiamo uno spiazzo per ispezionare una piccola casetta appesa ad un albero la cui vista ci aveva incuriosito. Intuiamo dalla scritta rigorosamente solo in tedesco che con un’ offerta possiamo “acquistare”, servendoci da soli, un sacchettino di semi per uccelli e provare a dar loro da mangiare…fantastico!!! Proviamo a gettare a terra qualche semino: subito sbucano tra i rami numerosi piccoli uccelli. Aiutati dal cartello esplicativo appeso ad un abete riconosciamo vari tipi di cinciallegre dalla alpestre a quella col ciuffo. Stendiamo la mano: senza paura gli uccellini planano sui nostri palmi…sentire le loro zampette pungenti mentre beccano è una sensazione inusuale, ma molto piacevole!

Rientriamo in camera stanchi, ma contenti. Dopo una cena tipica consumata nella bella sala da pranzo del ristorante, riscaldati da un fuoco scoppiettante, usciamo alla scoperta dei cervi che ci hanno detto scendere di notte per rifocillarsi. All’esterno non vi sono luci artificiali, nevica forte: nemmeno la luce riflessa della luna ci è d’ausilio. Il solo bianco manto nevoso ci consente un minimo di visibilità. Scorgiamo così grosse sagome intente a brucare a gruppi. Cerchiamo d’avvicinarci trattenendo perfino il respiro, ma i cervi hanno già sentito i nostri passi rumorosi sulla neve fresca e asciutta: alcuni sospettosi alzano la testa e sembra ci fissino; avanziamo ancora un po’ e allora fuggono impauriti verso il bosco. Torniamo in camera anche noi, felici , ma anche un po’ rammaricati: sappiamo d’aver interrotto un prezioso pasto che per questi animali, soprattutto d’inverno, significa sopravvivenza.
Il mattino seguente dopo una ricca colazione decidiamo di bissare l’esperienza delle cinciallegre…prima di pranzo c’e tempo anche per un pupazzo di neve. Siamo pronti per il ritorno; la neve scesa sempre copiosa aumenta d’intensità proprio mentre ci accomodiamo sulla carrozza vicino al cocchiere. Arriviamo a Pontresina dopo un’oretta con quindici centimetri di neve sulle coperte.Alle ore 16.09 riprendiamo il trenino rosso con ben altro animo: destinazione Tirano.

In città la neve si è mutata in acqua; camminiamo sotto la pioggia battente d’un temporale estivo fuori stagione…la primavera però ha trovato alloggio nel nostro cuore.

CONDIVIDI
Francesca Schinetti
Dopo il diploma di liceo scientifico, si laurea in giurisprudenza all’Univeristà degli Studi di Brescia. Bancario dal lontano 2001. Curiosa, precisa e molto attenta ai particolari…

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *